Birgi e il precedente americano. Dalle basi militari dell’Arizona l’allarme “forever chemicals”

Claudia Marchetti

Birgi e il precedente americano. Dalle basi militari dell’Arizona l’allarme “forever chemicals”

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giovedì 24 Settembre 2026 - 07:22

Negli Stati Uniti cresce la preoccupazione per l’inquinamento da PFAS nelle basi militari, mentre alcuni senatori americani accusano il Governo Trump di avere rallentato o rinviato interventi di bonifica in siti contaminati. Una vicenda che arriva dall’Arizona ma che potrebbe alimentare interrogativi anche in Sicilia, destinata a ospitare un importante centro di addestramento Nato. A lanciare l’allarme è stato il senatore dell’Arizona Mark Kelly, insieme ad altri parlamentari, attraverso una lettera indirizzata alle autorità federali. Nel documento vengono chieste spiegazioni sui ritardi nelle operazioni di risanamento ambientale in diverse installazioni militari contaminate da sostanze tossiche, in particolare dai PFAS, i cosiddetti “forever chemicals”, composti chimici utilizzati per decenni soprattutto nelle schiume antincendio impiegate nelle esercitazioni militari. Il caso più noto riguarda la Luke Air Force Base, in Arizona, una delle principali basi dell’aeronautica statunitense e che sbarcherà a Birgi per un centro di addestramento F-35. Secondo documenti dell’EPA, l’Agenzia federale per la protezione dell’ambiente, attività e pratiche di smaltimento effettuate negli anni hanno provocato contaminazioni del suolo e delle falde acquifere, tanto che il sito è inserito dal 1990 nell’elenco federale delle aree da bonificare.

Attorno alla base sono state rilevate concentrazioni di PFAS nelle acque sotterranee e negli acquedotti locali. Nel 2021 l’aeronautica americana fu costretta a distribuire acqua in bottiglia a migliaia di residenti dopo l’accertamento della contaminazione della rete idrica che serviva circa 6 mila persone. Secondo diverse azioni legali avviate negli Stati Uniti, l’esposizione prolungata ai PFAS sarebbe associata a un aumento del rischio di alcune forme tumorali, problemi al sistema immunitario, alterazioni del fegato e della tiroide, oltre a possibili effetti sullo sviluppo fetale e sulla fertilità. La letteratura scientifica continua a studiare questi composti, ma le preoccupazioni sanitarie sono ormai diffuse a livello internazionale. Il tema non riguarda soltanto gli Stati Uniti. Negli ultimi anni casi di contaminazione da PFAS sono stati segnalati anche in numerose basi militari occidentali, comprese installazioni britanniche della RAF, dove indagini ambientali hanno evidenziato la presenza di questi composti nelle falde a causa dell’utilizzo di schiume antincendio.

In questo contesto, la vicenda assume un interesse particolare anche per la Sicilia Occidentale. Negli ultimi mesi è stato infatti annunciato il progetto per la realizzazione a Birgi di un polo di addestramento Nato di aerei F-35 legato alle attività aeronautiche e all’utilizzo di sistemi avanzati, destinato a rafforzare il ruolo strategico della base trapanese nel Mediterraneo. Al momento non esistono – e lo diciamo chiaramente – elementi che colleghino la situazione della Luke Air Force Base alla base di Birgi né risultano criticità ambientali analoghe segnalate nell’area. Tuttavia, il precedente americano mostra come le attività militari possano generare, nel lungo periodo, problematiche ambientali che richiedono monitoraggi costanti e interventi tempestivi. Per molti osservatori il caso Arizona rappresenta dunque un monito: quando si parla di infrastrutture militari, la pianificazione deve andare di pari passo con controlli ambientali rigorosi, trasparenza sui dati e verifiche periodiche sulla qualità delle acque e del suolo. Un tema che potrebbe entrare nel dibattito locale anche in vista dello sviluppo della futura struttura Nato a Birgi, affinché situazioni emerse oltreoceano non abbiano mai a ripetersi nelle basi presenti sul territorio siciliano. Ovviamente anche nel trapanese le preoccupazioni crescono.

L’associazione Log-in ed altre realtà del territorio, come associazioni, sindacati e partiti di centrosinistra, hanno ribadito più volte il proprio no a un progetto che attribuiscono alla volontà congiunta della NATO e del governo italiano. Sono già diversi i presidi realizzati per discutere del caso. “La nostra mobilitazione prosegue con ancora più determinazione”, è il messaggio lanciato dalle assemblee che hanno fatto il punto, nei mesi scorsi. L’obiettivo dichiarato è costruire una risposta pubblica e condivisa contro la realizzazione del campo di addestramento a Birgi, ritenuto dai promotori incompatibile con una diversa idea di sviluppo del territorio. Negli ultimi mesi il progetto del polo F-35 a Birgi ha acceso il confronto politico e civile, tra chi lo considera una grande infrastruttura strategica sul piano militare e occupazionale e chi, invece, lo legge come un ulteriore passo verso la trasformazione della Sicilia occidentale in piattaforma militare del Mediterraneo, con il rischio di mettere in pericolo l’ecosistema della Riserva Naturale vicina allo scalo trapanese.

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