Elian Lo Pipero 18 Settembre 2026, 20:36 Sarà deciso il 28 ottobre se archiviare o...
Sarà deciso il 28 ottobre se archiviare o meno l’inchiesta sulla morte di Simona Cinà, la ragazza di 21 anni morta nell’estate 2025 a Bagheria annegando in piscina durante una festa di laurea. La famiglia della giovane ha presentato opposizione difesa dagli avvocati Antonio, Marco e Paolo Ingroia i quali avevano chiesto ai giudici nuovi accertamenti.
“Evidenti lacune investigative”: la posizione della famiglia
Ci sarebbero “evidenti lacune investigative”, soprattutto nelle ore immediatamente successive alla morte. Questo è quanto affermano gli avvocati della famiglia che inoltre contestano la ricostruzione della Procura sulla richiesta di archiviazione, giudicata, a loro avviso, “non sufficientemente dimostrata”.
La difesa della famiglia Cinà ha chiesto anche di approfondire la posizione di alcune delle persone presenti alla festa, per verificare se eventuali comportamenti, attivi o omissivi, che possano avere avuto un ruolo nella morte della giovane. L’ultima parola aspettare al giudice di Termini Imerese il prossimo 28 ottobre: udienza fissata alle ore 15.
La famiglia vuole solo la verità, nessuna vendetta
Nel corso di una conferenza stampa qualche giorno fa Antonio Ingroia aveva dichiarato: “Ci sono evidenti lacune investigative, soprattutto nelle ore successive al decesso, e gli accertamenti medico-legali sono insufficienti. Il punto dolente è il mancato approfondimento di tutti quei profili dai quali avrebbero potuto evidenziarsi responsabilità penali colpose di vari soggetti; la sensazione è che la ricostruzione della Procura, che conduce a una morte accidentale in una dinamica mai accertata, sia contraddittoria e condizionata fin dall’inizio da un’ipotesi investigativa pregiudiziale, che esclude la partecipazione di terzi all’evento”.
Poi sottolinea: “Non è qualcosa che la famiglia dice per sete di vendetta, ma perché è convinta che ci sono responsabilità terze che si sarebbero potute accertare meglio in sede di indagine: è stata scartata completamente l’ipotesi che Simona sia caduta in piscina per una spinta a mo’ di scherzo, cosa che secondo gli atti era già successa a un’altra ragazza nel corso della serata con rischio di annegare”.
“Per noi l’ipotesi di omicidio colposo è contro noti”
“Le ipotesi in campo a nostro parere sono quella di omicidio colposo nei confronti di noti, a cominciare dagli organizzatori della festa: lo stesso pm parla di condizioni particolari che avrebbero giustificato il fatto che nessuno si sia accorto di nulla e il tutto sia avvenuto accidentalmente. Medici legali e pm hanno completamente ignorato il trauma cranico di Simona: questo non è stato datato, né si è stabilito se potesse essere una concausa della morte”, continua Ingroia.
I genitori: “Richiesta di archiviazione agghiacciante”
“La richiesta di archiviazione è semplicemente agghiacciante: per noi è assurdo che sia successo tutto questo, siamo tanto amareggiati e vogliamo sapere la verità. Abbiamo riscontrato una palese reticenza nel fare le indagini”. Così Luciano Cinà, padre di Simona, in una conferenza stampa nello studio dell’avvocato Antonio Ingroia, a Palermo. “Questa morte si poteva evitare con i giusti controlli: se ci fosse stato un bagnino a salvare mia figlia quand’era caduta in piscina, a quest’ora sarebbe stata ancora a casa con me”, aggiunge Giuseppina Corleone, madre di Simona.
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