Si apre una nuova fase per La Funtanazza, l’immobile situato all’interno della Riserva naturale Bosco d’Alcamo, da tempo al centro del dibattito politico e sociale. Il Libero Consorzio Comunale di Trapani ha deciso di revocare la procedura negoziata senza bando per l’utilizzo della struttura, avviando una revisione delle scelte precedenti con l’obiettivo di ridefinirne le finalità e puntare sulla fruizione collettiva. A spiegare le ragioni della decisione è il presidente del Libero Consorzio, Salvatore Quinci, che inserisce il provvedimento in una più ampia strategia di rilancio e valorizzazione delle aree protette del territorio.
“La revoca della procedura negoziata senza bando rientra nelle linee programmatiche del mio mandato amministrativo. Il rilancio e la valorizzazione delle Riserve è una priorità di governo che, in questo caso, ha portato a rivedere integralmente le scelte che erano state fatte in passato con la manifestazione d’interesse e l’avviso pubblico per l’utilizzo della struttura“, afferma Quinci. La decisione arriva dopo una serie di verifiche tecniche e amministrative e un confronto con le associazioni e i gruppi ambientalisti. Un percorso che ha portato a individuare la necessità di ripensare la destinazione dell’immobile, inserendolo in un progetto più ampio per l’intera area protetta.
“La volontà politica è stata diretta, fin da subito, a riorganizzare la gestione di una struttura che va recuperata e valorizzata in un disegno complessivo e di prospettiva che riguarda l’intera area protetta”, sottolinea il presidente, precisando che i tempi burocratici hanno seguito il loro corso. La possibilità di interrompere il procedimento era, inoltre, prevista dal disciplinare di gara e il Libero Consorzio ha scelto di avvalersi di questa clausola. Il punto centrale del progetto sarà la fruizione collettiva di La Funtanazza – che è stata occupata dal gruppo Muschio Ribelle che ne ha condotto una battaglia per anni – attraverso iniziative capaci di coniugare tutela ambientale, valorizzazione naturalistica e dimensione sociale. Per Quinci, tuttavia, la revoca rappresenta soltanto il primo passaggio di un percorso che dovrà essere costruito coinvolgendo le istituzioni locali e le realtà che si occupano della Riserva.
“Siamo tuttavia soltanto all’inizio di un percorso che va costruito in collaborazione con il Comune di Alcamo, il Consiglio provinciale, faccio riferimento, in particolare, all’attenzione della consigliera Laura Barone, e con le associazioni che si occupano della Riserva”, dichiara. La vicenda di La Funtanazza si inserisce, infine, nella più ampia esigenza di riorganizzare la gestione delle riserve naturali affidate al Libero Consorzio, migliorandone le attività e rafforzando i collegamenti tra le diverse aree protette. “Le aree protette gestite dal Libero Consorzio Comunale hanno bisogno di un significativo salto di qualità. Vanno ridefinite nelle loro attività e soprattutto vanno messe in rete”, conclude Quinci, ribadendo la volontà di investire le risorse disponibili e di promuovere una collaborazione tra istituzioni, associazioni e comunità locali. “Le Riserve sono patrimonio del territorio ed è il territorio, in tutte le sue componenti, che deve farsene carico con spirito unitario, mettendo in campo sinergie e senso di appartenenza”.
Questa la replica di Muschio Ribelle: “La Funtanazza non si privatizza. Il Libero Consorzio Comunale di Trapani ha revocato in via definitiva la procedura avviata per affidare a un soggetto privato l’immobile situato all’ingresso della Riserva naturale orientata Bosco d’Alcamo, sul Monte Bonifato. La decisione, motivata dall’ente con una «nuova valutazione dell’interesse pubblico», riconosce la necessità di valorizzare l’immobile come patrimonio della comunità, destinandolo a finalità ambientali, naturalistiche e sociali e garantendone una fruizione coerente con l’interesse collettivo. È un risultato importante, frutto della mobilitazione dal basso e della determinazione di una comunità che non ha mai smesso di difendere la Funtanazza come bene comune. Dopo aver già scongiurato in passato un tentativo di vendita dell’immobile, cittadine e cittadini, associazioni, studenti e volontari si sono mobilitati nuovamente contro la procedura negoziata senza bando, finalizzata all’affidamento del bene per l’apertura di un bar-ristorante. Una prospettiva che si contrapponeva al percorso di partecipazione e co-progettazione avviato sul territorio per restituire alla Funtanazza una funzione pubblica, sociale ed educativa. La revoca arriva anche grazie al sostegno delle mille persone che hanno firmato la petizione, delle associazioni che hanno sottoscritto la diffida e di tutte le realtà e le persone che hanno dedicato tempo, energie e impegno a questa battaglia. A tutte e tutti va il nostro ringraziamento. Questa vittoria dimostra che la partecipazione collettiva può incidere sulle scelte che riguardano il territorio e che la difesa dei beni comuni è una responsabilità condivisa. La Funtanazza non è soltanto un immobile: rappresenta un’opportunità concreta per costruire un diverso rapporto tra comunità, istituzioni e ambiente.
Da anni, infatti, una rete ampia e radicata nel territorio si prende cura del Monte Bonifato e del Bosco d’Alcamo attraverso attività di guardiania antincendio, presidio territoriale e tutela attiva della riserva. Parallelamente, è stato avviato un percorso cittadino di co-progettazione per dare vita al Centro Popolare di Protezione ed Educazione Ambientale, un progetto capace di mettere in relazione cura del bosco, educazione ecologica, formazione, ricerca e cultura. La revoca della procedura apre oggi una nuova possibilità: trasformare questa proposta in un progetto concreto, partecipato e duraturo, restituendo alla Funtanazza il ruolo di presidio ambientale e spazio aperto alla comunità, nel rispetto del valore naturalistico della riserva. Un luogo di incontro e apprendimento, ma anche di cittadinanza attiva, responsabilità collettiva e impegno per la legalità.
Adesso è il momento di andare avanti. Chiediamo che la decisione assunta dal Libero Consorzio si traduca in un percorso concreto di valorizzazione pubblica dell’immobile e che si apra un tavolo di co-progettazione con il Comune di Alcamo, il Libero Consorzio Comunale di Trapani e le realtà territoriali coinvolte, per costruire insieme il progetto Monte Bonifato Bene Comune. La mobilitazione che ha portato a questo risultato non si conclude oggi: entra in una nuova fase, quella della costruzione e della realizzazione di un’alternativa concreta alla privatizzazione. La Funtanazza è un patrimonio da custodire e restituire alla collettività. Il Monte Bonifato e il Bosco d’Alcamo hanno bisogno di luoghi, strumenti e presìdi permanenti capaci di rafforzare la tutela ambientale e il coinvolgimento delle comunità.