«Non sono un puparo». Intervista confessione a Nino Papania che parla di Marsala, Alcamo e della politica siciliana

Tiziana Sferruggia

«Non sono un puparo». Intervista confessione a Nino Papania che parla di Marsala, Alcamo e della politica siciliana

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venerdì 26 Giugno 2020 - 08:30
«Non sono un puparo». Intervista confessione a Nino Papania che parla di Marsala, Alcamo e della politica siciliana

Non ho potere e nonostante tutto, nonostante io sia fermo da anni, la gente mi segue. Un motivo ci sarà. Se una pagina del Movimento Via, creata da me, in 2 giorni riceve 1300 mi piace, qualcosa significherà”. La sintesi sublime de “il potere di chi non ha potere” è in queste poche righe. Nino Papania, ex senatore del PD, uomo controverso ma mai banale, sa di essere chi è. Sa di aver commesso errori ma sa anche rimediare. Può ancora contare su un considerevole numero di aficionados vecchi e nuovi che, a dirla tutta, lo vorrebbero ancora come capo, come leader politico, come condottiero di liste e movimenti appunto. Ma a quanti sperano però che lui torni in campo, Papania, almeno per il momento, non concede molte speranze. La vicenda Papania è presto detta: nel 2013 scivola nella classica buccia di banana che intralcia il cammino di un politico potente che ha a disposizione un cospicuo feudo elettorale. Gli viene notificato un avviso di garanzia per voto di scambio. Lui e i suoi più stretti collaboratori sono accusati di aver condizionato il voto amministrativo del 2012 ad Alcamo e di aver distribuito sacchi della spesa e promesso posti di lavoro in cambio di voti. Per Papania, alcamese di nascita, inizia un percorso fatto di processi, di accuse, di veleni come lui stesso dice. I rapporti investigativi, prima ancora di avere emesso una sentenza, bastarono per giudicarlo ”impresentabile” e per Papania fu l’inizio del declino politico. Il processo con rito abbreviato, a dispetto del nome, è durato quasi 7 anni si è concluso con la sua assoluzione. E ora, alla corte di Papania, forse tornato nel suo regno, vanno in tanti.

Papania, lei è considerato il deus ex machina del Movimento Via che, quasi quotidianamente, fa incetta di nuove adesioni. Lei ha già in mente cosa è e cosa sarà questo Movimento oppure è tutto ancora in fieri?

Per correttezza di informazione debbo precisare che io di questo Movimento Via sono il fondatore, l’ispiratore e che non ho obiettivi di carattere personale. Il Movimento non appena sarà strutturato, sarà coordinato da esponenti provinciali e locali. Io vorrei curare le relazioni con il mondo politico regionale e, se possibile, anche nazionale ma da un punto di vista che non è quello del militante attivo.

Dunque non si candida?

Assolutamente no. Ci tengo a precisare che non voglio candidarmi e questo lo dico per sedare ogni dubbio“.

Quando parla di rapporti con il mondo politico nazionale si riferisce al senatore Nino Oddo il cui nome è spesso accoppiato al suo o comunque al Movimento?

nino oddo
nino oddo

No, non mi riferisco a Oddo che è ovviamente un amico e collabora con il Movimento pur senza farne parte. Il mondo politico regionale e nazionale a cui mi riferisco sono i capi di liste e partiti”.

Da uomo di grande esperienza politica, come immagina il futuro della “sua” creatura?

La mia idea iniziale era di costituire una formazione provinciale molto forte che si intrecciasse ad altre formazioni siciliane con la prospettiva strategica di costituire un soggetto politico regionalista. Al momento le adesioni che sono venute sono fuori sono quelle di vari amministratori della provincia di Trapani ma in realtà riguardano anche soggetti non politici come professionisti, imprenditori, donne e molti giovani che a breve firmeranno un Manifesto a sostegno del Movimento“.

Secondo lei, Papania, c’è ancora bisogno di un Movimento regionalista? Non le sembra paradossale che si parli di regioni e di sovranismo, mentre altre forze spingono verso una più strutturata e presente Unione Europea?

