“Non voglio morire”: il racconto di chi ha salvato i bambini dello scuolabus di Mazara

Luca Di Noto

“Non voglio morire”: il racconto di chi ha salvato i bambini dello scuolabus di Mazara

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sabato 06 Giugno 2026 - 07:00

Ci sono eventi, spesso tragedie, che restano impresse nella memoria di una intera comunità. L‘incidente dello scorso 29 maggio all’incrocio tra via Salemi e via Rosario Ballatore appartiene senza dubbio a uno di questi, ma in questo caso la tragedia è stata fortunatamente evitata. Dietro numeri e verbali, ricostruzioni della dinamica, restano le immagini di uno scuolabus ribaltato su una fiancata, le urla dei bambini, la paura di non farcela e il coraggio di chi, senza pensarci due volte, ha messo da parte il proprio istinto di sopravvivenza per salvare gli altri.

Il coraggio di Daniela e Vito

A raccontare quei momenti è Daniela Di Maio, una delle assistenti presenti sullo scuolabus. “È stata un’esperienza che auguro non si ripeta più per nessuno. Abbiamo reagito d’istinto, cercando di portare fuori i bambini al più presto perché non sapevamo se il mezzo avrebbe preso fuoco. C’era sangue, i bambini gridavano, chi voleva la mamma, chi cercava lo zaino. Uno mi ha abbracciata e mi ha detto: ‘Non voglio morire’”. Parole crude, che restituiscono la drammaticità di quei minuti. “Ho cercato di confortarli tutti. Ho trovato una forza materna che non sapevo di avere pensando ai miei figli. E non nascondo che ho avuto paura di non rivederli più”, afferma piangendo. Accanto a lei c’era Vito Ingrande, un giovane eroe, padre di una bambina di soli sei mesi. Quel giorno non avrebbe nemmeno dovuto essere su quello scuolabus. “Grazie a Vito – racconta Daniela – perché non faceva la nostra tratta. Quel giorno ha deciso di venire con noi. Non so se ce l’avremmo fatta senza di lui”. Mentre l’autista, comprensibilmente sotto shock per l’accaduto, cercava di riprendersi, Daniela e Vito hanno iniziato a mettere in salvo i bambini. “Ho detto a Vito di non abbandonarmi. Io ero dentro il mezzo e cercavo di passargli i bambini attraverso l’unico spiraglio che vedevo. Lui li prendeva da fuori. Non c’era altro modo per farli uscire”. Daniela è stata poi l’ultima ad abbandonare lo scuolabus. “Sono uscita per ultima, non ho cercato di scappare. Ho preferito fare uscire prima tutti gli altri. Quando siamo riusciti a metterli in salvo ho cercato di radunarli accanto a me. Non guardavo nemmeno le mie ferite. Pensavo soltanto a loro”.

Una tragedia sfiorata e il riconoscimento della comunità

A sottolineare il valore di quel gesto è stato anche don Antonino Favata. “Non era facile, ma hanno avuto un’immediatezza e una razionalità istintiva, materna e paterna, nel mettere subito in salvo i bambini. Sono rimasti lì fino a quando anche l’ultimo bambino non è stato fuori dal mezzo. Poteva essere una tragedia immane. Credo che una mano dall’alto abbia custodito i nostri bambini”. Mentre sul luogo dell’incidente si consumavano attimi di tensione e paura, all’ospedale “Abele Ajello” si attivava una macchina dei soccorsi senza precedenti.Non sapevamo cosa stesse arrivando”, racconta la dottoressa Andreina Burgio, medico del Pronto Soccorso. “Eravamo stati allertati e si sono presentati tutti: anestesisti, cardiologi, chirurghi, medici di medicina interna. È stata una vera emergenza”. Ambulanze che arrivavano una dopo l’altra, bambini da visitare, esami da effettuare e decisioni da prendere in pochi minuti. “Come sapete, la pediatria a Mazara non c’è e questo ha reso tutto ancora più complesso. Dovevamo capire rapidamente la gravità delle condizioni dei piccoli pazienti e individuare le strutture più adatte per i trasferimenti”.

L’emergenza e il lieto epilogo

Fortunatamente, nessuno è in pericolo di vita e anche chi sembrava in condizioni più preoccupanti sta bene. “I bambini trasferiti a Palermo stanno bene. Anche quelli ricoverati a Marsala e Trapani stanno bene. Alcuni sono stati dimessi quasi subito. È andata bene, ma poteva andare molto peggio”. La stessa dottoressa Burgio ha voluto rendere omaggio a Daniela e Vito. “Portano ancora addosso i segni di quello che hanno fatto quel giorno. Daniela era dentro il mezzo e sollevava i bambini. Vito li prendeva da fuori. È stata questa la dinamica che ha consentito di metterli in salvo”. Grande sollievo per una tragedia evitata e la consapevolezza che, nei momenti più difficili, una comunità sa ancora trovare il meglio dentro di sé, che sia nelle mani di chi soccorre, nella professionalità dei medici, nella solidarietà di chi corre ad aiutare o, come in questo caso, nel coraggio di due persone che, davanti alle urla di bambini impauriti, hanno scelto di restare.

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