Morte di Francesco Ancona, caso riaperto dopo 40 anni. I consulenti confermano: “non si suicidò”

redazione

Morte di Francesco Ancona, caso riaperto dopo 40 anni. I consulenti confermano: “non si suicidò”

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sabato 31 Ottobre 2026 - 15:27

E’ stata in questi giorni depositata la consulenza autoptica a firma della professoressa Cattaneo, su incarico conferito dalla Procura nel luglio del 2025 per approfondire le cause della morte di Francesco Ancona, rinvenuto senza vita a bordo strada a Mortara l’11 febbraio 1987.

I consulenti hanno confermato, come era stato ipotizzato in sede di riapertura del caso, che la causa della morte dell’uomo – originario di Castellammare del Golfo – non sia ascrivibile a suicidio (come originariamente ipotizzato dagli investigatori dell’epoca) bensì a una violenta aggressione ad opera di terzi.

E’ stato, in particolare, rilevato come l’uomo (48enne, operaio edile) sia stato colpito con un corpo contundente con diversi colpi sferrati al capo, come questi abbia tentato invano di difendersi (è stata infatti riscontrata una lesione da difesa alla mano sinistra) e come la vittima sia poi deceduta dopo un’agonia di circa un’ora.

La consulenza ha inoltre rilevato come non vi fosse alcuna evidenza di una sindrome depressiva di cui soffrisse l’uomo, così ulteriormente privando di fondamento l’ipotesi del suicidio.

Le indagini che sono seguite alla riapertura del caso — avvenuta nel settembre del 2024, a seguito di trasmissione di atti da parte della Procura di Trapani – avevano già permesso di raccogliere diversi elementi a favore della ricostruzione della morte dell’uomo in termini di omicidio. Nei mesi scorsi è stata anche riesumata la salma del defunto, tumulata presso il cimitero di Castellammare.

Sarà valutata la sussistenza del movente, legato alla scoperta della relazione extraconiugale in corso della moglie della vittima.

Le indagini hanno inoltre permesso di ricostruire l’anomalo stato di debolezza fisica riscontrato negli ultimi giorni di vita di Francesco Ancona, compatibile con un tentativo di avvelenamento.

Infine, è stata rilevata la presenza di benzina sul corpo e sugli indumenti dell’uomo, compatibile con un tentativo (fallito) da parte degli aggressori di sbarazzarsi del corpo della vittima.

I figli della vittima avevano, già all’epoca del decesso, sollevato sospetti immediati in merito alla natura violenta della morte del padre e alla possibile riconducibilità del fatto proprio ai due indagati, ma le indagini si erano immediatamente orientate verso l’ipotesi del suicidio.

Le indagini – riaperte a seguito di trasmissione di elementi acquisiti in un procedimento a carico della moglie della vittima (attuale indagata anche nel presente procedimento) per il tentato omicidio del figlio – sono prossime alla conclusione.

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