Foto di David Vig su UnsplashAmbiente, albero, verde urbano - Foto di David Vig su...
Catania ancora in coda nella classifica di Ecosistema Urbano 2026, il rapporto annuale di Legambiente e Ambiente Italia, in collaborazione con Il Sole 24 Ore, che fotografa le performance ambientali di 106 città capoluogo di provincia d’Italia dove vive quasi un terzo della popolazione della Penisola. Il capoluogo etneo è tristemente in quartultima posizione, 103sima su 106, retrocedendo di 3 posizioni, rispetto alla 100esima posizione occupata nel 2025. Cattiva gestione dei rifiuti, mancanza di verde nel centro storico e zero lavoro sulla depurazione delle acque: questi i punti critici sottolineati al QdS.it dalla presidente di Legambiente Catania, Viola Sorbello, che insieme a noi ha voluto approfondire il report che vede la città dell’Elefante sempre nel baratro a livello nazionale per quanto concerne ambiente e sostenibilità.
“Pochi alberi in centro città, fare di più sulla raccolta differenziata”
“In realtà Catania non è precipitata – esordisce Viola Sorbello al QdS.it -, è sempre stata in fondo alla classifica e, se proprio vogliamo dirla tutta, rispetto agli anni passati ha risalito anche un paio di posizioni. Con il 37,45% dei punti resta però lontana dalla media dei capoluoghi (55,72%), e il problema è proprio questo. Da chi sta in fondo ci si aspetta uno scatto d’orgoglio, soprattutto ora che ci sono fondi disponibili per migliorare gli standard di sostenibilità che negli anni passati non c’erano. Quello scatto non c’è stato. Iniziamo dagli alberi. Ne sono stati piantati di più, ma soprattutto per sistemare le piazze, non per fare quella forestazione urbana indispensabile contro i mutamenti climatici in atto, in una città che d’estate arriva a temperature preoccupanti per la salute. Siamo a 25 alberi ogni 100 abitanti e a 6,9 mq di verde accessibile a testa, contro una media nazionale di 21,33. Un altro problema, invece, concerne la raccolta differenziata: non si è lavorato davvero per aumentarla, e resta l’unico strumento che consente il riciclo ed evita lo spreco di risorse naturali sempre più difficili da reperire. Catania è ferma intorno al 34%, contro una media del 66,15%, e produce circa 585 chili di rifiuti per abitante, tra i valori più alti d’Italia.
“Depurazione ferma, mare sempre più inquinati, aumenta il consumo di suolo”
La presidente di Legambiente Catania si concentra poi su depurazione delle acque e consumo del suolo sottolineando come, anche su questi aspetti, si sia fatto troppo poco rispetto al resto d’Italia: “Per quel che concerne la depurazione si è lavorato poco e ne paghiamo le conseguenze con corsi d’acqua e un mare sempre più inquinati. Goletta Verde 2026 ha trovato il 70% del mare siciliano oltre i limiti di legge, con la costa etnea fuori norma in tutti e tre i punti di prelievo. Intanto la rete idrica disperde il 47,2% dell’acqua immessa, contro una media nazionale del 34,7%. Sul consumo del suolo, non è stato fatto molto per bloccarlo: anzi, dentro la città sono stati autorizzati ulteriori centri commerciali, anche a discapito di aree naturali. Nel quinquennio 2019-2024 i capoluoghi hanno consumato 4.726 ettari di suolo, come se fosse nata una città grande quanto Bologna, mentre la popolazione calava. Evidenzierei a proposito anche la mancata attuazione di una seria operazione di depavimentazione: il problema e il rischio di disastri idrogeologici restano incontrastati. In caso di bombe d’acqua, anch’esse effetto dei cambiamenti climatici, sono a rischio il territorio, la salute e la vita dei cittadini. Il ciclone Harry di gennaio ha mostrato quanto siamo esposti: in Sicilia ha causato piogge torrenziali, venti intensi e mareggiate eccezionali tra il 19 e il 22 gennaio 2026, con un impatto economico superiore al miliardo di euro”.
