La protesta degli autotrasportatori contro il caro carburante prosegue anche in Sicilia, nonostante l’intesa raggiunta a Milano con il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini e l’annuncio di nuove risorse a sostegno del settore. Dopo cinque giorni di mobilitazione, il Comitato trasportatori siciliani (Cts) ha annunciato la revoca del fermo, ma alcuni presidi continuano a ostacolare la circolazione dei mezzi pesanti. Nei bar inizia a mancare il latte o altri prodotti, i supermercati della grande distribuzione sono a secco di beni di prima necessità, tranne quelli i cui prodotti arrivano da città siciliane prima dei blocchi. I principali punti critici segnalati si trovano nel catanese, al casello autostradale di San Gregorio, e nel Messinese, nella zona di Messina Sud. Qui alcuni gruppi di autotrasportatori hanno proseguito la protesta, non aderendo alla decisione di sospendere il blocco. A Palermo, invece, il Cts aveva disposto la ripresa della circolazione dei mezzi pesanti in via Oreto e nell’area portuale, dove nei giorni scorsi si erano registrati numerosi camion fermi e disagi per le consegne. La situazione resta tuttavia da monitorare, alla luce delle tensioni tra le diverse componenti della protesta.
La mobilitazione è legata soprattutto all’aumento del prezzo del gasolio e ai costi di gestione delle imprese di trasporto. Il Governo ha annunciato lo sblocco di 480 milioni di euro e ulteriori risorse, con un nuovo confronto previsto per il 27 ottobre. Gli impegni economici, tuttavia, non hanno ancora portato alla cessazione di tutti i presidi. Le proteste stanno inoltre alimentando tensioni tra gli stessi autotrasportatori. Il Cts ha denunciato presunte minacce nei confronti di chi vorrebbe riprendere il lavoro, chiedendo l’intervento delle forze dell’ordine a tutela della libertà di circolazione e del diritto al lavoro.