I maiali e l’ignoranza

Claudia Marchetti

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I maiali e l’ignoranza

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mercoledì 20 Maggio 2026 - 07:00

Ci sono errori che pesano più di altri. E ci sono parole che, quando pronunciate da chi ricopre incarichi istituzionali, non possono essere archiviate con leggerezza. Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha dichiarato pubblicamente che Piersanti Mattarella sarebbe stato ucciso dalle Brigate Rosse. Non dalla mafia. Solo il giorno dopo è arrivata la rettifica: un lapsus. Ma un lapsus dopo 24 ore è il sintomo di una superficialità che inquieta. Perché la storia italiana non è un quiz da salotto. E se pensavamo che quella di Valditara fosse una cantonata enorme, ci ha pensato il presidente del Senato Ignazio La Russa ad alzare ulteriormente l’asticella del cattivo gusto. L’onorevole siciliano ha dichiarato che avrebbe fatto “volentieri una seduta a tre” con Mara Carfagna e Mariastella Gelmini, aggiungendo che non sarebbe stato “neppure tanto male”. Una battuta, diranno. Sempre così: quando la politica scivola nel sessismo, ci si rifugia dietro l’ironia. Eppure il contesto conta, soprattutto quando quelle parole arrivano dopo che il figlio dello stesso La Russa era stato accusato di violenza sessuale, salvo poi vedere il caso archiviato.

Il peggio arriva però da Mazara del Vallo: il coordinatore comunale di Fratelli d’Italia Gaspare Costa ha commentato così i fatti di Modena – dove Salim El Koudri si è lanciato con l’auto contro la folla causando feriti gravi -: “L’assassino di Modena è un marocchino nato in Italia, non è italiano! Un maiale che nasce in una stalla di cavalli è e rimarrà un maiale, non un cavallo!”. Parole che disumanizzano e che ignorano la realtà dei fatti: Salim non risulta affiliato ad alcun gruppo fondamentalista, viveva da anni un grave disagio psichico, era nato in Italia e aveva una laurea in economia, inoltre a fermarlo, insieme a un italiano, sono stati un egiziano e due pakistani. La frase di Costa mi fa pensare a “La fattoria degli animali” di George Orwell. Nel romanzo, i maiali guidati da Napoleone passano dall’essere simboli di una rivoluzione egualitaria a oppressori peggiori degli uomini che avevano cacciato. Orwell ci ricorda che ogni rivoluzione, ogni ideologia, ogni potere, fallisce quando il popolo smette di vigilare. E il motore è l’ignoranza delle masse, facilmente manipolabili attraverso slogan e bugie. Maiali e cavalli saranno pure diversi, ma nella stessa stalla un cavallo può imparare a grugnire e un maiale a nitrire. E quando succede, il problema non è più l’animale, ma la stalla, la società, questo Paese. 

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