A cinque anni dal grande rogo che nel 2020 devastò gran parte di Montagna Grande, il territorio torna a fare i conti con una nuova tragedia ambientale. L’incendio sviluppatosi il 13 giugno scorso ha nuovamente percorso gran parte dell’area demaniale tra i territori di Trapani e Salemi, riaccendendo polemiche e interrogativi sulla prevenzione, sulla gestione forestale e sulle responsabilità che potrebbero aver favorito il disastro.
La triste recente storia che si ripete
L’Amministrazione comunale di Trapani ricorda come già nel 2020, dopo il vasto incendio che tra il 31 luglio e il 1° agosto mandò in fumo circa 800 ettari di bosco e 200 ettari di macchia mediterranea, fossero stati lanciati precisi allarmi e avanzate richieste formali alla Regione Siciliana. Quel rogo, che interessò anche il territorio di Salemi, causò danni ambientali enormi e aggravò il rischio idrogeologico dell’intera area. In quell’occasione il Comune sollecitò l’Azienda Foreste della Regione ad avviare le procedure necessarie per la rigenerazione del bosco e presentò una denuncia finalizzata ad accertare eventuali responsabilità dirette o indirette, annunciando la volontà di costituirsi parte civile qualora fossero stati individuati i responsabili. “Già allora avevamo chiesto interventi concreti e accertamenti sulle responsabilità”, ricordano il sindaco Giacomo Tranchida e l’assessore Giuseppe Pellegrino. Pellegrino fu anche ascoltato dall’autorità giudiziaria, ma da allora, sottolineano, non sarebbero arrivate notizie sull’iter delle indagini né riscontri da parte della Forestale.
La mancata pulizia della vegetazione una delle cause
Secondo il Comune, uno dei problemi principali riguarda la mancata rimozione della vegetazione distrutta dall’incendio del 2020. Alberi morti, tronchi e biomassa combustibile sarebbero rimasti per anni nelle aree percorse dal fuoco, rendendo impraticabili molte stradelle forestali e creando le condizioni ideali per la propagazione di nuovi incendi. Eppure Montagna Grande, ricordano gli amministratori, per decenni era rimasta sostanzialmente indenne dai grandi incendi grazie a una gestione forestale che prevedeva vasche di accumulo dell’acqua, viali parafuoco efficienti, torrette di avvistamento e attività di controfuoco coordinate da personale qualificato.
Il nuovo incendio
Il nuovo incendio del 13 giugno sarebbe partito dalla zona di Casal Monaco e, complice il cambiamento della direzione del vento, avrebbe rapidamente coinvolto l’intera area boschiva. I punti di innesco sarebbero stati almeno tre, circostanza che alimenta il sospetto di un possibile disastro ambientale di origine colposa o dolosa. Per contrastare le fiamme sono intervenuti Canadair, elicotteri della flotta regionale antincendio e mezzi dell’Aeronautica Militare di Birgi. Tuttavia, secondo alcune valutazioni tecniche richiamate dall’Amministrazione comunale, sarebbe stato opportuno intervenire tempestivamente anche a terra con la creazione di ampie fasce parafuoco mediante mezzi meccanici, nel tentativo di rallentare o bloccare l’avanzata del fronte di fuoco.
Una mobilitazione cittadina
Adesso, dopo quello che viene definito il “funerale di Montagna Grande”, il Comune di Trapani annuncia l’intenzione di promuovere una mobilitazione che coinvolga cittadini, professionisti del settore ambientale, tecnici forestali, ingegneri e numerosi ex operai forestali. L’obiettivo è costituire un gruppo tecnico-legale capace di avanzare proposte concrete per la rinascita del bosco. Tra le richieste figurano una deroga alle norme che limitano gli interventi nelle aree percorse dal fuoco, la rimozione delle piante morte residue degli incendi precedenti e un piano di recupero forestale che favorisca la rigenerazione naturale delle conifere e il recupero della lecceta nelle zone più alte. “Montagna Grande appartiene formalmente al Demanio regionale, ma prima ancora appartiene alle comunità che vivono questo territorio”, sottolinea l’Amministrazione. Un patrimonio ambientale che, dopo l’ennesimo incendio, cittadini e istituzioni locali non intendono più osservare da spettatori passivi davanti a quella che definiscono una tragedia annunciata.