L’acqua che non arriva, le autobotti che non bastano, i disagi quotidiani e, sullo sfondo, l’incubo della contaminazione. Nel trapanese l’emergenza idrica continua a tenere sotto pressione cittadini e amministrazioni, nel capoluogo in particolare, la protesta si prepara a scendere in piazza. È stato infatti organizzato per domenica 11 ottobre, dalle 17.30 alle 20, un sit-in davanti a Palazzo Cavarretta per chiedere risposte e denunciare le difficoltà che stanno accompagnando la gestione dell’emergenza.
Autobotti insufficienti e disagi nelle case
Al centro della protesta ci sono soprattutto i problemi legati alla distribuzione dell’acqua. Anche quando la risorsa è disponibile, infatti, non sempre riesce ad arrivare con regolarità nelle abitazioni. Il sistema delle autobotti viene utilizzato per garantire le forniture nelle zone interessate dai divieti, ma il numero dei mezzi disponibili non sarebbe sufficiente a rispondere alla domanda. Il Comune sta quindi valutando il coinvolgimento di altre imprese, anche provenienti dai territori vicini, per potenziare il servizio.
Verso il superamento dell’emergenza sanitaria
La situazione si è sviluppata dopo i problemi legati alla contaminazione della rete idrica, che hanno imposto limitazioni all’utilizzo dell’acqua e costretto numerose famiglie a modificare le proprie abitudini quotidiane. Nel frattempo, però, arrivano segnali positivi sul fronte delle analisi: i campioni più recenti prelevati nelle aree interessate non hanno evidenziato nuove tracce di contaminazione. Il Comune punta quindi a procedere con la riapertura dei contatori nelle utenze interessate. Ma per i cittadini la fine dell’emergenza sanitaria non coincide automaticamente con la fine dei disagi: resta da affrontare il problema concreto della continuità delle forniture.
Dalla Diocesi di Mazara un segnale
Il caso Trapani si inserisce in un quadro provinciale sempre più complesso. La Diocesi di Mazara del Vallo ha promosso un’iniziativa per affrontare il tema dell’acqua anche sul piano strutturale in contrada Matarocco, a Marsala. È stato infatti proposto un gruppo di lavoro dedicato alla risorsa idrica, con l’obiettivo di raccogliere segnalazioni, individuare sprechi e criticità e contribuire alla definizione di soluzioni per una gestione più efficiente dell’acqua. Un’iniziativa che parte dalla consapevolezza che l’emergenza non può essere affrontata soltanto attraverso interventi temporanei, ma richiede una riflessione più ampia sulle reti e sulle infrastrutture. Nei giorni scorsi anche Salemi aveva acceso i riflettori sui problemi della distribuzione. Una petizione era stata lanciata per denunciare i disservizi e i giorni trascorsi da interi quartieri senza acqua. I promotori avevano chiesto maggiore chiarezza sulle risorse disponibili, sul funzionamento dei pozzi, sulle turnazioni e sul servizio delle autobotti, sollecitando interventi capaci di riportare la situazione alla normalità.
Allarme idrico da Salemi a Erice
E un altro fronte si era aperto a Erice, dove le verifiche sulla qualità dell’acqua avevano riguardato alcune segnalazioni di contaminazione. Le successive analisi avevano dato esito negativo, senza rilevare non conformità nei campioni esaminati. Un risultato che aveva consentito di ridimensionare l’allarme, pur lasciando aperta la questione dei disagi legati alla qualità e alla distribuzione dell’acqua in alcune zone.
Il caso salmonella a Marsala
Tra i casi più delicati emersi nelle ultime settimane c’è poi quello di Marsala, che va tenuto distinto dalla vicenda di Trapani. Qui l’allarme era scattato nell’ambito di un’indagine epidemiologica avviata dopo un caso di salmonellosi in una neonata. Gli accertamenti dell’Asp avevano rilevato una contaminazione microbiologica in un pozzo privato di contrada Bufalata, portando all’adozione di un’ordinanza che vietava l’utilizzo dell’acqua per bere, cucinare e per diversi altri usi. Trapani, dunque, torna ora al centro della protesta, ma il problema ha ormai assunto una dimensione più ampia. Dalla contaminazione alla scarsità delle forniture, dalle autobotti alle condizioni delle reti, sono diversi i fronti sui quali cittadini e istituzioni sono chiamati a intervenire. E mentre le analisi negative fanno intravedere la possibilità di superare almeno la fase più delicata dell’emergenza sanitaria, resta la richiesta di fondo che arriva dalle comunità: poter aprire un rubinetto e avere la certezza di trovare acqua sicura e disponibile. Ma l’emergenza acqua o rotture di condotte, o contaminazioni continua, da Valderice a Paceco, passando per Misiliscemi e diversi altri comuni trapanesi.