Liste d’attesa, siciliani troppo “pazienti”: mentre il Paese recupera, nell’Isola le code si allungano

Gioacchino D'Amico

Liste d’attesa, siciliani troppo “pazienti”: mentre il Paese recupera, nell’Isola le code si allungano

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Gioacchino D'Amico |
mercoledì 26 agosto 2026 - 4:01
Liste d’attesa, siciliani troppo “pazienti”: mentre il Paese recupera, nell’Isola le code si allungano

In Sicilia le lunghe attese per una visita o per un esame sono finite più...

26 Agosto 2026, 06:01

PALERMO – I tempi dilatati della sanità rischiano fin troppo spesso di tracciare il confine tra la vita e la morte delle persone. Lo sappiamo bene in Sicilia, dove le lunghe attese per una visita o per un esame sono finite più volte sotto i riflettori. È ancora impresso nella memoria il ricordo di Maria Cristina Gallo, l’insegnante di Mazara del Vallo scomparsa l’ottobre scorso. Divenuta un simbolo della lotta per il diritto alla salute, attese otto mesi un referto istologico. Un terremoto tra i corridoi dell’Asp di Trapani, le dimissioni dell’allora direttore generale Ferdinando Croce, l’ennesima stagione in cui storie di inefficienza e criticità hanno segnato quasi giornalmente il dibattito pubblico sull’amministrazione regionale della sanità.

Ultimamente, pare che ospedali e presìdi italiani abbiano recuperato terreno, benché a piccoli passi, in fatto di tempistiche sanitarie, e in particolare nel campo delle cosiddette liste d’attesa. Ma non tutte le regioni hanno fatto progressi. E tra quelle che riescono sempre meno a rispettare i tempi di garanzia delle prestazioni sanitarie c’è anche la Sicilia. Il quadro emerge da un bollettino Agenas che mette in fila, regione per regione, i dati del Ministero della Salute sui tempi d’attesa per le prime visite e per gli esami diagnostici, confrontando i risultati del periodo tra gennaio e giugno dell’anno in corso, con quelli del primo semestre del 2025.

Sanità, il quadro nazionale migliora ma la Sicilia arretra

In generale, in questo arco temporale, il Sistema sanitario nazionale è riuscito a migliorare le proprie performance, incrementando per entrambe le voci (visite ed esami) di circa 2 punti percentuali il volume delle prestazioni erogate entro i tempi stabiliti: dal 76,4% al 78,5% in un anno nel caso delle prime visite, e dall’82,8% all’84,6% per gli esami diagnostici. In sostanza, questo significa che una quota di pazienti italiani compresa tra il 20 e il 15%, ancora oggi, non riceve nei tempi di garanzia le prestazioni sanitarie richieste. Il trend nazionale, però, indica il suddetto miglioramento, che tra l’altro coinvolge visite ed esami di tutte le classi di priorità: l’andamento positivo, infatti, si registra tanto per le prestazioni “urgenti” (da erogare entro 3 giorni), quanto per quelle “brevi” (10 giorni), per quelle “differite” (30 o 60 giorni) e, seppur in modo più moderato, anche per quelle “programmate” (120 giorni).

Al leggero rialzo della media nazionale, però, non contribuiscono tutte le regioni, alcune delle quali non solo non hanno incrementato il volume delle prestazioni puntuali, ma addirittura hanno avuto un peggioramento. Un tonfo che si sente anche in Sicilia. Se l’Ssr dell’Isola, nel primo semestre del 2025, è riuscito a garantire nei tempi l’87,2% delle prime visite, il dato per l’anno in corso è invece sceso al 79,7%. Retromarcia ingranata anche per gli esami diagnostici, il cui livello di puntualità è crollato dal 75,9% al 71,9%. Tirando le somme, e considerando l’insieme di prime visite ed esami diagnostici, tra gennaio e giugno di quest’anno, su un totale di 710.453 prenotazioni, in Sicilia le prestazioni sanitarie in ritardo sono state 168.864 (il 23,77%). Nello stesso periodo dell’anno scorso, invece, le prestazioni erogate oltre i limiti di tempo erano state 155.179 (con ritardi pari al 19,03%). Simili flessioni, e dunque un ulteriore allungamento dei tempi d’attesa, si rilevano anche in Abruzzo, Valle d’Aosta e Sardegna.

Visite mediche, aumentano i ritardi in Sicilia

In Sicilia, scendendo nel dettaglio delle quattro classi di priorità clinica (urgente, breve, differita e programmata), si individuano alcune specifiche criticità dell’Ssr. Per quanto riguarda le visite, tra gennaio e giugno di quest’anno oltre il 22% delle prenotazioni classificate come “urgenti” (dunque da garantire non oltre i 3 giorni) è stato erogato in ritardo. Si tratta, in concreto, di 855 situazioni caratterizzate da particolare gravità clinica che, però, hanno sforato i tempi di garanzia, in 680 casi protraendosi indefinitamente anche sopra i 31 giorni. Quadro ancora più complesso quello delle visite “differite” (cioè da effettuare entro 30 giorni): in questa classe di priorità, le prestazioni in ritardo hanno coinvolto il 27,3% delle prenotazioni totali, cioè 42.249 visite, 14.038 delle quali hanno richiesto un’attesa superiore ai 121 giorni.