Io credo che occorra fare differenza fra la prospettiva culturale e le esigenze del territorio che va difeso. La Sicilia è stata a lungo combattuta tra un autonomismo “di facciata” e la voglia di essere come una Nazione ma in realtà, in ogni caso, c’è stata poca difesa del territorio. Quando ad esempio la politica autonomista ha preso a riferimento la fiscalità di vantaggio, l’autonomia differenziata, la prospettiva di costruire il Ponte sullo Stretto, ha avuto una buona presa. Tutto questo si è però scontrato con la politica nazionale”

Ci faccia un esempio pratico, senatore.

Mi riferisco ad un periodo del governo regionale guidato da Lombardo con il sostegno del PD (una grande anomalia in verità) in cui si fece un gran parlare di regionalismo persino dei partiti. Fu in quel momento che il PD di Lumia chiese di essere considerato in Sicilia come un partito che avesse una propria capacità di scelta regionale. Poi ovviamente non la ottenne perché il PD nazionale decise che non era possibile attuare questo tipo di richiesta. Capitò comunque anche a Forza Italia che, con il Grande Sud costituito da Gianfranco Miccichè, chiedeva la stessa cosa”.

Dunque più Europa ma anche più Sicilia?

Chi come me ha a cuore la giustizia sociale sa che c’è un reddito da ridistribuire e che spesso questa giustizia sociale è e rimane un’utopia. Nessuno parla del modello di società che vogliamo. I politici dovrebbero avere la lungimiranza di stringere alleanze che servano a difendere il territorio senza denigrare la propria appartenenza culturale. Bisogna essere capaci di differenziare il locale e il globale. L’evoluzione della Storia del mondo va in direzione della globalizzazione ma le problematiche locali sono diverse l’una dall’altra“.

Quali sono secondo lei, Senatore, i problemi, oserei dire atavici, del nostro territorio?

Occorre un miglior funzionamento dei rapporti fra la Regione Siciliana e lo Stato. Questo serve per riuscire a creare un flusso economico verso la Sicilia. Ovviamente per promuovere i Beni Culturali della Sicilia”.

Cosa intende esattamente per flusso economico?

La bellezza della Sicilia con i suoi Beni Culturali, la sua Storia, le sue tradizioni e il suo artigianato sono importanti ma dobbiamo saperli collegare ai flussi economici nazionali ed europei, quindi creare delle reti di contatto che portino capitale esterno in Sicilia. Per far questo ci vogliono governi più agili, capaci di interpretare il senso della Storia e di collaborare con i governi di tutto il mondo“.

Come si fa ad agganciare i capitali stranieri?

Dovremmo innanzitutto entrare nei circuiti europei ed internazionali”.

Ma come si fa a convincere gli investitori europei a venire qui? Finora, non è stata forse la mala gestio, la corruzione, la mafia a tenerli ben lontani?

Tutto questo ci ha certamente penalizzati e non ammetterlo sarebbe da stupidi. Tutto questo c’è stato e c’è ancora. Però bisogna vincere le paure”.

E come?

Occorre maggiore collaborazione fra le istituzioni che, se funzionano, rendono la vita difficile a chi vorrebbe sostituirsi ad esse, che poi è quello che è avvenuto con il fenomeno mafioso”.

Le istituzioni però a volte devono fare i conti con la farraginosità di leggi, leggine, e cavilli burocratici che, per evitare inquinamenti criminali e corruzione. si traducono in insostenibili lentezze. Come fare secondo lei a rendere agile questo sistema pachidermico?

Le faccio un esempio: dal 2000 in poi, quando in Sicilia fu fatta la legge sulla semplificazione burocratica, se ne è parlato per 20 anni di seguito dello snellimento delle procedure e di nuovi meccanismi tant’è che oggi si è arrivati alla proposta nazionale (che è di Italia Viva peraltro) di commissariare tutte le gare possibili e riuscire a lavorare così come nel modello Genova per la ricostruzione del Ponte Morandi”.

Lei si riferisce allo snellimento delle procedure di gara ed al superamento del Codice degli Appalti?

