Favignana, la bellezza contesa e la nuova struttura alla Praia

redazione

Favignana, la bellezza contesa e la nuova struttura alla Praia

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domenica 04 Ottobre 2026 - 07:00

Ci sono luoghi che non hanno bisogno di essere raccontati. Basta guardarli. La Praia, a Favignana, è uno di questi. la distesa del litorale, il mare davanti all’ex Stabilimento Florio, la pietra, la luce che cambia durante il giorno: un paesaggio nel quale storia e natura sembrano essersi date appuntamento. È forse per questo che, quando sull’arenile è comparsa una nuova struttura, tanti isolani hanno sentito il bisogno di andare a vedere. Non per sentito dire, ma con i propri occhi facendo correre le foto sui social. E quello che hanno visto ha riaperto una domanda che a Favignana torna ciclicamente, ogni volta che una nuova concessione prende forma lungo la costa: quanto può crescere l’offerta turistica senza consumare proprio ciò che rende quest’isola unica?

La nuova struttura davanti all’ex Florio

Il nuovo pergolato sorge su area demaniale, a pochi passi dall’ex Stabilimento Florio. Accanto ce n’è già un altro, presente da circa vent’anni. E intorno alla vicenda, nel frattempo, si è riacceso un confronto che va ben oltre i confini di quel tratto di spiaggia. Perché le richieste di nuove strutture lungo le coste dell’isola sarebbero ormai decine. E il timore di molti è che, una dopo l’altra, possano produrre un effetto complessivo difficile da invertire. C’è un dettaglio che rende questa storia particolarmente significativa. La Praia, oggi compresa nell’area portuale, è destinata a cambiare volto. Nell’ambito delle opere di compensazione previste per la messa in sicurezza del porto di Favignana, infatti, è prevista l’esclusione dell’arenile dall’ambito portuale e la sua trasformazione in spiaggia balneabile. Una prospettiva che dovrebbe restituire alla Praia una nuova funzione e una maggiore fruibilità. Eppure, proprio mentre questo futuro viene delineato, davanti all’ex Florio viene autorizzata una nuova struttura. È questo il cortocircuito che ha fatto discutere. Non soltanto una questione di autorizzazioni, dunque, ma una domanda più ampia sul senso delle scelte che riguardano il territorio: quale idea di Praia si vuole costruire?

Il Comune aveva detto no

Nel caso specifico, il Comune di Favignana aveva espresso un’opinione precisa. Chiamato a pronunciarsi dal Demanio, l’ente locale non è rimasto in silenzio e ha formalizzato il proprio parere contrario. Nella nota del 4 giugno, firmata dal responsabile del V Settore, architetto Leonardo Fici, il Comune ha evidenziato il contrasto tra l’intervento proposto e le opere di compensazione previste per la zona. Il Comune, successivamente, ha anche cercato di fermare l’avvio dei lavori. Con una nota del 21 settembre ha diffidato la ditta e chiesto al Demanio di revocare l’autorizzazione. La concessione, però, è rimasta in piedi. Ed è proprio questa circostanza ad aver trasformato una vicenda apparentemente locale in un caso politico e amministrativo. Il sindaco Giuseppe Pagoto ha affidato ai social la sua reazione, contestando apertamente la gestione di alcune concessioni demaniali nelle Egadi. Il primo cittadino ha parlato di concessioni rilasciate o rinnovate nonostante pareri contrari del Comune e ha chiesto la revoca di quelle adottate in difformità rispetto alle posizioni dell’amministrazione locale.

