Gino Astoria e Eduardo Saitta, foto Teatro Angelo MuscoGino Astoria e Eduardo Saitta nell'opera 'L'ultima...
E se la vita fosse un’opera teatrale di cui conosciamo il ruolo, ma non sempre la trama?
“Si chiude una porta, si apre un mascolino”. In ‘L’ultima prima’, la commedia scritta e diretta da Francesca Ferro, anche una via d’uscita improbabile può diventare l’occasione per continuare a recitare. Ad accogliere lo spettacolo al Teatro Angelo Musco di Catania, una platea gremita che ha seguito e apprezzato una rappresentazione capace di trasformare il caos dietro le quinte in una riflessione ironica sulla paura di sbagliare e sulla necessità di improvvisare quando le cose non vanno come previsto.
È da questo gioco tra finzione e realtà che prende forma lo spettacolo con cui il Teatro Musco inaugura la stagione 2026-2027, nel settantesimo anniversario della sua storia. Protagonista Gino Astorina affiancato da Eduardo Saitta, in una commedia che fa del metateatro il proprio motore narrativo e della comicità siciliana la chiave per raccontare ansie, nevrosi, scaramanzie e situazioni imprevedibili.
Astorina e Saitta innescano magistralmente questi meccanismi con ritmo serrato, con un cast di prim’ordine formato da Ramona Polizzi, Elisa Franco, Nuccio Morabito, Giovanni Maugeri, Maria Chiara Pappalardo, Francesca Barresi, Adriano Fichera e Mattia Puglisi. La commedia è prodotta dall’Associazione culturale Progetto Teatrando.
‘L’ultima prima’, il caos dietro le quinte diventa lo spettacolo
In scena dal 10 ottobre all’1 novembre 2026, ‘L’ultima prima’ racconta una compagnia teatrale alle prese con una rappresentazione che dovrebbe procedere senza intoppi. Ma tra scambi di persona, tensioni, incomprensioni e imprevisti, ogni tentativo di mantenere il controllo sembra destinato a fallire. Mentre sul palcoscenico tutto dovrebbe apparire perfetto, dietro le quinte si consuma una successione di disastri che finisce per travolgere ogni certezza.
Il vero spettacolo, così, non è soltanto quello destinato al pubblico, ma anche ciò che accade lontano dagli occhi degli spettatori. Il backstage diventa il centro della narrazione, un luogo in cui gli attori si confrontano con le proprie ansie e con personaggi che sembrano cercare, prima ancora di interpretarla, una storia a cui appartenere e salvare lo show.
È il gioco – e la magia – del metateatro: la rappresentazione si osserva allo specchio, mette in discussione le proprie regole e mostra quanto sia fragile il confine tra chi recita e chi viene recitato. I personaggi cercano di comprendere la trama e il proprio ruolo mentre gli eventi si susseguono, e proprio questa difficoltà alimenta il meccanismo comico. L’imprevisto non interrompe lo spettacolo: finisce per diventarne il protagonista.
Gino Astorina e la ‘malacumpassa’: ridere della paura di sbagliare
È in questo meccanismo che si inserisce la maestrevole comicità di Gino Astorina, capace di giocare con i tempi della battuta e con le espressioni della tradizione catanese. Accanto a lui, Eduardo Saitta contribuisce ad alimentare il ritmo della commedia in un’alternanza di entrate, uscite, equivoci e gag visive che trasforma il caos in una continua occasione di divertimento.
La risata nasce anche dal riconoscimento di qualcosa di familiare. Gli attori sul punto di entrare in scena conoscono la paura di dimenticare una battuta, perdere il filo o ritrovarsi in una situazione impossibile da gestire e con il timore di una malacumpassa, sempre dietro l’angolo.
I luoghi comuni sul mestiere compendiati con una battuta emblematica: “Tu sei attore e l’attore non pensa, fa”. Forse sottende un invito a non lasciarsi paralizzare dalle aspettative? Perché quando arriva il momento di entrare in scena non c’è più tempo per interrogarsi su ogni possibile errore. Bisogna agire, accettare il rischio e provare a tenere insieme i pezzi, anche quando la situazione sembra ormai fuori controllo.
La comicità si fa dissacrante quando, rivolgendosi a un personaggio, suggerisce che ha tutte le carte in regola per far ridere perché suo zio era assessore. Una battuta che sembra strizzare l’occhio alla politica e alla sua capacità di trasformarsi, talvolta, in materia da commedia. L’ironia gioca così sul confine tra palcoscenico e realtà, dove non sempre è necessario inventare situazioni assurde: a volte basta guardarsi intorno.
È una comicità che guarda alla tradizione senza rimanere confinata nel passato. Il linguaggio popolare, i riferimenti locali e la fisicità della recitazione convivono con una struttura contemporanea ma con una maestria old school.
Quando tutto va storto, bisogna saper improvvisare
Come gli attori della commedia, ci si può ritrovare ad affrontare situazioni di cui non si conosce fino in fondo l’evoluzione. Si procede per tentativi, si commettono errori, si cercano soluzioni e si scopre che non sempre esiste una risposta preparata in anticipo.
L’improvvisazione non rappresenta soltanto un espediente comico, ma diventa una risorsa per affrontare l’incertezza. Gli errori, invece di decretare il fallimento della rappresentazione, alimentano nuove situazioni e aprono possibilità inattese. Il caos non scompare: bisogna imparare a conviverci.
‘L’ultima prima’ diventa così una dichiarazione d’amore, ironica e sincera, verso il teatro e verso le sue inevitabili fragilità. Alla fine, si esce dal teatro pensando che non sempre si può scegliere ciò che accade, ma si può provare a decidere come affrontarlo – talvolta anche meravigliandosi. E quando la vita sorprende, forse non resta che fare come gli attori di Astorina: respirare, improvvisare e andare avanti. Anche a rischio di una malacumpassa.
Il Teatro Musco celebra i settant’anni
Con ”L’ultima prima, il Teatro Angelo Musco inaugura una stagione speciale, affidata alla direzione artistica di Francesca Ferro, che celebra settant’anni di storia attraverso dieci rappresentazioni, tre delle quali ospitate al Teatro Abc. Una programmazione che punta a tenere insieme tradizione e innovazione, valorizzando il rapporto diretto con il pubblico e la vitalità della scena.
La scelta di aprire la stagione con uno spettacolo che racconta il teatro attraverso le sue imperfezioni acquista così un significato particolare. Celebrare la scena significa anche mostrarne il lato meno patinato: quello fatto di dubbi, tentativi, errori e imprevisti in cui la riuscita di una rappresentazione dipende dalla capacità di reagire a ciò che non era stato previsto.
Il calendario della Stagione 2026–2027
Segui tutti gli aggiornamenti di QdS.it sui canali WhatsApp e Telegram
