Redazione 11 Ottobre 2026, 12:34 Milano, 11 ott. (askanews) – 32 Via dei Birrai rafforza...
Milano, 11 ott. (askanews) – 32 Via dei Birrai rafforza gli acquisti di materie prime italiane e i rapporti diretti con i coltivatori per rispondere alla contrazione del mercato. Il birrificio artigianale di Pederobba (Treviso), fondato nel 2006, punta sul luppolo del Trevigiano, sul farro nazionale e sul malto ottenuto da orzo coltivato tra Veneto e Friuli Venezia Giulia.
La difficoltà del settore trova riscontro nei dati nazionali. Secondo l’Annual Report 2025 di AssoBirra, i consumi italiani sono scesi a circa 21,2 milioni di ettolitri, il 2,5% in meno rispetto al 2024. Nel fuori casa la flessione è stata del 5,2%. Questi numeri riguardano l’intero mercato birrario e non misurano l’andamento specifico dei produttori artigianali o della singola azienda. “Il momento impone di distinguersi e di dare ai consumatori motivi sempre più forti per scegliere un prodotto. La nostra risposta è puntare ancora di più sul territorio” spiega il mastro birraio Fabiano Toffoli, cofondatore di 32 Via dei Birrai, evidenziando che “in una fase di evoluzione dei consumi non crediamo che la risposta sia inseguire mode o scorciatoie. Preferiamo rendere ancora più riconoscibile ciò che siamo: un birrificio che costruisce valore attorno al proprio territorio, alle materie prime e alle persone della filiera”. Se il consumatore beve meno, deve avere ancora più ragioni per bere bene”.
Nell’esperienza del birrificio, sulla domanda pesano budget più contenuti e l’attenzione all’assunzione di alcol prima di guidare. Nei ristoranti e nelle pizzerie l’azienda osserva inoltre un maggiore interesse per la birra alla spina rispetto alla bottiglia. Una delle collaborazioni riguarda l’azienda agricola Palazzo Cavalieri di Godega di Sant’Urbano (Treviso), che dedica al birrificio una coltivazione di luppolo, raccolto a settembre. Questo rapporto contribuisce alla produzione di Ambita, realizzata con ingredienti italiani. La ricetta impiega un’unica varietà di luppolo, la Brewer’s Gold, e il Malto Eraclea come solo malto base, ottenuto da orzo veneto. A condurre Palazzo Cavalieri è Luca Stival, che ha avviato la coltivazione del luppolo nel 2019, in una zona dove prevale la vite. Grazie anche al sostegno del Programma di sviluppo rurale del Veneto, l’azienda ha acquistato attrezzature per il luppoleto e organizzato al proprio interno le lavorazioni dalla raccolta al confezionamento.
Il luppolo nazionale resta una produzione di nicchia. Un’analisi pubblicata nel 2025 da ricercatori del Crea, su dati Agea, indica per il 2024 una superficie di 91 ettari distribuita fra 192 aziende agricole, contro i 67 ettari del 2020. Le coltivazioni si concentrano soprattutto al Centro-Nord. Prosegue anche la ricerca sugli ecotipi autoctoni, per individuare caratteristiche e potenzialità delle piante presenti nel nostro Paese.
Nelle altre birre il rapporto con l’agricoltura locale passa attraverso ingredienti diversi. Nectar utilizza miele di castagno del comprensorio del Monte Grappa. Curmi è una birra bianca prodotta con orzo e farro italiano, coriandolo e scorza d’arancia. Il Progetto Eraclea, da cui proviene il malto impiegato dal birrificio, coinvolge coltivazioni di orzo tra Veneto e Friuli Venezia Giulia. L’acqua arriva dalla valle di Schievenin, nel comune di Setteville (Belluno), a poca distanza dallo stabilimento. Il lavoro sui fornitori comprende anche lievito, tappi a corona ed etichette. Il birrificio intende aumentare progressivamente la quota degli ingredienti nazionali e degli acquisti di prossimità, sostenendo una rete di agricoltori, trasformatori e artigiani. È una visione che l’azienda accosta alla cultura della birra locale promossa dalla britannica Camra, Campaign for Real Ale.
Nato dall’iniziativa di un gruppo di amici, 32 Via dei Birrai produce circa 350mila bottiglie all’anno. Fin dall’avvio ha affiancato alla lavorazione artigianale procedure di organizzazione e controllo per assicurare costanza alle produzioni. Utilizza energia da fonti rinnovabili certificate e dispone della certificazione Slow Brewing, che prevede controlli mensili sulle birre affidati a un laboratorio esterno e una verifica annuale dello stabilimento e dei metodi produttivi. La valutazione comprende anche le materie prime e la gestione aziendale.
