Il rendering dei due progetti per Catania e PalermoTermovalorizzatori di Catania e Palermo - rendering...
Associazioni ambientaliste, associazioni della società civile e sindacati non hanno partecipato all’audizione telematica convocata per oggi dal dipartimento Ambiente della Regione siciliana sui progetti dei termovalorizzatori a Palermo e Catania.
I tre motivi del No
Sono tre i motivi, spiegano in una nota stampa: “riprogettazione occulta e tempi-farsa, inchiesta pubblica negata e violazione del diritto europeo”.
Al centro della contestazione, dunque, vi sono innanzitutto i tempi concessi per esaminare le modifiche ai progetti. La Regione ha fissato in 15 giorni. Fanno notare le associazioni: “Peraltro nel periodo di Ferragosto”, il termine per analizzare 184 nuovi elaborati tecnici. Secondo le associazioni non si tratterebbe di semplici integrazioni documentali, ma di una sostanziale riprogettazione degli impianti, tale da richiedere la riapertura dei termini ordinari previsti dalla normativa.
A questo si aggiunge il rigetto della richiesta di indire un’inchiesta pubblica. Le associazioni contestano alla Regione di aver sostituito un confronto pubblico su opere considerate di forte impatto ambientale e sanitario con una semplice audizione telematica. Una scelta che, a loro avviso, comprimerebbe ulteriormente gli spazi di confronto e partecipazione previsti dalla normativa nazionale ed europea.
La protesta riguarda anche il mancato accoglimento della richiesta di proroga. Secondo le associazioni, la decisione sarebbe in contrasto con i principi di partecipazione effettiva sanciti dalla Convenzione di Aarhus, che garantisce ai cittadini e alle organizzazioni interessate la possibilità di incidere sui procedimenti relativi all’ambiente.
“Pronti a rivolgerci al Tar”
E così Legambiente Sicilia, Wwf Sicilia, Zero Waste Sicilia, Lipu Sicilia, Associazione idrotecnica italiana-Sicilia orientale, Cgil Sicilia, Arci Sicilia, Federconsumatori Sicilia, Italia Nostra Sicilia e M5S Sicilia hanno già notificato alla Regione una formale diffida. E avvertono: se le procedure di valutazione e autorizzazione dei due inceneritori dovessero proseguire secondo le modalità contestate, sono pronti a rivolgersi al Tar, ipotizzando profili di eccesso di potere, carenza di istruttoria e violazione di legge.
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