La battaglia per le coste

Al di là delle singole procedure, nelle parole del sindaco c’è un principio destinato a diventare centrale nel confronto: il demanio non è semplicemente uno spazio disponibile per nuove attività, ma un patrimonio collettivo. Ed è proprio sulla destinazione di questo patrimonio che Favignana sembra essere chiamata a discutere. Ridurre tutto alla struttura della Praia sarebbe probabilmente un errore. La questione è più vasta e riguarda l’intera fascia costiera dell’isola. Da anni associazioni e comitati segnalano la progressiva presenza di strutture sulle aree demaniali. Il comitato ”Salviamo lo Stornello e le Egadi” ha più volte sollecitato gli enti competenti a intervenire e ha presentato esposti e diffide, chiedendo una pianificazione capace di governare il fenomeno e l’applicazione di norme che esistono. La precisazione del comitato è netta: non si tratta di una battaglia contro il singolo concessionario o contro chi svolge un’attività economica. Il problema, sostengono, è stabilire una regola generale. Perché se le richieste sono decine, non si può guardare soltanto alla singola concessione. Occorre guardare alla costa nel suo insieme. E la costa, a differenza di un’attività commerciale, non può essere spostata quando lo spazio finisce.

Il rischio dell’effetto somma

Il rischio è l’effetto somma. È questa forse la parte meno visibile della trasformazione. Una struttura, presa isolatamente, può sembrare poca cosa. Un pergolato, un chiosco, una pedana, uno spazio attrezzato. Ma quando gli interventi diventano numerosi, il paesaggio comincia a cambiare attraverso una somma di piccoli cambiamenti. Il problema non è più il singolo manufatto. È ciò che accade quando molti manufatti finiscono per occupare progressivamente lo stesso bene: la costa. Favignana non è un luogo qualunque. Fa parte dell’arcipelago delle Egadi, un territorio nel quale la dimensione ambientale e paesaggistica rappresenta una componente essenziale della sua identità. E proprio per questo ogni trasformazione delle aree costiere assume un peso che va oltre i pochi metri quadrati occupati da una struttura. Il rischio, secondo quanti chiedono maggiore tutela, è quello di compromettere nel tempo il paesaggio e gli equilibri di uno degli habitat naturalistici più preziosi della Sicilia. C’è poi un’altra particolarità. L’autorizzazione della nuova struttura prevede che il manufatto venga smontato a metà ottobre. Una presenza dunque temporanea, almeno sulla carta. Ma la discussione che ha generato è tutt’altro che temporanea.

Quale isola per il futuro?

Perché il vero interrogativo riguarda ciò che accadrà dopo: quali altre richieste arriveranno, quali verranno autorizzate, quali saranno respinte e soprattutto quale sarà il disegno complessivo dell’isola. È su questo terreno che si gioca la partita. Durante il Consiglio comunale straordinario del 21 agosto, il sindaco aveva già annunciato la richiesta di rivedere e valutare l’eventuale revoca delle concessioni rilasciate attraverso il meccanismo del silenzio-assenso. Una presa di posizione che indica la volontà dell’amministrazione di affrontare il problema non più come una somma di singoli episodi, ma come una questione generale. Ed è probabilmente proprio questa la strada sulla quale si concentrerà il confronto nei prossimi mesi. Perché la domanda che arriva dalla Praia non riguarda soltanto un pergolato. Riguarda il modello di isola che si vuole consegnare al futuro. Favignana ha costruito gran parte della propria fortuna sulla bellezza dei suoi paesaggi, sulla trasparenza del mare, sulle coste ancora riconoscibili, sulla straordinaria relazione tra natura e storia. Il turismo vive anche di questo. E allora il punto non è scegliere tra sviluppo e tutela come se fossero necessariamente due idee inconciliabili. Il punto è decidere come svilupparsi senza consumare il patrimonio che rende possibile quello sviluppo. Alla Praia, intanto, il nuovo manufatto è lì, accanto a quello che esiste da vent’anni. Di fronte, il mare. Sul mare. Alle spalle, l’ex Florio.  E sullo sfondo, una domanda che riguarda tutta Favignana: quanta parte della sua bellezza può ancora essere messa a disposizione prima che quella stessa bellezza cominci a scomparire?

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