C’è un paradosso che per anni ha accompagnato Trapani e la sua Provincia. Ogni autunno bastavano poche ore di pioggia intensa perché strade, piazze e quartieri finissero sott’acqua. Eppure, sulle mappe ufficiali della Regione, quella stessa città risultava quasi al riparo dal rischio idraulico. Una contraddizione che ha alimentato polemiche, rallentato gli interventi e, soprattutto, impedito di accedere ai finanziamenti destinati alla prevenzione. Oggi quella pagina sembra definitivamente voltata. L’Autorità di Bacino della Regione Siciliana ha aggiornato il Piano per l’Assetto Idrogeologico (PAI), riconoscendo per la prima volta che il centro urbano di Trapani è effettivamente esposto al rischio di allagamenti. Un atto tecnico destinato però ad avere conseguenze molto concrete, perché da questo momento la vulnerabilità della città entra ufficialmente nella pianificazione del territorio.
Il nuovo PAI apre la strada ai finanziamenti
Il nuovo quadro impone che ogni futura opera pubblica o privata tenga conto del rischio idraulico e preveda adeguate misure di mitigazione, consentendo al Comune di accedere ai canali di finanziamento dedicati alla riduzione del rischio, indispensabili per realizzare opere di messa in sicurezza stimate in circa 45 milioni di euro. La revisione arriva dopo uno studio idraulico realizzato da Technital Spa e coordinato dall’ingegnere Simone Venturini. L’indagine ha evidenziato come lo sviluppo urbanistico abbia nel tempo cancellato o interrotto gli antichi canali naturali attraverso cui le acque meteoriche raggiungevano il mare, alterando un equilibrio di secoli. L’Autorità di Bacino, esaminati gli elaborati tecnici e la ricostruzione dell’antico reticolo idrografico, ha deciso di modificare d’ufficio il Piano.
Ciminnisi: “Una svolta storica per Trapani”
Tra chi rivendica questo risultato c’è la deputata regionale del Movimento 5 Stelle Cristina Ciminnisi: “Già nel febbraio 2024 avevo chiesto al sindaco Giacomo Tranchida di attivarsi per la revisione del PAI. Oggi gli atti ufficiali confermano ciò che era ormai evidente: Trapani è vulnerabile. È una svolta storica perché, da oggi, nessuno potrà più programmare interventi sul territorio senza confrontarsi con questa realtà”. Per la parlamentare regionale, il riconoscimento arriva dopo un lungo percorso iniziato all’indomani dell’alluvione che nel 2022 mise in ginocchio attività economiche e cittadini. “In quella fase il mio impegno – scrive ancora la deputata trapanese – fu quello di ottenere rapidamente i ristori per le imprese colpite. Ci riuscimmo, facendo stanziare risorse superiori a quelle poi effettivamente utilizzate. Ma già allora era evidente che non si poteva continuare a rincorrere le emergenze: serviva investire sulla prevenzione”.
Il peso dello sviluppo urbanistico
Secondo Ciminnisi, negli ultimi anni è stato sottovalutato il cosiddetto “cumulo degli effetti”, ossia l’impatto complessivo prodotto da una serie di interventi urbanistici e infrastrutturali che, valutati singolarmente, possono apparire sostenibili ma che, sommati, rischiano di compromettere ulteriormente l’equilibrio idraulico della città. “Abbiamo più volte richiamato l’attenzione sulla lottizzazione dell’ex Salina del Collegio, sul sottopasso di via Marsala, sulla RSA di via Virgilio, sulla nuova strada della ZES e sulla progressiva scomparsa dei canali naturali di deflusso. Oggi sappiamo che il problema di Trapani non riguarda soltanto una rete fognaria insufficiente, ma anche la perdita dei percorsi naturali attraverso cui l’acqua raggiungeva il mare”.
Dalla pianificazione ai cantieri
Per la prima volta il rischio idraulico entra ufficialmente negli strumenti di pianificazione del territorio, imponendo un approccio diverso allo sviluppo urbanistico e alla tutela della città. Ma, avverte la deputata pentastellata, il riconoscimento amministrativo è soltanto il primo passo: “Accogliamo con favore questa revisione, ma restano ancora molte criticità. Penso al torrente Verderame, ancora privo delle necessarie opere di messa in sicurezza, e al ponte crollato tra Paceco e Misiliscemi, che attende ancora di essere ricostruito. Il nuovo Piano non deve restare chiuso in un cassetto: adesso servono progetti, cantieri e investimenti per trasformare questo riconoscimento in una città davvero più sicura”.