A Valderice il Porto di Bonagia è diventato molto più di un’opera pubblica. È diventato il simbolo di una stagione politica e, forse, anche del suo decadimento. Perché attorno a quei 34 milioni di euro prima previsti e poi riprogrammati dalla Regione si è consumato uno scontro che oggi va ben oltre il destino di un’infrastruttura. Il sindaco Francesco Stabile difende il percorso amministrativo e sostiene che il progetto non sia affatto morto. La Regione, dal canto suo, ribadisce che il porto resta una priorità e che potrà essere rifinanziato quando l’iter autorizzativo sarà completato. L’opposizione, invece, legge la vicenda in modo completamente diverso: ben 16 anni di attese, ritardi e promesse, fino alla perdita dei fondi FSC perché il progetto non sarebbe stato considerato cantierabile.
La verità, probabilmente, sta in una zona molto meno comoda delle dichiarazioni politiche. Perché se un’opera strategica per un territorio viene annunciata per anni e, proprio nel momento in cui arrivano le risorse, quelle risorse vengono spostate altrove, qualcosa evidentemente non ha funzionato. Stabilire di chi sia la responsabilità è il compito della politica e delle istituzioni, non dei cittadini. Ma ai cittadini spetta il diritto di chiedere conto dei risultati. Il problema, però, è che nel frattempo a Valderice è cambiato anche il quadro politico. La maggioranza che aveva sostenuto Stabile si è frantumata. In Consiglio comunale, quattro consiglieri eletti nelle liste che sostenevano il sindaco si sono riorganizzati in nuovi gruppi e una votazione ha certificato, nei fatti, che il primo cittadino non dispone più della maggioranza originaria. È un passaggio che cambia completamente la seconda parte del mandato.
Da quel momento ogni questione amministrativa è diventata politica. Il depuratore, la variante al PRG, il Teatro “Nino Croce”, la gestione della costa e persino le Muciare di Bonagia sono diventati terreni di scontro tra il sindaco e un’opposizione sempre più ‘ruspante’. Stabile replica accusando gli avversari di strumentalizzazione e rivendica il mandato ricevuto dagli elettori. Ma il punto è che oggi non basta più avere vinto le elezioni: bisogna anche riuscire a governare quando gli equilibri cambiano. E qui sta la vera partita di Valderice.
Il Porto di Bonagia rischia di diventare l’emblema di una politica che, per anni, ha promesso un futuro senza riuscire ancora a trasformarlo in realtà. Ma la crisi della maggioranza racconta qualcosa di ancora più profondo: il tempo delle promesse sta finendo. Stabile può ancora governare. Può cercare nuovi equilibri e portare avanti i progetti. Ma dovrà farlo con una maggioranza diversa da quella uscita dalle urne. Perché se il Porto è davvero un’occasione persa, la politica valdericina dovrà spiegare ai cittadini come evitare che diventi un’altra promessa da ripetere per altri sedici anni. Bisogna ricostruire una credibilità e soprattutto la fiducia di una comunità che, dopo tanti annunci, ha tutto il diritto di chiedere una cosa semplice: i fatti.