C’è una cosa che, più di ogni altra, dovrebbe accompagnare l’azione di chi amministra una città: la capacità di ascoltare. Ascoltare i cittadini, le opposizioni, le categorie produttive, le associazioni. Ma anche, e forse soprattutto, chi ogni giorno lavora accanto al sindaco e contribuisce alle scelte amministrative.
È una considerazione che viene spontanea guardando alle prime dinamiche della nuova amministrazione di Marsala guidata dalla sindaca Andreana Patti. Attorno a Palazzo VII Aprile e a Palazzo Municipale si percepisce, almeno stando alle voci che circolano negli ambienti politici e amministrativi, una certa difficoltà nel dialogo. Si racconta persino di collaboratori che avvertirebbero il bisogno di essere maggiormente ascoltati.
Sono voci, e come tali vanno prese con prudenza. Ma sono anche segnali che una buona amministrazione non dovrebbe sottovalutare.
Perché il problema non è avere idee chiare. Al contrario: un sindaco deve avere una visione, deve assumersi la responsabilità delle decisioni e deve avere il coraggio di scegliere. Il problema nasce quando la visione rischia di trasformarsi in una sola direzione possibile, quando il confronto diventa un ostacolo anziché uno strumento e una risorsa. Il pensiero unico, in politica come nell’amministrazione, non funziona sempre. E spesso non funziona proprio quando servirebbe maggiormente il confronto.
Andreana Patti conosce bene le dinamiche amministrative e politiche del territorio. È stata assessore ed esperto del sindaco di Trapani Giacomo Tranchida, un amministratore che ha costruito una lunga esperienza politica proprio sulla capacità di imprimere una forte direzione alle proprie amministrazioni.
E qualche osservatore ha già notato delle similitudini anche nel modo di affrontare la partita elettorale marsalese, con una strategia politica che per certi aspetti ricorda il modus operandi tranchidiano.
Nulla di scandaloso, naturalmente. Ogni politico assimila esperienze, modelli e insegnamenti. Ma proprio per questo vale la pena rivolgere alla sindaca Patti una sollecitazione: Marsala non è Trapani e ogni città ha bisogno di un proprio metodo di governo.
La leadership non è necessariamente sinonimo di accentramento. Un sindaco forte non è quello che decide tutto da solo, ma quello che sa scegliere dopo avere ascoltato tutti. Anche chi la pensa diversamente. Anche chi, all’interno della propria squadra, solleva dubbi o propone soluzioni alternative.
Anzi, la vera autorevolezza di un amministratore si misura proprio nella capacità di circondarsi di persone libere di parlare.
Marsala è una città complessa, con enormi potenzialità ma anche problemi strutturali che non possono essere affrontati attraverso una sola sensibilità politica o amministrativa. Servono competenze, confronto, capacità di mediazione e, soprattutto, un rapporto costante con la città.
Per questo non vorremmo che l’eventuale distanza che qualcuno oggi percepisce fosse dettata dalla paura di sbagliare o dalla convinzione che mostrarsi aperti al confronto possa indebolire l’immagine del sindaco.
Al contrario.
Ascoltare non significa essere deboli. Significa avere la forza di mettere in discussione le proprie convinzioni quando serve.
E forse, per la nuova amministrazione marsalese, questo è semplicemente il tempo necessario per comprendere meglio come funzionano le cose. O, in alcuni casi, come non funzionano.
È presto per dare giudizi definitivi. Ed è giusto concedere tempo a chi ha assunto una responsabilità così importante. Ma proprio perché il percorso è appena iniziato, questo è il momento migliore per correggere eventuali impostazioni, aprire porte e finestre, parlare di più con la città e con la propria squadra.
Marsala non ha bisogno di un sindaco che abbia sempre ragione. Ha bisogno di un sindaco che sappia ascoltare, scegliere e, quando necessario, cambiare idea. Perché governare una città non significa soltanto avere un progetto. Significa avere l’umiltà di costruirlo insieme a chi quella città la vive ogni giorno.