Esami diagnostici, oltre 30 mila casi di ritardo

Con le tempistiche delle visite mediche ancora lontane dall’obiettivo, è però nel campo degli esami diagnostici che in Sicilia i ritardi si fanno ancora più seri. Per questo tipo di prestazione sanitaria, le prenotazioni “urgenti” erogate in ritardo sono state il 43,1% del totale, vale a dire 901 esami, 405 dei quali effettuati dopo 31 giorni. Gli esami diagnostici “brevi” che hanno sforato il termine di garanzia di 10 giorni, invece, sono stati circa il 40% delle prenotazioni inserite in questa classe di priorità: si tratta di quasi 30 mila casi di ritardo, più di 7 mila dei quali dilungatisi oltre i 121 giorni. E ancora, il 31,2% delle richieste d’esame etichettate come “differite” è andato incontro a ritardi: quasi 38 mila casi, con oltre 6 mila attese lunghe più di 241 giorni.

Prestazioni programmate, la Sicilia supera le medie di puntualità

Spicca, infine, il dato delle prestazioni “programmate”, da erogare entro 120 giorni. In questa classe di priorità, l’ultima delle quattro, le attività prestate in ritardo sono state meno numerose. Tanto le visite (90,8%) quanto gli esami (82,4%) effettuati nei tempi di garanzia si sono attestati sopra le rispettive medie di puntualità (79,7% e 71,9%). La classe di priorità “programmata” è dunque l’unica a raggiungere e superare queste quote, segno chiaro del fatto che scarsità di risorse e capacità organizzative vengono messe alla prova dalle incombenze cliniche più urgenti, mentre nei casi meno impellenti il sistema sanitario riesce a reggere con maggiore successo, seppur ancora in modo non impeccabile.

Regione siciliana, gli interventi per ridurre le liste d’attesa

Da parte della Regione siciliana non sono mancati gli sforzi per abbattere le lunghe code dei pazienti. All’inizio di quest’anno, aveva fatto parlare di sé il decreto per la riorganizzazione dell’attività intramuraria, ossia quella che i medici svolgono in regime privatistico dentro un presidio pubblico. Un provvedimento che, proprio nell’ottica di incidere sulle liste d’attesa e sull’efficienza generale del sistema sanitario, era stato annunciato dal presidente Renato Schifani come una misura capace di “rafforzare le prestazioni in regime istituzionale, ridurre le distorsioni che si sono accumulate negli anni e garantire un accesso più giusto alle cure”.

La misura punta a rendere il volume delle prestazioni erogate in regime libero-professionale all’interno della struttura pubblica più aderente al reale fabbisogno dei pazienti, in modo da non superare il livello dell’attività prestata in regime istituzionale. Così facendo, oltre a garantire maggiore equità nell’accesso alle cure, si contribuirebbe anche all’abbattimento delle code per visite ed esami, come aveva spiegato l’allora assessore regionale alla Sanità, Daniela Faraoni, in un’intervista al Quotidiano di Sicilia lo scorso 5 febbraio. “Era inevitabile prendere in mano il fenomeno – ha detto Faraoni a questa testata parlando del riordino dell’attività intramoenia – perché siamo convinti che abbia contribuito a un certo sviluppo delle liste d’attesa”.

L’ormai ex assessore aveva chiarito nel dettaglio che le nuove regole avrebbero richiesto la “responsabilità di tutti: da una parte dell’assessorato – ha spiegato Faraoni – che deve verificare e controllare quello che avviene all’interno di ogni azienda per ciascuna attività prevista dai nostri Lea, e, dall’altra parte, delle direzioni generali, alle quali è dato l’obbligo di definire i volumi prestazionali possibili e necessari, e definire quel livello minimo che sarà anche tetto massimo delle prestazioni rese in regime libero professionale, e quindi a pagamento. Se ci riusciamo, probabilmente i volumi delle nostre liste d’attesa subiranno una modifica interessante”

Oggi, consultando i dati elaborati da Agenas per la Sicilia, l’unica modifica che si rileva pare essere quella al rialzo, e dunque non sembra che il circolo virtuoso auspicato dalla Regione sia entrato a regime, sebbene la stessa Faraoni, in quell’intervista, avesse anche chiarito: “Sono modifiche, attenzione, che non si colgono nello spazio di una settimana o di un mese. Si rilevano lungo un periodo in cui il sistema viene posto sotto la lente d’ingrandimento”.

È anche vero, però, che quello relativo all’attività intramuraria non è stato l’unico tentativo messo in campo dalla Regione siciliana per ridurre le liste d’attesa. Poco prima del provvedimento in questione, in prossimità della fine dello scorso anno, l’assessorato alla Salute ha emesso un decreto con cui ha assegnato 40 milioni di euro, distribuiti tra Aziende sanitarie e ospedaliere. Il provvedimento, datato 23 dicembre 2025, era destinato proprio all’attuazione delle prestazioni sanitarie, riferite all’anno scorso, per il recupero delle liste d’attesa.

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Fonte: QdS.it