Palermo, rimossa la direttrice del Malaspina dopo l’incendio e i disordini: esplode la polemica sulla gestione del carcere

Edoardo Ullo

Palermo, rimossa la direttrice del Malaspina dopo l’incendio e i disordini: esplode la polemica sulla gestione del carcere

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Edoardo Ullo |
martedì 25 agosto 2026 - 15:58
Palermo, rimossa la direttrice del Malaspina dopo l’incendio e i disordini: esplode la polemica sulla gestione del carcere

Edoardo Ullo 25 Agosto 2026, 17:58 Clara Pangaro è stata rimossa dalla direzione del carcere...

25 Agosto 2026, 17:58

Clara Pangaro è stata rimossa dalla direzione del carcere minorile Malaspina di Palermo. A darne notizia è il garante per i detenuti per la città di Palermo Pino Apprendi.

Il tutto arriva dopo l’incendio di ieri sera all’interno dell’istituto penale per i minorenni del capoluogo siciliano. Il principio di incendio ha intossicato nove persone tra agenti penitenziari e detenuti con due persone che hanno avuto bisogno del ricovero in ospedale. Questo è stato l’ennesimo episodio di cronaca che vede protagonisti i giovanissimi detenuti del Malaspina.

Apprendi sottolinea: “L’incapacità di chi amministra la Giustizia si manifesta con la rimozione del direttore dell’Ipm Malaspina di Palermo, dopo l’incendio di questa notte, dove nove persone sono state soccorse dal personale del 118”.

L’affondo di Apprendi: “Direttrice è parafulmini di un sistema penitenziario che non funziona”

Il garante attacca: “Le segnalazioni e le proteste di chi ha visitato il carcere e dei rappresentanti sindacali della Polizia Penitenziaria, invece che ricevere risposte adeguate, vengono liquidate con una decisione discutibile. Il malessere all’Ipm Malaspina viene da lontano, il precedente direttore, Michelangelo Capitano, persona dotata di grandi capacità decise di andare in pensione proprio perché si era ritrovato da solo ad affrontare momenti di grave crisi nell’istituto, ed ora viene rimossa dall’incarico la dottoressa Pangaro, direttore da 8 anni e prima vicedirettore, con 33 anni di servizio a vario titolo al Malaspina. La dottoressa Pangaro, come la maggior parte dei direttori, insieme al personale degli Istituti penitenziari, fanno da parafulmini al sistema penitenziario che non funziona”.

E al QdS sottolinea: “Purtroppo sono presenti detenuti maggiorenni che influenzano negativamente gli altri. Ahinoi è una storia vecchia, si innescano meccanismi di caporalato”.

Il Sappe Sicilia: “Ennesimo episodio grave preannunciato”

Calogero Navarra, segretario nazionale per la Sicilia del Sappe, il sindacato autonomo polizia penitenziaria, contattato dal QdS racconta: “Due mesi fa avevamo avuto una riunione col dipartimento giustizia minorile e avevamo rappresentato queste dinamiche. Le criticità sono ben note. Quanto accaduto ieri purtroppo era ampiamente preannunciato. Si è reso necessario intervento del personale del Pagliarelli e dell’Ucciardione (I due penitenziari del capoluogo, ndr). Oggettivamente ci sentiamo abbandonati a noi stessi. Da tempo chiediamo più personale ma anche la possibilità che la struttura del Malaspina venga ristrutturata. A patto, ovviamente, che gli interventi si facciano senza i detenuti ma questo diventa difficile”.

Navarra poi parla dell’ennesimo episodio di violenza. “Sono tanti e tali che siamo scoraggiati – aggiunge – e questo è colpa di un sistema che non funziona, anzi, che penalizza le forze dell’ordine. Ci sentiamo monchi. Prima, l’arruolamento in polizia penitenziaria era una conquista, una soluzione, adesso è una preoccupazione, per chi lavora nel settore e per i familiari”.

Ma da cosa derivano questi gravi episodi che negli ultimi anni si sono evoluti? Tanti negli ultimi anni, tra i più clamorosi l’evasione di tre detenuti avvenuta il 13 aprile dello scorso anno. Tre ragazzi fuggirono per poi essere catturati poche ore dopo in diverse zone della città. Uno di loro, al ritorno in struttura, appiccò l’incendio in una cella. Episodio simile a quanto accaduto ieri.

“Ci sono tanti detenuti di età superiore ai 18 anni. Anche dei 21enni – spiega Navarra – e non sono più ragazzi ma oggettivamente sono adulti che influenzano negativamente gli altri. Purtroppo tanti vengono trasferiti dal nord e quindi lontani anche dai loro contatti. A quel punto non avendo più niente da perdere decidono di attuare queste condotte violente. E siamo noi agenti penitenziari a pagarne le conseguenze in primis. Le nostre richieste al momento sono lettera morta”.

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Fonte: QdS.it