La crono-fabula è un lemma che include realtà e fantasia. La fantasia intesa aristotelicamente in DE anima come elaborazione di un dato che trascende la dimensione di un fatto come factum. Orbene lo ius di un factum è l’accadere già necissatato e dunque valente per sé nella sfera etica.
Dunque accadde in una scuola del mondo che un insegnante validissimo fosse oggetto di persecuzione da parte dei suoi superiori, in quanto egli aveva la pretesa-presunzione di coltivare come ethos identificante il Pensiero. Agli alunni ripeteva il cartesiano assioma e invogliava a personalizzarsi. Finí per suscitare le ire dommatiche del suo ottuso entourage e si vide costretto a farsi presenziare le sue lezioni con decreto inquisitoriale. Gli si ridusse addirittura la cattedra col pretesto che poteva prestarsi piuttosto al potenziamento, mentre le sue ore curriculari vennero date ad un’insegnante ritenuto in conformità. Lui tuttavia rimase fermo nel suo proposito: il Pensiero è Fondativo ed è anti-digmatico. Il ragazzo non deve essere oppresso ma e-ducato; non è un imbuto ma una volontà. Per queste idee fu umiliato, schernito, vilipeso, svilito. Non poté entrare in classe senza sorveglianti. Non fu più docente ma convitato di pietra molieresco-plautiniano. Non si poteva dire che quella scuola non fosse all’avanguardia: nelle aule c’erano tavole rotonde e schermi giganti. Ma i ragazzi erano stampini, conformi, come più non si sarebbe desiderato.
Un giorno, un gruppo di essi presentò una nota al superiore nella quale si denunciava un anti-cliché pronunciato dal Nostro in dileggio delle norme convenzionali del pudore. Il Nostro rispose facendo appello alla filologia e alla semiotica, dimostrando che il verbum est semper signum alucuius rei, e quindi è sorgiva molteplice. Ovviamente il superiore non capì uno iota e l’anno scolastico finì. Per lui comunque in modo definitivo. Durante quest’ultimo anno di sofferenza li vice-superiore, su istanza del capo, era intervenuto in classe accanto ai sorveglianti ed aveva avuto l’ardire di interferire in un argomento. Lì per lì il Nostro tacque, ma in una protesta indirizzata al capo disse che se ancora il suo vicario si fosse peritato di proferire castronerie, egli l’avrebbe smentito coram populo. Questo era il climax e lui era l’anti-climacus. Capiamo bene che la fabula non è pura connessione di dati mentali, ma scaturisce da facta mundi, cioè da dati antropologici, seppur non contestualizzabili, verificabilissimi, in quanto in re temporalmente e spazialmente. Da tale punto di vista la fabula, che adopera toni e colori astratti, diventa croni-storia, portatrice di senso.
Gioacchino Grupposo