Basta armi a Kiev, sì soldi per ricostruzione

Carlo Alberto Tregua

Basta armi a Kiev, sì soldi per ricostruzione

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Carlo Alberto Tregua |
giovedì 29 ottobre 2026 - 7:43
Basta armi a Kiev, sì soldi per ricostruzione

Ursula von der LeyenUrsula von der Leyen Carlo Alberto Tregua 29 Ottobre 2026, 08:43 Il...

29 Ottobre 2026, 08:43

Il presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky, da quando è stato mollato da Trump, è diventato più ragionevole: non ha più parlato di vincere la guerra, né di riavere i territori occupati dall’armata russa. Anzi, ha posto una condizione ragionevole e cioè che la sospirata pace congeli l’attuale situazione territoriale. Spera di non perdere ulteriori regioni.

Se ci avesse pensato oltre quattro anni fa, non avrebbe permesso la distruzione di mezza Ucraina e la sofferenza terribile dei suoi abitanti. Ma anche gli stolti debbono essere perdonati quando rinsaviscono.

La prospettiva di chiudere in tempi ragionevoli questa inutile guerra dovrebbe dettare prudenza al governo Meloni, nel senso di fermare l’invio di ulteriori armi, che costano al nostro bilancio decine di miliardi, letteralmente gettati al vento perché non servono a migliorare la situazione dell’esercito ucraino rispetto a quello russo. Quindi, basta invio di armi a Zelensky che, peraltro, sembra ormai entrato nell’ordine di idee di chiudere questa amara vicenda.

Ucraina, l’Unione europea e le prospettive di pace

L’Unione europea dovrebbe favorire la pace e quindi sin da subito la sua presidente, Ursula von der Leyen, dovrebbe fare un comunicato che favorisca la conclusione delle ostilità. Il primo punto di questo comunicato dovrebbe essere la cessazione dell’invio di armi. Queste ultime, infatti, costituiscono benzina sul fuoco, mentre c’è bisogno di tonnellate d’acqua per spegnerlo.

La presidente della Commissione Ue dovrebbe fin da ora interloquire con Zelensky per preparare la ricostruzione di quel Paese semi-distrutto, subito dopo la tardiva e sospirata firma della pace.

In questo quadro bisogna interpretare gli umori di Putin, denominato dall’Occidente “dittatore” perché sembra che le elezioni non siano state democratiche.

Non sappiamo a questo punto se Putin avrà interesse a chiudere la guerra su questo stato di fatto, avendo a portata di mano una conquista di ulteriori territori, poiché la difesa dell’esercito ucraino è ormai quasi inesistente, essendo allo stremo.

Negoziati di pace, il ruolo di Trump, Xi Jinping e del Papa

In questo contesto sarà importante l’autorevolezza degli intermediari, fra cui quella di Papa Prevost e l’influenza di Trump, amico di Putin, quest’ultimo fortemente condizionato da Xi Jinping, il suo più importante alleato.

Il presidente cinese non ha alcun interesse a fare guerre perché sta conquistando gran parte del mondo con l’economia, cioè con la costruzione di infrastrutture cinesi all’estero, soprattutto nei Paesi poveri, e l’esportazione dei prodotti che hanno raggiunto un sufficiente grado di qualità e che addirittura sono diventati semi-lavorati di prodotti occidentali.

Un mediatore europeo per favorire la pace in Ucraina

In questo scenario l’Ue appare sempre più debole, con una presidente oscillante e preda di lobby e corporazioni. Però c’è un limite a tutto, per cui von der Leyen dovrebbe ora nominare un mediatore europeo (oggi ancora assente) per contribuire ai negoziati di pace e quindi alla firma della stessa. Ovviamente bisogna togliere questo incarico a Kaja Kallas, che odia i russi e quindi non è nelle condizioni di mediare fra i diversi interessi.

Ricostruzione dell’Ucraina, l’ipotesi di un nuovo Piano Marshall

L’Europa sta scomparendo sul piano mondiale perché i ventisette Paesi continuano a ragionare in modo egoistico, mentre – l’abbiamo scritto più volte – dovrebbero cominciare a pensare a un unico modo di condurre gli oltre quattrocentocinquanta milioni di cittadini europei.

Un punto importante da attuare immediatamente è una sorta di Piano Marshall per ricostruire l’Ucraina dopo la pace, anziché pensare di dare novanta miliardi (da considerare a fondo perduto) per la fornitura di armi. Infatti lo stesso importo potrebbe essere un volano di grandi dimensioni utile a ricostruire quella parte dell’Ucraina ridotta in cenere dai missili e dai droni russi. Così quella Repubblica potrebbe ritornare al livello ante 24 febbraio 2022.

Ovviamente dopo la pace Zelensky dovrà indire le elezioni, che quasi certamente lo vedranno perdente.

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  • Editoriale

Fonte: QdS.it