Safina: “Il Pd ritrovi identità e unità. In Sicilia serve un’alternativa al governo Schifani”

Claudia Marchetti

Safina: “Il Pd ritrovi identità e unità. In Sicilia serve un’alternativa al governo Schifani”

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giovedì 05 Novembre 2026 - 07:20

“Il Partito Democratico deve ritrovare la propria identità, recuperare unità interna e tornare a essere il motore di una proposta politica riconoscibile per la Sicilia. Non possiamo rimanere prigionieri delle divisioni mentre i cittadini chiedono un’alternativa credibile al governo Schifani”. È il messaggio dell’onorevole Dario Safina, deputato regionale del Pd, che interviene sui principali temi della politica siciliana: dal futuro del partito dopo le dimissioni di Anthony Barbagallo alla variazione di bilancio, dalle battaglie parlamentari alla costruzione del centrosinistra, fino agli equilibri politici nel Libero Consorzio di Trapani.

Onorevole Safina, le dimissioni di Anthony Barbagallo aprono una nuova fase per il Pd siciliano. Come giudica questa scelta?

Barbagallo ha dimostrato grande sensibilità, abnegazione e volontà di contribuire a fare del Pd il partito cardine della coalizione progressista in Sicilia. Il suo è stato un gesto di responsabilità che va riconosciuto. Adesso bisogna ritrovare una comunione di intenti tra tutte le componenti. Sarà la segreteria nazionale a individuare la soluzione più adeguata per superare divisioni e polemiche. Tra le ipotesi c’è anche una gestione collegiale attraverso un triumvirato. Ma la questione non è soltanto organizzativa: il Pd deve ritrovare identità e capacità di proposta. Non possiamo continuare a discutere dei nostri equilibri interni mentre la Sicilia ha bisogno di risposte.

La variazione di bilancio ha riacceso il dibattito sulle cosiddette mancette. Qual è il suo giudizio sui FIT?

La manovra lascia molte perplessità sul metodo e sulle priorità. La Sicilia ha bisogno di programmazione e investimenti strutturali, non di una distribuzione frammentata delle risorse. Il problema non è finanziare i Comuni, che hanno esigenze concrete, ma garantire trasparenza, criteri oggettivi e benefici collettivi. I FIT, il Fondo per gli investimenti territoriali, devono rispondere a una programmazione chiara e non diventare uno strumento condizionato dagli equilibri politici della maggioranza. Le risorse pubbliche devono finanziare bisogni reali e verificabili. Servono investimenti in sanità, infrastrutture, risorse idriche e attività produttive.

Quali sono le principali battaglie che hanno caratterizzato il suo impegno parlamentare?

Ho cercato di mantenere un rapporto diretto tra attività parlamentare ed esigenze dei territori. Mi sono occupato di attività produttive, sostegno alle imprese, agricoltura e comparto vitivinicolo, sostenendo misure come la vendemmia verde e la distillazione di crisi. Abbiamo seguito anche le criticità dei collegamenti marittimi con le isole minori e le emergenze della provincia di Trapani. Tra le battaglie più importanti c’è quella sulla legge 194, con l’iniziativa per l’assunzione di medici non obiettori, a tutela della libertà e dell’autodeterminazione delle donne e dell’effettivo accesso ai servizi previsti dalla normativa. Un altro tema centrale è l’economia circolare, che può rappresentare per la Sicilia un’opportunità di sviluppo, innovazione e occupazione.

Lei ha parlato anche di democrazia radicale. Che cosa intende e perché considera questo tema qualificante della sua proposta politica?

La democrazia radicale è un elemento qualificante della mia proposta politica. Significa restituire centralità alla partecipazione dei cittadini e rafforzare gli strumenti attraverso i quali le comunità possono incidere sulle decisioni pubbliche. Non basta votare ogni cinque anni: servono occasioni permanenti di confronto, ascolto e partecipazione. La politica deve tornare a essere uno spazio aperto, capace di coinvolgere le persone nelle scelte che riguardano il proprio territorio e il proprio futuro. È una strada fondamentale per ricostruire il rapporto tra cittadini e istituzioni e contrastare la disaffezione.

In vista delle prossime elezioni regionali, quale ruolo deve assumere il Pd nella costruzione del centrosinistra?

Il Pd deve essere il perno di un progetto politico aperto, inclusivo e competitivo, ma prima deve ritrovare identità e capacità di proposta autonoma. Non basta costruire una coalizione contro il centrodestra: dobbiamo offrire un’alternativa di governo, con una visione chiara, un programma condiviso e una leadership autorevole. Bisogna parlare anche a chi si è allontanato dalla politica e dalle urne, dimostrando che esiste un modo diverso di governare la Sicilia, più attento ai territori, ai diritti, al lavoro e allo sviluppo sostenibile.

Veniamo al Libero Consorzio di Trapani. Dopo la scelta di Salvatore Quinci di aderire a Sud Chiama Nord, il Pd deve rivedere il proprio sostegno all’amministrazione?

Credo che questa esperienza debba essere rivalutata alla luce dei fatti nuovi. Non è una decisione che spetta soltanto a me, ma ritengo doveroso esprimere il mio punto di vista. Voglio chiarire che non considero una contraddizione l’adesione di Quinci a Sud Chiama Nord: sono stato tra coloro che hanno sostenuto l’allargamento del progetto politico a questa forza. Il problema è la sua scelta di collocarsi nell’area del centrodestra, che modifica il quadro politico sul quale avevamo costruito il sostegno alla sua candidatura. Non intendo negare quanto di positivo è stato realizzato sul piano amministrativo, ma c’è anche una questione di metodo: le forze politiche che hanno sostenuto quella candidatura non sono mai state realmente riunite per un confronto, né prima né dopo le nuove scelte di collocazione. È un elemento che lascia perplessi e che riguarda il rispetto degli impegni politici condivisi. Per questo serve una riflessione seria: non si tratta di cancellare i risultati raggiunti, ma di capire se esistano ancora le condizioni politiche per proseguire insieme. Il Pd dovrà decidere nelle sedi opportune, senza automatismi e con senso di responsabilità.

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