La vera politica è l’arte di governare

Carlo Alberto Tregua

La vera politica è l’arte di governare

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Carlo Alberto Tregua |
giovedì 18 giugno 2026 - 6:15
La vera politica è l’arte di governare

Parlamento, foto di repertorioCamera dei Deputati Politiké è una parola derivante dal greco antico che...

Politiké è una parola derivante dal greco antico che vuol dire “tecnica”, “organizzazione”, “deontologia”: qualità indispensabili di chi ha la responsabilità di gestire il Popolo. Da esso promana il potere, una sorta di delega che poi chi governa e chi fa le leggi dovrebbe onorare con le sue migliori capacità.

Tecnica, organizzazione e deontologia: i veri requisiti per chi governa

Possiamo ragionevolmente dichiarare che questa classe istituzionale (che non vogliamo definire partitocratica) usa “tecnica”, “organizzazione” e “deontologia” nei suoi atti? Lasciamo a voi, gentili lettori, la risposta. Ciò a prescindere dall’idea o ideologia che ognuno ha, non più distinguendo fra le vecchie posizioni di Destra, Sinistra o Centro.

Qui non si tratta della collocazione ideologica di chi governa, bensì della sua moralità e della sua capacità a fare il bene degli italiani, di tutti gli italiani. Il bene di tutti gli italiani – l’abbiamo scritto più volte – deve partire da una ferrea lotta alle lobby, ai centri di potere, a tutti gli egoisti che cercano di tirare il lenzuolo dal proprio lato, scoprendo gli altri.

Da De Gasperi a Pertini: l’eredità morale dei grandi statisti del passato

Per fare questa azione, che i grandi del passato come De Gasperi, Martino, La Malfa, Pertini e altri fecero, morendo quasi poveri, bisogna avere forti doti morali e la capacità di resistere alle pressioni che continuamente sono esercitate su coloro che gestiscono le istituzioni nazionali, regionali e locali.

La minaccia di chi esercita queste pressioni è che quando arrivano le elezioni il loro appoggio non viene dato. Non sappiamo se tale minaccia sia concreta o meno, sappiamo però che essa non dovrebbe spaventare chi governa perché ha ricevuto l’incarico di gestire il bene pubblico, che viene prima di ogni altra cosa.

Interesse generale prima di tutto: il principio eterno della classe dirigente

Utopia? Può darsi, ma questi sono i principi eterni cui dovrebbe ispirarsi la classe dirigente che, intendiamoci, non è solo quella istituzionale. Vi è infatti la classe dirigente burocratica, imprenditoriale, professionale e tante altri importanti categorie, ognuna delle quali dovrebbe avere ben presente che prima viene l’interesse generale e poi quello della propria categoria e individuale.

Tutto ciò viene scritto su questo giornale da mezzo secolo, ma non ha prodotto alcun risultato perché il declino morale delle istituzioni è stato continuo.

La politica come arte: creatività, cultura e organizzazione per governare bene

La vera politica è l’arte di governare. L’arte ha bisogno di creatività, sensibilità, intelligenza e soprattutto di cultura e di competenze per potere esercitare il proprio dovere, con un’organizzazione efficiente, secondo la quale tutti coloro che hanno un obiettivo da raggiungere devono calendarizzare la propria attività per realizzarlo nei tempi previsti. Ovviamente non si tratta di realizzare solo l’obiettivo finale, ma anche quelli intermedi.

Nord e Sud: il divario territoriale che la buona politica dovrebbe colmare

Se tutto funzionasse con puntualità, il nostro Paese farebbe un grosso balzo in avanti. E lo farebbe nel suo insieme, non solo le otto Regioni del Nord e in parte le quattro centrali, ma anche le otto Regioni del Sud, che attualmente arrancano e vedono aumentare enormemente le differenze sociali, economiche e territoriali rispetto al Settentrione.

Insomma, vorremmo che si sviluppasse l’eguaglianza, che le Regioni del Sud, considerate dall’Europa “meno o sottosviluppate”, non restassero in quest’ambito ma, con un colpo di reni della propria classe istituzionale, cercassero di diminuire tali differenze.

I tre doveri del cittadino: votare, scegliere con coscienza e vigilare

Ritorniamo a coloro che devono scegliere i migliori soggetti, a prescindere dal loro colore politico e dalla loro ideologia, per governare il Paese e per governare Regioni, Province e Comuni.

I cittadini, che in Democrazia hanno un unico potere, quello del voto, non devono rinunziare a esso perché quando una persona non va a votare di fatto raddoppia il valore del voto di chi invece ci è andato.

Quindi, il primo dovere, sancito dall’articolo 48 della Costituzione, è quello di andare a votare; il secondo dovere è di rifiutare le richieste di votare questo o quello perché amico o parente, ma di guardare il curriculum dei candidati, a prescindere dalle liste e dai partiti, e con coscienza dare il proprio voto a chi si ritiene il migliore. Il terzo dovere riguarda l’attività continua che devono svolgere i cittadini nello stigmatizzare i comportamenti non idonei dei responsabili delle istituzioni, in modo tale da formare un’Opinione pubblica attiva, che controlli chi fa e chi non fa. Come? Con l’informazione!

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  • Editoriale

Fonte: QdS.it