Sì. Se l’avesse detto Berlusconi sarebbe crollata l’Italia”.

Italia Viva però qualcosa in comune con Berlusconi ce l’ha, no?

Beh possiamo dire che, simmetricamente, Italia Viva è la Forza Italia del centro sinistra”.

A proposito di “più o meno di sinistra”, secondo lei, il PD è in crisi?

Stefano Bonaccini

Il PD attuale a guida Zingaretti credo che sarà incalzato a breve dalla proposta di far guidare il partito da Stefano Bonaccini (governatore Emilia Romagna ndr) e quindi è probabile che trasformerà ancora la sua natura ma questa è una mia idea da osservatore. C’è da dire che il PD conferma sempre un trend del 20/22% quindi ha un radicamento nazionale forte che esprime anche con gli uomini che ha sul territorio, tutti rispettabili”.

Il Movimento Via si colloca a destra, a sinistra o a centro?

Ha una connotazione autonomista e civica. Convergono varie anime tutte con provenienze diverse fra loro. Semmai il difficile sarà farle convivere. (ride)”

Chi appoggerete alle amministrative di Marsala come candidato sindaco?

Appoggeremo Massimo Grillo. A Marsala presenteremo 3 liste che si alleeranno a sostegno della coalizione che lo appoggerà formata da UDC, Forza Italia, MpA, Popolari, Idea Sicilia e Diventerà Bellissima“.

Massimo Grillo

C’è chi la considera una sorta di “puparo” per queste amministrative marsalesi e che lei avrà un forte ascendente sull’esito delle elezioni.

E’ una sciocchezza, smentisco. Uno per fare il puparo deve anche conoscere bene il territorio marsalese, più di quanto lo conosca io. A Marsala ho meno conoscenze di quelle che hanno l’onorevole Lo Curto, Stefano Pellegrino e Paolo Ruggieri. Io ho trovato a Marsala diversi consiglieri comunali pronti ad aderire al Movimento. Michele Gandolfo farà una sua lista, Ignazio Chianetta ed Arturo Galfano faranno un’altra lista e poi Vinci, Marrone e Coppola un’altra ancora, in ragione della loro provenienza. Ci sono tante persone disposte a candidarsi”.

Secondo lei, la “vicenda a luci rosse” in cui sarebbe implicato lo stesso Ignazio Chianetta chiamato a testimoniare al processo contro Margareta accusata dell’omicidio di Nicoletta Indelicato, quanto influirà sulla creazione di questa lista?

I fatti privati di un teste non mi sembra attengano la vita politica ed istituzionale. Le vicende personali andrebbero lasciate fuori dall’agone politico. capisco che la gente ne parli ma credo anche che Ignazio Chianetta sarà portatore di un ottimo consenso elettorale per la lista che presenterà“.

Ignazio Chianetta

Cosa pensa di Massimo Grillo?

“E’ ancora giovane ma ha grande esperienza politica e non si lascia tirare la giacca da nessuno”.

L’uscente sindaco Alberto Di Girolamo si ricandiderà?

“Secondo me sarà ricandidato lui o comunque uno del PD. Alla fine il partito si ricompatterà. Sa di avere forza in città”.

Lei poco fa ha accennato alla Lo Curto e a Pellegrino. In che rapporti è con loro o comunque con gli altri assessori regionali provenienti dal nostro territorio, penso a Mimmo Turano, ad esempio altro suo illustre concittadino?

Sono in buoni rapporti con tutti ed è a loro che toccano le scelte fondamentali. Penso che Turano stia lavorando bene ed è un punto di riferimento per la coalizione del centrodestra. Abbiamo collaborato per il bene del territorio ed in particolare di Alcamo essendo concittadini. Turano è un politico esperto, in grado di guidare percorsi organizzativi di un certo spessore. A Marsala però la strada devono indicarla i marsalesi. Inizialmente avevo iniziato a seguire gli interventi di Diego Maggio ma mi sembra che sia uscito dai riflettori”.

Le piace Diego Maggio?

“Ne ho stima. Seguivo la sua iniziativa. E’ una persona di qualità”.

