Erosione, nonostante oltre 70 milioni spesi la Sicilia continua a perdere le sue spiagge

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Erosione, nonostante oltre 70 milioni spesi la Sicilia continua a perdere le sue spiagge

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giovedì 16 luglio 2026 - 4:32
Erosione, nonostante oltre 70 milioni spesi la Sicilia continua a perdere le sue spiagge

Redazione 16 Luglio 2026, 06:32 “Giù le mani dalla costa”. Con questo striscione Goletta Verde,...

16 Luglio 2026, 06:32

Giù le mani dalla costa”. Con questo striscione Goletta Verde, storica campagna di Legambiente, ha aperto la sua tappa siciliana a Capo D’Orlando, in provincia di Messina, per accendere i riflettori sull’erosione costiera che sta “mangiando” le spiagge dell’isola. A fare da cornice a questa tappa è il nuovo dossier “Coste siciliane alla deriva”, che offre una fotografia impietosa del litorale siciliano e avanza cinque proposte per invertire la rotta.

Il rapporto è netto: l’erosione costiera in Sicilia “non è un processo naturale, ma il risultato di scelte sbagliate che, nel tempo, hanno alterato il funzionamento degli ecosistemi costieri”. Tra le cause individuate: la cementificazione della fascia litoranea, la riduzione dell’apporto naturale di sedimenti da parte dei fiumi imbrigliati, la costruzione di porti e opere marittime che interrompono il trasporto della sabbia, e interventi di difesa costiera realizzati senza una visione d’insieme.

Capo d’Orlando simbolo della cementificazione della costa siciliana

Capo d’Orlando incarna perfettamente la corsa alla saturazione di ogni spazio retro-spiaggia, che altera per sempre le dinamiche naturali di resilienza del litorale. Il fenomeno pone seri interrogativi etici ed economici su un territorio di soli 14,56 km². La densità abitativa attuale (circa 896 ab./km² sulla popolazione 2024/2025) è 2,3 volte più alta della media nazionale dei comuni costieri (circa 396 ab./km²). Quella potenziale, calcolata sulla base della volumetria residenziale esistente, sale a 2.600 ab./km² (6,5 volte la media nazionale). “Questo modello – si legge in una nota di Legambiente – massimizza il valore fondiario privato tramite il consumo intensivo di suolo ed esternalizza sulla collettività i costi ambientali (rischio idrogeologico) e il sottodimensionamento dei servizi pubblici. La saturazione della fascia litoranea, con la costruzione di edifici e relative infrastrutture viarie a breve distanza dalla battigia, degrada l’ambiente costiero provocando alterazione irreversibile del paesaggio, esposizione al rischio erosione, induzione della necessità di opere di difesa, inquinamento delle acque di balneazione”.

Oltre 70 milioni spesi senza fermare l’erosione delle spiagge

Fino ad oggi sono stati spesi milioni di euro di fondi pubblici senza rimuovere alcuna causa dell’erosione. Fondi spesi per danni causati da mareggiate, dal ciclone Harry, per ricostruire strade ma che non hanno risolto la situazione di degrado. Per Legambiente questo modello, che difende l’intervento puntuale ed emergenziale rispetto alla pianificazione di lungo periodo, non funziona e ogni nuovo intervento rischia di inserirsi nello stesso ciclo, rafforzandone la logica invece di interromperla.

“Le spiagge siciliane hanno bisogno di un modello che guardi al futuro e non di interventi emergenziali che non risolvono le cause dell’erosione – ha detto Tommaso Castronovo, presidente di Legambiente Sicilia -. Abbiamo formulato cinque proposte che serviranno ad intervenire sulle cause dell’erosione costiera e non sulle conseguenze. La fascia dei 150 metri dalla battigia deve essere tutelata in modo effettivo e uniforme, senza eccezioni che ne indeboliscano l’applicazione. È necessario avviare una politica di arretramento progressivo delle infrastrutture esposte”. Solo un modello pensato per il lungo periodo, ha aggiunto, può “contenere e magari migliorare la situazione degradata delle coste dell’isola”.

L’economia dei disastri e il caso della costa ionica messinese

Il dossier di Legambiente descrive un meccanismo ricorrente, definito “economia dei disastri”: il danno ambientale genera un’emergenza, l’emergenza giustifica interventi urgenti e derogatori, questi ripropongono soluzioni standardizzate (le opere rigide), che nel medio periodo contribuiscono a nuovi squilibri sedimentari – e il ciclo si riattiva con nuovi danni.

I numeri, sulla sola costa ionica messinese, parlano di oltre 72,4 milioni di euro censiti tra opere realizzate, ricostruite o in progetto a Sant’Alessio Siculo, Santa Teresa di Riva e Furci Siculo, “senza risultati risolutivi”. Il caso più citato è quello della barriera sommersa di Sant’Alessio, costata 32 milioni di euro e consegnata a inizio 2024, che ha subito danni strutturali già con due mareggiate ordinarie precedenti al ciclone Harry, “provocando parallelamente la perdita totale della spiaggia sull’intero litorale”.

Il ciclone Harry e le proposte di Legambiente per salvare le coste

Proprio il ciclone Harry, che ha colpito la costa ionica messinese nel gennaio 2026, viene assunto dal dossier come banco di prova. Dove non c’erano opere rigide, come a Nizza di Sicilia, “la spiaggia è tornata a essere come prima del ciclone”, grazie a un lungomare “sufficientemente arretrato da lasciare spazio alla dissipazione delle onde”, come osservato dal professor Giovanni Randazzo, docente di dinamica dei litorali all’Università di Messina e nuovo presidente del Gnrac (Gruppo Nazionale per la Ricerca sull’Ambiente Costiero). Dove invece erano presenti barriere e pennelli, la spiaggia “è sparita del tutto”.

Sulla stessa linea Laura Brambilla, portavoce di Goletta Verde: “Quando parliamo di erosione costiera la strategia che dobbiamo mettere in atto non è difesa a ogni costo ma l’adattamento. Dobbiamo adottare con urgenza efficaci politiche di mitigazione, promuovendo e sostenendo gli investimenti necessari ad accelerare la transizione energetica basata sulle fonti pulite e rinnovabili”.

Le cinque proposte di Legambiente contro l’erosione costiera

Il dossier riassume la propria proposta in cinque punti: tutela effettiva e senza deroghe della fascia dei 150 metri dalla battigia (vincolo previsto dalla l.r. 78/1976); arretramento strategico delle infrastrutture esposte; opere flessibili e reversibili al posto delle barriere rigide; una viabilità costiera ripensata e arretrata; il ripristino del trasporto naturale dei sedimenti.

La campagna di Legambiente prosegue alle falde dell’Etna: oggi l’incontro “Catania e il suo Porto: proteggere il paesaggio, concertare lo sviluppo” (sede di Legambiente Catania, piazza Cavour 19), mentre domani alle 10.30, al Circolo Nautico Nic, si terrà la conferenza stampa di presentazione dei dati del monitoraggio costiero, in contemporanea con i laboratori didattici a bordo della Goletta. Secondo l’associazione ambientalista il futuro dello scalo marittimo si gioca su due dimensioni da conciliare: tutela del paesaggio costiero e sviluppo infrastrutturale.

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Fonte: QdS.it