Affido condiviso, il Centro Antiviolenza ‘La Casa di Venere’ di Marsala: “Prima la sicurezza dei figli”

redazione

Affido condiviso, il Centro Antiviolenza ‘La Casa di Venere’ di Marsala: “Prima la sicurezza dei figli”

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giovedì 08 Ottobre 2026 - 16:37

Il DDL n.832 sull’affidamento condiviso rischia di indebolire le tutele costruite negli ultimi anni. “La violenza domestica non è conflitto genitoriale. La Convenzione di Istanbul deve essere il punto di partenza, non un riferimento marginale”

«Non sono contraria alla bigenitorialità. Sono contraria all’idea che la bigenitorialità possa diventare un automatismo capace di prevalere sull’accertamento della violenza e sulla sicurezza del minore». È questo il punto centrale della posizione dell’avvocata Roberta Anselmi sul disegno di legge in materia di affidamento condiviso attualmente all’esame del Parlamento. Come professionista che quotidianamente incontra donne e bambini che vivono situazioni di violenza domestica, ritengo necessario richiamare l’attenzione su un rischio concreto: confondere la normale conflittualità tra genitori con le situazioni di violenza e controllo. Sono fenomeni diversi e devono essere trattati diversamente.

“LA VIOLENZA NON FINISCE CON LA SEPARAZIONE”

«Chi lavora nei Centri antiviolenza sa che la separazione non coincide necessariamente con la fine della violenza. In molti casi può rappresentare una fase nella quale il controllo cambia forma e passa anche attraverso i figli, le visite, le comunicazioni, le decisioni sulla loro vita e gli stessi procedimenti giudiziari». «Per questo prima di parlare di parità dei tempi di permanenza dobbiamo chiederci se esistano condizioni di sicurezza per il bambino e per il genitore vittima di violenza». Il problema non è dunque il principio della bigenitorialità. Il problema è l’eventuale trasformazione di quel principio in una presunzione astratta, applicata anche quando la storia familiare evidenzia violenza, maltrattamenti, minacce, controllo coercitivo o altre situazioni di rischio.

LA CONVENZIONE DI ISTANBUL NON PUÒ ESSERE IGNORATA

L’Italia ha ratificato la Convenzione di Istanbul e ne è vincolata. L’articolo 31 stabilisce che, nelle decisioni relative all’affidamento e ai diritti di visita, gli episodi di violenza devono essere presi in considerazione e che l’esercizio dei diritti di visita non deve mettere a rischio la vittima o i bambini. Questo dovrebbe essere il punto di partenza di qualsiasi riforma dell’affidamento! Non possiamo discutere di nuove regole sulla bigenitorialità come se la violenza domestica fosse una variabile secondaria. La normativa internazionale ci dice esattamente il contrario: la violenza deve essere considerata nella decisione sull’affidamento e sulle visite. Il richiamo è particolarmente significativo alla luce delle recenti valutazioni del GREVIO, l’organismo del Consiglio d’Europa che monitora l’attuazione della Convenzione di Istanbul, che ha evidenziato criticità proprio nella considerazione della violenza domestica nelle decisioni relative all’affidamento e ai diritti di visita in Italia.

IL BAMBINO NON È UNA PERCENTUALE

Il rischio è che il superiore interesse del minore venga progressivamente sostituito da una logica matematica: tanti giorni con un genitore, tanti giorni con l’altro. Ma un bambino non è una percentuale. Non è il 50% della madre e il 50% del padre. È una persona con una propria storia, una propria volontà, una propria vulnerabilità e, soprattutto, il diritto ad essere protetta. La domanda che deve guidare il giudice non può essere soltanto: “Come dividiamo equamente il tempo? ”Deve essere prima: “Quale soluzione tutela concretamente questo bambino?”