Lei invece, di riflettori accesi ne ha avuti e per lungo tempo, senatore. Crede di essere stato trattato male o ingiustamente dalla magistratura?

Credo che uno si senta trattato male se è convinto di aver fatto tutto bene, di avere agito per il meglio e quindi crede di non meritare l’eventuale maltrattamento. Io non sono convinto di aver sempre fatto bene”.

Ammette le sue colpe?

Sono convinto di non aver commesso reati ma sono convinto di aver commesso numerosi errori nell’arco della mia lunga vita politica. Ho conseguito successi e avevo messo in conto anche di essere messo in cattiva luce da qualcuno. Ero arrivato ad acquisire considerevoli posizioni nella politica regionale e nazionale ed essendo io un figlio del popolo, che avessi qualche nemico era più che prevedibile. Ho vissuto intensamente la politica attiva istituzionale per 25 anni e ho affrontato ed affronto le mie vicende nei tribunali e non sui giornali. Guardo con molto rispetto il lavoro dei magistrati ma ovviamente desidero essere rispettato”.

Dunque nessun vittimismo?

No, assolutamente. Non ho mai coinvolto nessuno neanche come teste. Mi sono assunto le mie responsabilità nel bene e nel male anche se so che talvolta sono stato coinvolto in problematiche che riguardavano fazioni della magistratura”.

E’ un’affermazione di un certo calibro, senatore.

“Sì. E’ fatto notorio ma le problematiche insorte all’interno della Procura di Trapani sono fatti assai risaputi. Ci sono veleni interni e qualche volta attraversano persone che nulla hanno a che vedere con questo“.

Lei come si definisce?

Non sono stato come deve essere un eccellente politico”.

Ovvero?

Non solo puro ma anche dimostrare di esserlo”.

Il suo errore più grande?

“Sono convinto che essermi dedicato eccessivamente al mio territorio e al mio Comune durante il periodo in cui la gestione del potere mi era propria, ha comportato la creazione di un “sistema clientelare” non proprio positivo”.

E’ questo il suo rimorso?

Sono convinto che con le mie capacità, e lo dico peccando di autoreferenzialità, avrei dovuto dedicarmi di più al potere legislativo e al mio ruolo di senatore e meno alle esigenze personali dei miei concittadini. L’ho fatto perché essendo un figlio del popolo, come già detto, avevo la tendenza a difendere il più debole“.

Dunque meglio essere cinici, ovvero smarcarsi dal territorio una volta eletti, accusa tra l’altro rivolta alla maggior parte dei politici?

E’ esattamente così. Mio padre faceva il muratore e quando ho ottenuto successo politico e potere, il delirio di onnipotenza ha avuto la meglio. Sapevo di avere appeal e capacità e non avevo bisogno di questo delirio di onnipotenza. Avrei dovuto rendermene conto prima”.

Ma lei si sente un moderato?

“Non mi sono mai entusiasmato per i miei successi né avvilito per le mie sconfitte. Mi sento un uomo solido, ben strutturato, consapevole della propria forza e dei propri limiti. Sono stato un capo ed un capo non può addossare le colpe ai suoi collaboratori o al suo braccio destro. Un capo è responsabile anche delle azioni dei propri collaboratori. Se hanno sbagliato i collaboratori vuol dire che il capo li ha scelti male“.

Lei ha querelato Marco Travaglio de “Il Fatto Quotidiano” perché ha scritto che Filippo Di Maria, definito come suo factotum, fosse implicato in affari di mafia con la famiglia Melodia di Alcamo. Questa vicenda come la ricorda?

“Io ho poi ritirato la querela contro Marco Travaglio, come faccio sempre del resto. Io non credo che il giornalista debba pagare per le opinioni che esprime ma credo che dovrebbe essere più cauto specie se queste si rivelano false e se non tengono conto del parere della parte avversa. Se uno che tra l’altro lavora alla forestale, viene ogni tanto a fare dei lavoretti da me, io come faccio a sapere se è mafioso o se frequenta mafiosi? Se poi un giudice, in sede di indagine dichiara che il senatore Papania nulla a che vedere con questo soggetto e che dunque non sapeva chi frequentasse, perché scriverne comunque lasciando intendere altro?

