La morte del giovane detenuto marocchino di 26 anni, trovato senza vita all’interno della casa circondariale Pietro Cerulli di Trapani, riaccende i riflettori sulle condizioni dell’istituto penitenziario e sulle criticità del sistema carcerario. Soprattutto perchè questa notte si è consumata un’atra tragedia: all’interno del penitenziario trapanese un detenuto ha tentato l’estremo gesto, è stato trasportato d’urgenza in ospedale dove però è deceduto. Dopo le due tragedie, arrivano gli interventi della Camera Penale di Marsala e di Sinistra Italiana, che esprimono cordoglio per la vittima ma chiedono anche risposte e interventi urgenti per affrontare una situazione da tempo oggetto di segnalazioni e denunce. Secondo quanto emerso, il giovane si trovava nel reparto Tirreno, destinato all’isolamento, e avrebbe presentato una particolare fragilità psicologica. Circostanze sulle quali saranno necessari ulteriori accertamenti per chiarire quanto accaduto e verificare le condizioni in cui si trovava il detenuto.
La Camera Penale: “Il carcere non può togliere anche la speranza”
La Camera Penale di Marsala manifesta “profondo sgomento e dolore” per la morte del ventiseienne e richiama l’attenzione sulle condizioni di vita all’interno delle carceri. Sovraffollamento, disagio psicologico, carenze strutturali e difficoltà nell’assistenza, secondo l’organismo forense, rischiano di compromettere la dignità e la stessa vita delle persone detenute. Nel comunicato vengono ricordate anche le recenti proteste all’interno del Pietro Cerulli e le criticità più volte denunciate dal personale della Polizia penitenziaria. La Camera Penale sottolinea di avere già avuto modo di constatare e segnalare le difficili condizioni dell’istituto trapanese, evidenziando che la privazione della libertà non può trasformarsi nella perdita della dignità, della salute e della speranza. “Ogni suicidio in carcere rappresenta una sconfitta per l’intero sistema penitenziario”, si legge nella nota, che invoca interventi strutturali, un’effettiva prevenzione del rischio suicidario, un adeguato sostegno psicologico e condizioni detentive rispettose dei principi costituzionali. Non basta, secondo la Camera Penale, esprimere preoccupazione dopo ogni tragedia: servono risposte concrete e immediate.
Sinistra Italiana: “Cosa è cambiato dopo le denunce?”
Duro anche l’intervento di Sinistra Italiana, che pone interrogativi sulle circostanze della morte e sull’assistenza garantita al giovane. Se il detenuto era considerato psicologicamente fragile, si chiede il partito, perché si trovava in isolamento? E quali misure di assistenza e prevenzione del suicidio erano state predisposte? La nota richiama quanto già denunciato nel luglio 2025, quando, durante una visita ispettiva al Pietro Cerulli, il deputato di Alleanza Verdi Sinistra Marco Grimaldi e il segretario regionale di Sinistra Italiana Pierpaolo Montalto avevano riscontrato condizioni igieniche precarie, celle particolarmente calde e gravi criticità nell’assistenza sanitaria. Pochi giorni dopo quella visita si era verificato un altro suicidio. Viene ricordata inoltre la segnalazione del Garante regionale dei detenuti, risalente allo scorso marzo, relativa ai problemi nell’approvvigionamento idrico e nello smaltimento dei rifiuti. “Non possiamo più accettare che il carcere Pietro Cerulli venga ricordato soltanto quando muore qualcuno”, dichiara Antonella Parisi, referente di Sinistra Italiana Trapani. Parisi chiede alle amministrazioni comunali di Trapani ed Erice di chiarire quali interventi siano stati realizzati dopo le segnalazioni del Garante e sollecita le garanti comunali Alessandra Vitalba e Francesca Di Caro a riferire sulle criticità ancora presenti e sulle iniziative intraprese. Anche il segretario regionale Pierpaolo Montalto chiede che venga fatta piena luce sulla morte del giovane, verificando l’adeguatezza dell’assistenza sanitaria e psicologica e garantendo condizioni di vita dignitose, anche a tutela del personale penitenziario. Sinistra Italiana chiede infine che i Consigli comunali di Trapani ed Erice affrontino pubblicamente la situazione del carcere, coinvolgendo i Garanti dei detenuti e le autorità competenti. Un appello che si chiude con una domanda destinata a riaprire il dibattito sulle condizioni del Pietro Cerulli: quante altre denunce, visite ispettive e morti saranno necessarie prima che si intervenga davvero?