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Vendemmia della legalità nel vigneto confiscato alla mafia, raccolti 44 quintali di uva

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mercoledì 26 agosto 2026 - 10:50

La vendemmia della legalità cresce a Salemi

SALEMI La vendemmia della legalità cresce e restituisce un risultato importante: 44 quintali di uva Grillo raccolti nel vigneto di contrada Fiumelungo. Il terreno, confiscato alla mafia, è stato assegnato dal Comune di Salemi alla Fondazione San Vito Ets, braccio operativo della Caritas diocesana.

La produzione risulta quasi doppia rispetto a quella del 2025, quando la raccolta si fermò a 23 quintali. Quest’anno il vigneto ha quindi prodotto 21 quintali in più.

Il raccolto rappresenta il risultato del lavoro svolto durante l’anno e conferma il valore sociale dei beni sottratti alla criminalità organizzata. Un terreno un tempo legato agli interessi mafiosi oggi produce lavoro, inclusione e occasioni di incontro.

Il caldo ha anticipato la raccolta

La Fondazione San Vito ha deciso di anticipare la vendemmia a causa delle temperature elevate. Il caldo persistente rischiava infatti di compromettere la qualità e la quantità dell’uva rimasta sulle piante.

«Abbiamo anticipato la raccolta per il gran caldo che stava mettendo a rischio l’uva», spiega Vito Puccio, presidente della Fondazione San Vito Ets.

La scelta ha consentito di salvaguardare il raccolto e completare in tempo le operazioni. Il risultato finale ha superato le aspettative.

«Quest’anno il vigneto è stato generoso, facendoci raccogliere quasi il doppio di uva rispetto allo scorso anno», aggiunge Puccio, che ha partecipato personalmente alla vendemmia insieme agli operai e ai volontari.

Raccolti 44 quintali di Grillo

Tra i filari sono stati raccolti complessivamente 44 quintali di uva Grillo. Nel 2025 la produzione aveva raggiunto i 23 quintali.

Il confronto tra le due annate evidenzia una crescita significativa, nonostante le difficoltà causate dal caldo. Il vigneto ha risposto positivamente alle attività di cura e manutenzione svolte nel fondo.

Il Grillo è uno dei vitigni più rappresentativi della Sicilia occidentale. La sua coltivazione lega il progetto sociale della Fondazione alla storia agricola e vitivinicola del territorio salemitano.

La partecipazione della comunità Myrhiam Rinascita

Alla raccolta hanno partecipato anche nove utenti della comunità terapeutica “Myrhiam Rinascita” di Salemi.

La vendemmia diventa così un’esperienza di collaborazione e inclusione. Il lavoro tra i filari permette ai partecipanti di condividere un obiettivo concreto e di contribuire alla valorizzazione di un bene comune.

La presenza della comunità terapeutica rafforza il significato dell’iniziativa. La legalità, in questo caso, non rimane un principio astratto, ma si traduce in partecipazione, responsabilità e relazioni sociali.

Un bene confiscato restituito alla comunità

Il fondo di contrada Fiumelungo fa parte del turismo rurale “Al Ciliegio”. Il Comune di Salemi lo ha affidato alla Fondazione San Vito per realizzare attività sociali, agricole e formative.

La vendemmia della legalità si svolge ormai da diversi anni. Il progetto dimostra come un patrimonio sottratto alla mafia possa diventare una risorsa produttiva e un luogo aperto alla comunità.

La raccolta dell’uva racconta quindi una trasformazione concreta. La terra continua a produrre, ma i suoi frutti sostengono finalità sociali e percorsi fondati sulla solidarietà.

Il progetto sarà presentato alla delegazione tunisina

Nei prossimi giorni la Fondazione illustrerà la vendemmia della legalità alla delegazione della Chiesa tunisina guidata dall’arcivescovo di Tunisi, monsignor Nicolas Lhernould.

La visita rientra nel gemellaggio tra le Diocesi di Mazara del Vallo e Tunisi. La delegazione arriverà giovedì e farà tappa a Salemi nel pomeriggio e nella serata di venerdì.

Gli ospiti visiteranno anche il turismo rurale “Al Ciliegio”. Durante l’incontro conosceranno le attività che la Fondazione San Vito porta avanti nel bene confiscato, compresa la coltivazione del vigneto e la raccolta solidale dell’uva.

L’esperienza salemitana diventerà così un esempio di riutilizzo sociale dei beni confiscati, capace di unire agricoltura, inclusione e cultura della legalità.


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