Spiace tornare a distanza di anni su cose già scritte. Tuttavia, appare incomprensibile e inaccettabile che nel 2026 ci sia ancora qualcuno che venda simboli che inneggiano alla mafia. Per le vie del centro storico di Marsala, nel cosiddetto “salotto buono” della città, alcune attività commerciali espongono, infatti, una serie di magneti ispirati al film “Il padrino”, con Marlon Brando-Vito Corleone in primo piano, una pistola sullo sfondo e qualche schizzo di rosso per richiamare una delle principali attività dei boss.
Probabilmente chi espone e vende questi pseudo gadget turistici non è che il terminale meno consapevole di una filiera che parte da lontano. Più discutibile è che 34 anni dopo le stragi di Capaci e via D’Amelio ci sia ancora qualcuno che produce impunemente materiale di questo genere, come se la mafia fosse un elemento della tradizione siciliana da proporre ai turisti che vogliono portarsi a casa un souvenir da appendere al frigorifero, indifferentemente dall’immagine della Valle dei Templi, di un cannolo o di una pianta di fichi d’India. Senza sapere, magari, che gadget ispirati al “Padrino” sono stati trovati a casa di Matteo Messina Denaro, che evidentemente li trovava in linea con i suoi gusti. Si potrebbe obiettare che la saga di Francis Ford Coppola è indiscutibilmente un capolavoro della cinematografia mondiale e che Marlon Brando rimane uno dei più grandi attori del ‘900. Tutto verissimo, ci mancherebbe. Ma i siciliani sono abituati a cogliere i sottotesti che stanno dietro a certe proposte apparentemente innocenti. E, probabilmente, non è casuale che qualcuno riproponga un’immagine di questo tipo e non quelle che si trovano in altre pregevoli pellicole realizzate in Sicilia (penso ai film di Rosi, Germi e Visconti fino a Tornatore e agli autori più contemporanei).
Il caso marsalese, va detto, non è isolato. La questione dei simboli mafiosi spacciati per gadget turistici si ripropone da tempo e in diversi luoghi ha prodotto contestazioni e dure prese di posizione. Negli ultimi anni, a Cinisi e ad Agrigento sono state emanate ordinanze sindacali che hanno disposto il divieto di esposizione e vendita di tali souvenir, ritenendo che in qualche modo alimentino la sub-cultura mafiosa, mortificando l’impegno di quanti si sono impegnati nel tempo per dare alla Sicilia una diversa identità.
Un provvedimento di questo genere potrebbe essere adottato anche a Marsala, città che ha sofferto la violenza e i condizionamenti della criminalità organizzata, ma che è anche stata capace nel tempo di mostrare una reale volontà di cambiamento nel segno della legalità e della libertà. Non risolverà tutti i problemi che la città continua ad avere nel rapporto che lega alcuni suoi ambienti con il sodalizio mafioso. Ma, quantomeno, ci consentirà di evitare la reiterazione di un’immagine sgradevole, che dovrebbe essere ormai lontana anni luce dal modo con cui la Sicilia si propone ai suoi visitatori.