“Inceneritori danneggeranno la Sicilia”
Quali sono, dunque, in sostanza le problematiche ambientali più serie per Catania e in generale la Sicilia? La presidente Legambiente Catania risponde così al nostro quesito: “Per quel che concerne la gestione dei rifiuti, riteniamo che la situazione peggiorerà con la realizzazione dei due inceneritori, uno nell’area di Palermo e uno a Catania, nonchè con la mancata realizzazione di impianti di trasformazione delle materie, e quindi di riciclo. La Regione ha presentato i due termovalorizzatori a maggio 2026, mentre la differenziata resta molto indietro. Poi torno sulla mancata depurazione delle acque, che fa sì che il nostro mare sia uno dei più compromessi d’Italia. Attenzione anche al capitolo erosione costiera: “Il dossier ‘Coste siciliane alla deriva’ documenta che circa il 30% del suolo entro i primi 300 metri dalla costa siciliana è già consumato. Sulla sola costa ionica messinese, in circa 10 km, sono stati spesi oltre 72 milioni di euro in difese rigide, senza rimuovere alcuna causa dell’erosione – prosegue Viola Sorbello -. La mancanza di verde nei centri urbani, invece, rende la città cementificata e priva di ombra così come di permeabilità”. L’ambientalista tocca anche l’argomento della mobilità urbana: “Disastrosa – la definisce senza giri di parole – Crea inquinamento dell’aria, diseconomia e un danno alla salute dei cittadini. A Catania ci sono 82 auto ogni 100 abitanti (era 80 l’anno scorso), contro una media di 70, e solo 50 viaggi annui a testa sul trasporto pubblico, il dato peggiore tra le grandi città. Mobilitaria 2026 conferma Catania a livelli record, con 807 autovetture ogni mille abitanti. Per l’aria, secondo Mal’Aria 2026 il biossido di azoto dovrebbe calare del 33% per rispettare i nuovi limiti europei. Inoltre il coordinamento previsto tra Trenitalia, Circumetnea, metropolitana e AMTS non è mai stato realizzato.
“Misure in vigore a tutela dell’ambiente non sono sufficienti”
Cosa si può fare, quindi, per evitare il trend? Le misure in vigore per incentivare green e sostenibilità ambientale sono sufficienti o serve molto di più? Viola Sorbello è scettica a riguardo: “No, non sono sufficienti e sono inadeguate a cambiare il trend. Il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici ha 361 azioni, ma nelle ultime tre leggi di bilancio non sono state stanziate risorse per attuare neppure quelle prioritarie. Intanto la legge contro il consumo di suolo non arriva e quella sulla rigenerazione urbana resta un miraggio. Basterebbe seguire le indicazioni dell’Europa e guardare ad altre città, italiane ed europee, che hanno compiuto un cammino importante verso sostenibilità ambientale, vivibilità, salute dei cittadini ed economia. Basterebbe guardare le città in cima alla classifica di Ecosistema Urbano e vedere come i loro sindaci hanno lavorato, mettendo in campo strategie per aumentare il verde pubblico e migliorare la mobilità urbana: Mantova, prima in classifica, ha 93 alberi ogni 100 abitanti, Reggio Emilia ha 44,8 metri equivalenti di ciclabilità ogni 100 abitanti. Rimini ha la maggiore estensione di zone a traffico limitato, mentre Cosenza, la prima città del Sud, è entrata tra le prime dieci. Non bisogna inventare nulla: bisogna applicare ciò che altrove funziona già. L’Europa indica anche la direzione. Il regolamento sul ripristino della natura impone agli Stati di non ridurre gli spazi verdi urbani rispetto al 2024 e di aumentarli dal 2031, e di riportare i fiumi a un corso più libero. I piani nazionali dovevano essere approvati entro il 1° settembre 2026.
“Legambiente Catania attiva su promozione della sostenibilità e contrasto al dissesto ambientale: ecco cosa chiediamo”
A chiudere, la presidente Sorbello evidenzia come Legambiente Catania sia operativa su più fronti a tutela dell’ambiente e della sua sostenibilità: “Come circolo siamo impegnati su due direttrici: una di promozione e una di contrasto. Per quanto riguarda la prima, sollecitiamo le pubbliche amministrazioni a mettere in atto azioni virtuose, chiedendo ad esempio più verde pubblico, attraverso la creazione di parchi. Lo stiamo facendo con gli Orti della Susanna, un grande terreno che vorremmo diventasse un grande parco, e chiedendo che corso Martiri della Libertà venga trasformato in una zona a verde. Ma anche piste ciclabili, ZTL, pedonalizzazioni e zone 30 all’interno della città. Richiediamo anche un maggior trasporto pubblico con la realizzazione dei BRT, un sistema di trasporto economico ed estremamente efficiente, nonchè una migliore raccolta dei rifiuti e percentuali di differenziata più alte. Ci stiamo opponendo, anche attraverso azioni giudiziarie, agli inceneritori. Li riteniamo dannosi perché frenano il ciclo virtuoso dei rifiuti, che consente il riutilizzo dei materiali ed evita lo spreco di risorse naturali. Prima di ogni impianto dovrebbe esserci la differenziata, su cui la Regione stessa si impegna a salire fino al 65%.
Siamo contro la modifica del Piano Regolatore del Porto. Sosteniamo, infatti, che realizzi un disastro ambientale su una parte di scogliera preziosa, perché si trova proprio di fronte al centro urbano, e sui fondali annessi, con centri commerciali, edificazioni e strutture alberghiere: ulteriore cemento di cui la città non ha francamente bisogno. Se ne è parlato anche nella tappa catanese di Goletta Verde a luglio, dove il nuovo Piano regolatore del porto è stato definito al centro di un contenzioso confermato da una recente sentenza del TAR”.
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