Il Movimento VIA appoggia il Presidente Musumeci. Secondo lei sta lavorando bene?

Sta lavorando. Non è facile amministrare la Sicilia, non è una terra semplice e amministrarla è complicato”.

Perché?

“Per via della burocrazia, lo dicevamo prima. Il fatto è che i burocrati hanno sostituito i politici”.

Però i burocrati devono assumersi responsabilità non da poco conto, senatore. Penso allo spettro del reato d’abuso d’ufficio.

Su questo reato ci sarebbe da discutere perché così come è previsto dall’ordinamento italiano è un assurdo. Nessuno, o quasi, può amministrare senza incorrere in questo tipo di reato. Nel 1998 si pensò di depenalizzarlo ma i fatti dell’epoca indussero a non farlo più”.

Cosa si potrebbe fare secondo lei?

Gli amministratori o i burocrati dovrebbero essere responsabili solo se c’è dolo. Il problema è che sono i burocrati a doversi occupare della gestione delle attività per cui persino un Presidente della Regione o un assessore danno delle indicazioni che non sempre poi seguono un percorso logico ed attinente a quando indicato prima. E poi la burocrazia andrebbe svecchiata, con una preparazione più al passo con i tempi e il sistema dovrebbe essere digitalizzato. Comunque credo che il lavoro che stanno svolgendo Musumeci, Scavone, Grasso, Lagalla e Cordaro, secondo me è un lavoro che non ha una efficacia assoluta ma è interessante. E’ migliorabile“.

Quanto incide, secondo lei, l’aeroporto di Birgi sullo sviluppo territoriale?

Io credo che non si possa ancora pensare all’aeroporto di Birgi o al Porto di Trapani come se fossero storie provinciali. Se non si agganciano a sistemi regionali hanno poca possibilità di sopravvivere. Penso che un’intesa si possa trovare“.

Dunque devono mettersi insieme i piccoli con i grandi?

Se Birgi e il “Falcone Borsellino” fossero collegati e se si decidesse insieme chi fa il cargo e chi fa i passeggeri o chi fa alcune tratte e chi ne fa altre, con un terminal in comune, sarebbe ottimo. Ad un turista europeo, cinese o giapponese non interessa sapere se atterra a Birgi o a Palermo per andare a Trapani. Io avrei in mente qualcosa di rivoluzionario, sa?

Ci dica, Papania

Creare una “Card del turista” fornita ai tour operator dove sarebbero specificate le località da visitare e i servizi, penso a Selinunte, Segesta, Trapani, Favignana, Pantelleria. Al turista proveniente dall’America crede che interessi sapere dove atterra? Pensi ad uno che atterra a Fiumicino e deve andare in centro a Roma. Ci va e basta”.

Insomma Birgi non va chiuso o depotenziato?

“Certo che no. Occorre dare a Birgi dei voli che siano funzionali o particolari e, piuttosto che atterrare a Punta Raisi, atterrerebbero lì”.

Cosa ne pensa dell’amministrazione pentastellata di Alcamo che governa da 4 anni la sua città natale?

“Il sindaco Domenico Surdi e l’Amministrazione lavorano con abnegazione e serietà. Nonostante questo, i risultati lasciano perplessi. Governare è complicato. Penso ci voglia un nuovo cambiamento che non porti in auge il passato ma porti ad un più ampio coinvolgimento di storie e competenze“.

E’ ancora in buoni rapporti con Giacomo Scala ex sindaco di Alcamo e ora coordinatore di Italia Viva?

“Giacomo Scala è persona per bene e mio amico anche se non condivido l’attuale percorso politico intrapreso. Vedremo più avanti”

Cosa si sente di dire ai suoi detrattori?

“Esercitare l’arte della detrazione non mi appartiene. Chi ha progetti alternativi è bene che punti su quelli e non sulla detrazione personale. Se ho commesso errori, io li conosco meglio di loro.

Tiziana Sferruggia

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