La differenziata cresce ma i rifiuti continuano a uscire dalla Sicilia: quanto costa il ritardo degli impianti

Emanuela La Mela

La differenziata cresce ma i rifiuti continuano a uscire dalla Sicilia: quanto costa il ritardo degli impianti

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Emanuela La Mela |
domenica 04 ottobre 2026 - 12:00
La differenziata cresce ma i rifiuti continuano a uscire dalla Sicilia: quanto costa il ritardo degli impianti

Emanuela La Mela 4 Ottobre 2026, 14:00 La raccolta differenziata in Sicilia continua a crescere,...

4 Ottobre 2026, 14:00

La raccolta differenziata in Sicilia continua a crescere, ma il ciclo dei rifiuti non è ancora assestato all’interno dell’Isola. È questo uno dei nodi che il sistema regionale deve affrontare mentre procede il rafforzamento della rete impiantistica: da una parte aumentano le quantità raccolte separatamente, dall’altra una parte dei rifiuti continua a dover essere trasferita fuori regione perché la capacità degli impianti siciliani non è ancora sufficiente.

Il dato più recente disponibile sul 2025, elaborato dal dipartimento regionale dell’Acqua e dei rifiuti attraverso la piattaforma Osservatorio rifiuti sovraregionale (Orso) 3.0, porta la raccolta differenziata regionale al 57,30%. I dati vengono inseriti dai Comuni, verificati dal Dipartimento e successivamente validati da Arpa Sicilia.

Il miglioramento della raccolta, però, non risolve da solo il problema. Il passaggio decisivo resta quello successivo: trattare, recuperare e smaltire i rifiuti prodotti senza doverli mandare altrove.

Oltre 250 mila tonnellate fuori regione

A restituire il peso economico della dipendenza dagli impianti esterni è il Piano regionale di gestione dei rifiuti urbani. Nel quadro utilizzato per la stima dei costi, il documento considera 121.492 tonnellate di rifiuti destinati a spedizioni fuori regione e altre 129.298 tonnellate di raccolta differenziata interessate da trasferimenti fuori regione.

Le due voci, complessivamente, superano quindi le 250 mila tonnellate.

Il Piano attribuisce alle spedizioni una tariffa indicativa compresa tra 250 e 350 euro per tonnellata, con un costo complessivo stimato tra 30,37 e 42,52 milioni di euro. Per i trasferimenti della raccolta differenziata viene invece indicata una tariffa tra 150 e 200 euro per tonnellata, per un costo compreso tra 19,39 e 25,86 milioni di euro.

Si tratta di una fotografia economica inserita nel Piano regionale, non di un consuntivo della spesa sostenuta nel 2026. Ma il dato rende evidente quanto l’assenza di una rete impiantistica completa possa incidere sul costo della gestione dei rifiuti.

Venti milioni per gli extracosti

Nel luglio 2026 la Regione Siciliana ha annunciato lo stanziamento di 20 milioni di euro per coprire gli extracosti sostenuti dai Comuni nel corso del 2025 per la gestione e il trasferimento dei rifiuti.

Il provvedimento riguarda, in particolare, i quantitativi di rifiuti indifferenziati conferiti nel 2025 al Tmb di Catania, in contrada Coda Volpe, gestito da Sicula Trasporti. Le frazioni decadenti dal trattamento sono state trasferite fuori regione a causa del raggiungimento della capacità degli impianti regionali. Per i Comuni beneficiari è stato previsto un contributo di 120 euro per ogni tonnellata.

È un elemento che fotografa bene il punto critico del sistema: anche con una raccolta differenziata arrivata al 57,3%, rimane una quota di rifiuto che deve essere trattata e smaltita. Se gli impianti regionali non hanno capacità sufficiente, quella parte del ciclo deve necessariamente trovare una destinazione fuori dall’Isola.

La differenziata cresce, ma bisogna gestirla

La crescita della differenziata rappresenta quindi soltanto una parte del percorso. La stessa Regione, nei dati ufficiali pubblicati sul proprio portale, evidenzia come il monitoraggio della raccolta venga effettuato attraverso l’Osservatorio con dati comunali sottoposti a verifica e validazione. Per il 2025 il valore regionale è arrivato al 57,30%, mentre il nuovo Piano regionale indica tra gli obiettivi il raggiungimento di almeno il 65% di recupero di materia.

Il salto successivo riguarda dunque la capacità di trattamento. Aumentare la raccolta separata significa infatti intercettare più materiali da avviare al recupero, ma anche organizzare una rete di impianti capace di ricevere e lavorare questi flussi e di gestire ciò che resta.

Ed è proprio su questo fronte che la Sicilia sta concentrando gli investimenti previsti dal nuovo sistema regionale.

Due termovalorizzatori da 600 mila tonnellate

Il progetto più rilevante è quello dei due termovalorizzatori previsti nelle aree di Palermo e Catania.

La Regione ha comunicato nel 2026 che i due impianti avranno una capacità complessiva di circa 600 mila tonnellate di rifiuti all’anno, con un investimento di circa un miliardo di euro di fondi pubblici. I progetti sono entrati nella fase delle autorizzazioni e delle procedure per la realizzazione.

L’obiettivo indicato dalla Regione è rendere operativo entro il 2028 il nuovo sistema integrato. I due impianti dovrebbero rappresentare il segmento finale della rete, destinato alla componente non più riciclabile dei rifiuti.

Il Piano regionale, nello scenario a regime dal 2029, prevede infatti 600 mila tonnellate destinate ai termovalorizzatori e, soprattutto, ipotizza l’azzeramento delle spedizioni e dei trasferimenti fuori regione grazie alla piena operatività della nuova rete impiantistica.

Quanto costa oggi mandare i rifiuti fuori dalla Sicilia

La Regione, nella pagina dedicata ai termovalorizzatori, indica oggi un costo di circa 380 euro per tonnellata per una parte dei rifiuti trasferiti al Nord o all’estero, sottolineando che alcune movimentazioni superano i mille chilometri. La stessa Regione stima in circa 100 milioni di euro l’anno il risparmio potenziale derivante dalla chiusura del ciclo all’interno dell’Isola.

Anche questo dato va letto come stima regionale, distinta dalle cifre analitiche contenute nel Piano per le diverse tipologie di trasferimento.

Il quadro che emerge è quindi quello di un sistema ancora in transizione: la differenziata ha raggiunto livelli nettamente superiori rispetto al passato, ma la disponibilità di impianti non è ancora sufficiente per rendere la Sicilia completamente autonoma nella gestione dei propri rifiuti.

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Fonte: QdS.it