NON CONFONDIAMO VIOLENZA E CONFLITTO

Particolare attenzione deve essere posta anche alla tendenza a ricondurre il rifiuto del minore nei confronti di un genitore a un presunto condizionamento dell’altro. Un genitore può certamente mettere in atto comportamenti ingiustificati per ostacolare la relazione del figlio con l’altro. Ma un bambino può rifiutare un genitore anche perché ne ha paura, perché ha assistito alla violenza contro la madre o perché ha subito direttamente comportamenti pregiudizievoli. Sono situazioni completamente diverse. E non possiamo utilizzare la stessa chiave di lettura per entrambe. La valutazione deve quindi essere individualizzata, multidisciplinare e fondata su elementi concreti, evitando che il semplice dissenso della madre o il rifiuto del bambino diventino automaticamente indici di manipolazione.

MEDIAZIONE: NON PUÒ ESSERE UNA RISPOSTA ALLA VIOLENZA

Anche il tema della mediazione familiare richiede particolare cautela. La mediazione può essere uno strumento prezioso quando due genitori, pur separati, si trovano in una situazione di conflitto nella quale esiste uno spazio reale di confronto. Ma la violenza domestica non è una controversia tra parti poste sullo stesso piano. L’articolo 48 della Convenzione di Istanbul pone infatti limiti molto chiari al ricorso a procedure obbligatorie di risoluzione alternativa delle controversie nei casi di violenza. Non possiamo chiedere alla vittima di violenza di sedersi allo stesso tavolo con chi l’ha aggredita come se ci trovassimo davanti a un semplice disaccordo sulla gestione dei figli. Nei casi di violenza la priorità deve essere la sicurezza, non la ricerca artificiale di un accordo.

“NON CANCELLARE I PASSI AVANTI FATTI IN QUESTI ANNI”

Il nostro ordinamento ha compiuto negli ultimi anni importanti passi avanti nel riconoscere che la violenza contro le donne e la violenza domestica hanno conseguenze anche sui figli e sulle decisioni relative all’affidamento. La Convenzione di Istanbul ha contribuito a superare una concezione della violenza come semplice “conflitto familiare”. Non possiamo adesso tornare indietro. Una riforma del diritto di famiglia deve certamente garantire il diritto del bambino a mantenere relazioni significative con entrambi i genitori quando ciò è nel suo interesse. Ma deve anche garantire che nessun principio di bigenitorialità possa essere utilizzato per mettere in secondo piano una situazione di violenza».

LE RICHIESTE DEL CENTRO ANTIVIOLENZA

Per questo La casa di venere chiede che qualsiasi riforma dell’affidamento dei minori garantisca:

  • l’accertamento tempestivo e qualificato delle allegazioni di violenza;
  • una concreta valutazione del rischio prima di stabilire affidamento e modalità di visita;
  • l’ascolto effettivo e qualificato del minore;
  • l’esclusione della mediazione nei casi di violenza domestica;
  • formazione specialistica obbligatoria per magistrati, avvocati, consulenti e operatori coinvolti nei procedimenti;
  • una rigorosa distinzione tra violenza e conflitto genitoriale;
  • il divieto di utilizzare teorie prive di adeguato fondamento scientifico per delegittimare le vittime;
  • un effettivo coordinamento tra procedimenti civili e penali;
  • la piena applicazione della Convenzione di Istanbul e delle raccomandazioni degli organismi internazionali di monitoraggio.

LA VERA BIGENITORIALITÀ È QUELLA CHE NON METTE IN PERICOLO I BAMBINI

Non chiediamo che venga cancellato il diritto dei figli alla relazione con entrambi i genitori. Chiediamo che quel diritto venga interpretato alla luce del superiore interesse del minore e degli obblighi internazionali assunti dall’Italia. Perché tutelare un bambino dalla violenza non significa necessariamente privarlo di un genitore. Significa innanzitutto garantirgli il diritto fondamentale a crescere in sicurezza, senza paura e senza essere utilizzato come strumento di controllo.

[ Roberta Anselmi ]

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