Ue, Raccomandazioni Consiglio dell’Unione

Carlo Alberto Tregua

Ue, Raccomandazioni Consiglio dell’Unione

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Carlo Alberto Tregua |
sabato 17 ottobre 2026 - 6:35
Ue, Raccomandazioni Consiglio dell’Unione

Carlo Alberto Tregua 17 Ottobre 2026, 08:35 Nel Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp), deliberato...

17 Ottobre 2026, 08:35

Nel Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp), deliberato dal Consiglio dei ministri il 2 ottobre 2026 (centocinquanta pagine che ho letto), il clou è portato dalle “Raccomandazioni del Consiglio dell’Unione europea”, che sono sei.
Esse costituiscono i binari su cui il Governo dovrebbe andare per stare entro i limiti previsti dalle norme dell’Unione.
Esaminandole qui di seguito vi accorgerete che se esse venissero rispettate, il nostro Paese farebbe un grosso balzo in avanti in termini di crescita (Pil), sul fronte del funzionamento generale e per quanto riguarda l’equità, portata dalla redistribuzione della ricchezza prevista dalla Costituzione.

Prima raccomandazione Ue: finanza pubblica, fiscalità e pensioni

La prima raccomandazione riguarda la finanza pubblica, la fiscalità e le sfide demografiche. Governo e Maggioranza dovrebbero attuare le riforme e gli investimenti necessari, avendo ottenuto dall’Ue sette anni per aggiustare i dati. Occorre rafforzare l’efficienza e l’efficacia della spesa pubblica, in atto dispersiva.

Non basta. Bisogna rendere il sistema fiscale più favorevole alla crescita e più equo, contrastando l’evasione fiscale. Importante è aggiornare i valori catastali, perché vi sono immobili di lusso che risultano ancora povere abitazioni. E infine, affrontare il problema della sostenibilità pensionistica.

Seconda raccomandazione Ue: utilizzare tutte le risorse del Pnrr

La seconda raccomandazione riguarda il totale utilizzo del Pnrr, che, ricordiamo, non ha finanziato spese effettuate e certificate, ma programmi e intenzioni.

Terza raccomandazione Ue: innovazione, produttività e divari territoriali

La terza raccomandazione riguarda l’innovazione, i mercati dei capitali e le strategie industriali. Questa inserisce e sottolinea la necessità di aumentare la produttività e l’innovazione del sistema produttivo, utilizzando i risparmi per sostenere la crescita e non per creare rendite finanziarie. Raccomanda inoltre di ridurre i divari territoriali, che nel nostro Paese sono macroscopici in quanto ben sette regioni del Sud sono ancora classificate dall’Ue “meno o sottosviluppate”.

Quarta raccomandazione Ue: Pubblica amministrazione, Giustizia e concorrenza

La quarta raccomandazione riguarda il punctum dolens dell’Italia, vale a dire la Pubblica amministrazione, insieme alla lentezza della Giustizia e alla mancanza di concorrenza.

Sulla Pa abbiamo scritto più volte e oggi non ci ritorniamo. Ricordiamo solo la metafora che essa rappresenta il motore guasto di un veicolo, per cui il veicolo non funziona bene. La Giustizia, dal suo canto, è lenta in quanto non ha un’organizzazione efficiente. E infine, la concorrenza è più formale che sostanziale, consentendo ai gruppi, alle corporazioni e alle lobbies di prevalere sulle norme del mercato (per esempio riguardo alle concessioni delle spiagge).

Quinta raccomandazione Ue: transizione energetica, acqua e rifiuti

La quinta raccomandazione è indirizzata alla transizione energetica, al clima, all’acqua e ai rifiuti. La prima riguarda le energie rinnovabili, che sono frenate dalla Pa perché la lobby dei petrolieri non vuole cedere fette di mercato. Non rilasciando le autorizzazioni in tempi europei (trenta giorni) si frena l’espansione delle rinnovabili.

C’è poi la gestione dell’acqua e dei rifiuti, che in Italia non è stata affrontata in maniera adeguata, soprattutto nel Centro-Sud, ove di fatto non esistono termovalorizzatori, salvo che a Napoli e a Roma. Non si capisce perché nel Nord Italia ve ne debbano essere oltre quaranta e nel Sud pochi.

Sesta raccomandazione Ue: lavoro, sanità e protezione sociale

Sesta e ultima raccomandazione riguarda il lavoro, le competenze, la sanità e la protezione sociale. Per quanto concerne il lavoro, viene indicata la necessità di aumentare la qualità dell’occupazione e delle politiche attive, combattendo il lavoro nero e sottopagato. Per migliorare questo versante è necessario far funzionare meglio il sistema dell’istruzione, portato in primis dalle scuole e quindi dalle università. Inoltre, aumentare i controlli.

Infine, la raccomandazione si concentra sulla sanità e la protezione sociale, cioè su attività che dovrebbero essere migliorate sotto il profilo organizzativo e delle performance, per venire incontro soprattutto alle fasce meno abbienti della popolazione, che non possono pagarsi le cure di cui hanno bisogno.

Raccomandazioni Ue: le sfide per il Governo italiano

Dal breve excursus che vi abbiamo fatto potrete rendervi conto di come l’Ue dia indirizzi molto precisi, cui i Governi e le Maggioranze degli ultimi anni non hanno prestato attenzione. Non si tratta di versanti politici, ma della qualità (o la mancanza di essa) di chi ha avuto e ha la responsabilità delle istituzioni senza farvi fronte in modo adeguato.

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  • Editoriale

Fonte: QdS.it