E’ disponibile su tutte le maggiori piattaforme musicali “Ultra Alto”, il nuovo singolo del progetto Alessija. A un anno esatto da “Fuori da me“, il brano ritorna con un’urgenza comunicativa netta: sferrare un attacco alla precarietà giovanile, alle istituzioni assenti e a un sistema che “ingozza” la società di intrattenimento e pubblicità per distoglierla da tasse, inflazione e un futuro incerto.
Ascolta Ultra Alto su Spotify:
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La critica del brano affonda le radici in una riflessione ancora più profonda e viscerale: la trasformazione di ogni sfera della vita in merce da acquistare. Attraverso immagini dirette ed evocative («paghi per avere un altro corpo o per non dormire»), Alessija svela la trappola di una società in cui tutto ha un prezzo: dall’estetica alle pillole per l’insonnia, fino all’amore stesso. Una corsa frenetica, guidata dal bisogno esasperato di apparire, che alla fine non restituisce nulla. Attraverso un testo privo di gerghi superati o slang di moda, la scrittura attinge all’estetica e al black humor agrodolce dei cult movie degli anni ’80, mettendo a nudo l’illusione del benessere e restituendo una fotografia universale della frenesia moderna. L’obiettivo è creare un’opera essenziale e sincera.
I sintetizzatori taglienti e le architetture sonore composte da Francesco Di Marco non sono un fine, ma l’amplificatore elettronico di un messaggio denso e viscerale. “Ultra Alto” anticipa il nuovo album, la cui uscita è prevista per il 2027: un percorso creativo nato dalla sinergia del duo, concepito come un vero e proprio diario di bordo della vita vissuta, che raccoglie ed esplora esperienze, amori e difficoltà personali. «Ci siamo presi il tempo necessario perché avevamo qualcosa di reale da dire», dichiara il duo. «La musica mainstream sforna formule identiche ed evita di raccontare la realtà per anestetizzare il pubblico. Con “Ultra Alto” volevamo l’esatto opposto: una fotografia cruda delle difficoltà economiche e sociali di questo momento storico. Speriamo che le persone si ritrovino in queste parole, che rimarranno testimonianza di questi anni».