Ragusa: “Con il progetto ViEnergy la Sicilia potrebbe diventare l’Arabia Saudita verde del Mediterraneo”

Vincenzo Figlioli

Ragusa: “Con il progetto ViEnergy la Sicilia potrebbe diventare l’Arabia Saudita verde del Mediterraneo”

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martedì 07 Aprile 2015 - 19:51

Si è concluso nei giorni scorsi, con la presentazione dei risultati al Castello Utveggio di Palermo, il progetto di ricerca ViEnergy. Un lavoro che mira a individuare nuovi strumenti per limitare l’inquinamento attraverso l’utilizzo di soluzioni provenienti dalla natura e che ha visto in prima fila l’enologo Mario Ragusa dell’Istituto Regionale Vini e Oli di Sicilia.

A che novità siete giunti alla fine del vostro studio?

La chiusura del progetto Vienergy ha ulteriormente messo in risalto la possibilità di sfruttare una quantità di energia enorme, fino ad arrivare a un vino a emissione zero. Nel corso dell’iniziativa tenutasi al Castello Utveggio ho relazionato sugli esiti della parte del progetto incentrata sulla valorizzazione di uno scarto di cui non si è mai tenuto conto fino ad adesso, ovvero l’anidride carbonica di fermentazione. Sappiamo che il mosto si trasforma in vino attraverso un processo biochimico dove i lieviti utilizzano gli zuccheri come fonte di carbonio, lo trasformano in alcol, però viene fuori da questa reazione biochimica che ha una quantità di anidride carbonica verde, non influente dal punto di vista dell’inquinamento perché è la stessa Co2 che la pianta aveva assorbito nella fase di vinificazione. In un primo tempo ci siamo applicati per capire quale potrebbe essere l’uso immediato di quest’anidride carbonica. Ne abbiamo verificato la purezza, certificata al 99% e l’abbiamo utilizzata in tutti i processi di cantina ove era necessario proteggere le uve o i mosti durante la fase di vinificazione. Abbiamo anche coltivato dei microorganismi, le microalghe…E’ noto che man mano che la popolazione cresce diventa sempre più difficile avere cibo a sufficienza per tutti. Proprio per questo, grosse nazione come USA e Giappone hanno puntato sulla coltivazione di microalghe, organismi ad accrescimento rapido che utilizzano come fonte di carbonio la Co2. Noi abbiamo montato due fotobioreattori, abbiamo insufflato quest’anidride carbonica che veniva dalle vasche di fermentazione e abbiamo attuato una sperimentazione presso le Cantine Colomba Bianca. Abbiamo constatato che questi microorganismi raddoppiavano come massa nel giro di 15 giorni, non appena sollecitavamo la crescita con l’anidride carbonica di fermentazione. Sul finire del progetto, invece, personalmente ho focalizzato l’attenzione su una misura adottata dall’Audi, che ha costruito un’autovettura di fascia alta alimentata a energia verde. In una località a nord di Dusseldorf, l’Audi ha costruito un impianto, ove, recuperando da varie attività agroindustriale l’anidride carbonica di fermentazione, attraverso la reazione di Sabatier, si produce gas metano verde. L’azienda lo immette nella rete nazionale metanifera e tutti i clienti che acquisteranno questa vettura potranno utilizzare questo metano verde. Incuriosito, mi sono messo in contatto con l’ingegnere Capriccioli dell’Enea e mi sono confrontato con lui. La quantità di anidride carbonica che viene dalla fermentazione è elevatissima, 85 grammi per un litro di mosto in fermentazione. La Cantina Europa, per fare un esempio, che fermenta mediamente 500.000 ettolitri l’anno, potrebbe produrre ogni anno 4200 tonnellate di anidride carbonica pura. Se venisse trattata in questi impianti speciali, darebbe luogo alla produzione di due milioni e mezzo di metri cubi di gas metano verde. L’ingegnere Capriccioli la definisce come l’anticamera del passaggio alla tecnologia dell’idrogeno. Sappiamo bene che è molto difficile utilizzare l’idrogeno come vettore energetico, mentre il metano è attualmente sfruttato e utilizzato. Per cui ci siamo messi a lavorare, Capriccioli ha già il know e un prototipo che ha sviluppato nell’ambito di un altro progetto, il Pro Geo, e adesso siamo pronti per questa nuova sfida. Noi vorremmo che la Sicilia diventasse l’Arabia Saudita verde del Mediterraneo. La produzione di questa quantità enorme di gas metano potrebbe azzerare in toto la quantità che si utilizza per la coltivazione delle vigne.

Per passare dallo studio alla sua applicazione occorrono però le risorse economiche e la volontà politica.

Io penso che non abbiamo alternative. Oggi sento parlare i futuri candidati a sindaco, ma nessuno parla concretamente di come rilanciare l’asse portante della nostra economia, la vitivinicoltura. Noi andiamo avanti e i numeri che abbiamo raccolto ci danno forza e ci consentono di poter pensare di proseguire anche con capitali privati. Da dieci anni lavoriamo per capire come far fare il salto di qualità alla produzione di vini a emissione zero.

Qualche mese fa aveva invitato la Regione Sicilia a dare una direttiva ai Comuni affinché tutti i mezzi pubblici utilizzassero il bioetanolo.

Alcuni mesi fa abbiamo testato un additivo da mescolare al gasolio dei mezzi pubblici, a base di etanolo, l’alcol etilico ottenuto dai sottoprodotti del vino. I quantitativi che abbiamo provato in miscela sono del 2.5%. E’ venuto fuori, certificato dalla Comunità Europea, che mettendo il 2,5% di etanolo con quest’additivo nel gasolio, il particolato che crea disagi all’apparato respiratorio, si riduce del 30%.

Che costi avrebbero i Comuni?

Sono anni che mi sento fare questa domanda. Il Fondo Monetario Internazionale ha effettuato uno studio in base a cui è stato dimostrato che quando si usano combustibili fossili in ambito urbano, si generano costi in termini di malattie e cure pari a dieci dollari per ogni litro di gasolio consumato. Mi chiedo: conviene spendere poco per acquistare il carburante e poi pagare le spese collaterali che hanno creato problemi notevoli alla popolazione. O pagare venti centesimi in più il gasolio comune con quest’additivo e ridurre sensibilmente i rischi per la salute dei cittadini? Sarebbe inoltre auspicabile la riduzione dell’uso delle autovetture private nel centro storico. Il 60% del consumo energetico a cui si fa riferimento nell’ultimo Paes del Comune di Marsala è dovuto alla mobilità urbana. Un costo che non possiamo più permetterci. Occorre puntare sui mezzi pubblici urbani, investire sulla ferrovia e trasformarla in metropolitana di superficie…

Si dice sempre e non si fa mai…

Tocca ai cittadini cominciare a pensare in maniera diversa. Scelgano chi può portare avanti queste idee, piuttosto che i parenti o gli amici.

Si potrebbe parlare di questi temi in una seduta aperta del Consiglio comunale.

Sarebbe un piacere. Oltre alle questioni che riguardano lo sfruttamento di tutti gli scarti dell’industria vitivinicola, ho proposto nel Paes anche un impianto di biodigestione consortile della frazione organica. Si potrebbe ottenere anche lì gas metano dalla spazzatura, con un risparmio notevole. Ottenere una quantità di fertilizzante da redistribuire ai nostri agricoltori. Mi auguro che i candidati vogliano tenere tavoli tecnici su questi argomenti. Parteciperei volentieri.

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