Tribunale di Catania - ImagoeconomicaPalazzo di Giustizia di Catania Redazione 21 Ottobre 2026, 12:01 Ci...
Ci sono notizie che un giornale pubblica perché ha il dovere di raccontarle. E ci sono notizie che qualcuno avrebbe preferito non leggere. Ma il diritto di cronaca non può dipendere dal gradimento di chi ne è protagonista, né la correttezza dell’informazione può essere misurata sulla base del fastidio che provoca.
È un principio sul quale il QdS.it e il Quotidiano di Sicilia non hanno mai avuto esitazioni. E che oggi trova un’importante conferma in un provvedimento del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catania, che ha disposto l’archiviazione del procedimento per diffamazione aggravata a carico del direttore responsabile del Quotidiano di Sicilia, Carlo Alberto Tregua.
La vicenda riguarda un articolo pubblicato il 3 maggio 2024, dal titolo “Ristorante, spa e albergo di lusso a spese dello Stato: sequestrati 13 milioni di euro a Siracusa”, nel quale il QdS.it aveva riferito di un’inchiesta giudiziaria e di un provvedimento di sequestro preventivo disposto nell’ambito di un procedimento penale.
Due soggetti coinvolti nella vicenda, ritenendo lesivi della propria reputazione i contenuti dell’articolo, avevano presentato querela, contestando la veridicità dei fatti riportati e le espressioni utilizzate. Alla richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura era seguita la loro opposizione.
Il giudice ha ritenuto quest’ultima inammissibile e, comunque, infondata nel merito, condividendo le valutazioni del Pubblico ministero.
Ma è soprattutto nelle motivazioni del provvedimento che emerge un riconoscimento significativo del metodo giornalistico adottato dalla nostra testata.
Il Gip evidenzia la coerenza della ricostruzione pubblicata dal QdS.it con quella effettuata e diffusa dalla Guardia di Finanza di Siracusa, riconoscendo la diligenza del giornalista nell’aver fatto riferimento alla ricostruzione degli investigatori. Quanto al linguaggio utilizzato, il giudice rileva il rispetto del criterio della continenza, osservando che dalla lettura complessiva dell’articolo emerge il rispetto della reputazione degli indagati.
Non si tratta di affermazioni marginali. Sono il cuore della questione.
Fare giornalismo significa verificare, documentare, ricostruire e pubblicare. Non significa chiedere il permesso a chi potrebbe sentirsi danneggiato dalla diffusione di una notizia.
Naturalmente, il diritto di chiunque a tutelare la propria reputazione nelle sedi competenti resta intangibile. Ed è altrettanto evidente che ogni giornale debba rispondere di eventuali errori, inesattezze o abusi. La libertà di stampa non è un privilegio e non garantisce immunità.
Ma non può neppure diventare una libertà esercitata sotto la costante preoccupazione di dover affrontare un procedimento giudiziario ogni volta che un’informazione documentata risulta sgradita.
È su questo terreno che il QdS.it intende ribadire la propria posizione.
Le nostre notizie non nascono da convenienze, antipatie o interessi particolari. Nascono dai fatti. E quando i fatti sono contenuti in atti giudiziari, provvedimenti ufficiali e documenti verificabili, il nostro compito è portarli a conoscenza dei cittadini, rispettando le persone coinvolte e distinguendo sempre le ipotesi investigative dalle responsabilità accertate.
Non abbiamo bisogno di alzare la voce per difendere questo principio. Abbiamo bisogno, come abbiamo sempre fatto, di lavorare con rigore.
Chi ritiene di poter scoraggiare l’attività di un giornale attraverso iniziative giudiziarie infondate deve sapere che il QdS.it non rinuncerà per questo al proprio compito. Ogni contestazione sarà affrontata nelle sedi opportune, con la serenità di chi conosce il valore delle proprie fonti e la responsabilità delle parole che pubblica.
Non cerchiamo scontri, non inseguiamo rivalse e non consideriamo le aule giudiziarie il luogo nel quale misurare il valore del nostro lavoro. Preferiamo che siano i lettori a giudicarci, ogni giorno, sulla qualità e sull’affidabilità delle notizie.
L’archiviazione di questa querela non rappresenta un lasciapassare per il futuro, né potrebbe esserlo. Rappresenta piuttosto la conferma, in questa specifica vicenda, che un’informazione fondata sui documenti, costruita con diligenza e raccontata nel rispetto delle regole può e deve essere difesa.
Perché un giornale che rinuncia a pubblicare una notizia verificata per il timore delle possibili reazioni tradisce la propria funzione prima ancora dei propri lettori.
Il messaggio del QdS.it è semplice: continueremo a verificare i fatti, a consultare i documenti, a porre domande e a pubblicare notizie di interesse pubblico. Con il rispetto dovuto a tutti, ma senza timori reverenziali nei confronti di nessuno.
È il nostro lavoro. E continueremo a farlo.
