La cittadina Miriam Di Girolamo prende posizione sulla prevista sfilata di “cavalli imbardati” inserita nel programma della 74ª Rassegna Meccanico Agricola ’A Fera di Strasatti e chiede agli organizzatori di ripensare una pratica considerata ormai anacronistica. Una lettera che apre una riflessione più ampia sul rapporto tra tradizione, spettacolo e rispetto degli animali:
Ho appreso che all’interno del programma della 74ª Rassegna Meccanico Agricola ’A Fera di Strasatti è prevista una sfilata di “cavalli imbardati”, una scelta ormai anacronistica e profondamente sbagliata. Nel 2026 è inaccettabile continuare a utilizzare animali come strumenti di spettacolo, folklore o intrattenimento. Definire tradizione una pratica non la rende automaticamente giusta, etica o degna di essere tramandata. Così come gli spettacoli pirotecnici che creano forte stress e terrore nei confronti degli animali. La storia è piena di tradizioni che sono state superate perché incompatibili con l’evoluzione della coscienza civile. I cavalli non sono elementi scenografici, non sono simboli folkloristici da esibire in piazza, né oggetti da ornare con bardature per soddisfare il gusto estetico dell’essere umano. Sono esseri senzienti, riconosciuti come tali anche dall’ordinamento giuridico europeo, capaci di provare paura, stress, disagio e sofferenza. Meritano di vivere secondo la propria natura, non di essere trasformati in attrazioni ambulanti che ne privano la loro naturale bellezza e la loro libertà di movimento.
Dietro questi “spettacoli” tradizionali si cela una concezione ormai superata del rapporto tra uomo e animale, quella che considera gli animali disponibili all’uso umano semplicemente perché “si è sempre fatto così”. È una cultura che appartiene al passato e che una società moderna dovrebbe avere il coraggio di abbandonare. Le istituzioni, gli enti locali e i comitati organizzatori hanno oggi una responsabilità culturale oltre che morale, al fine di promuovere eventi che siano davvero inclusivi, rispettosi e coerenti con i valori di una comunità che vuole definirsi civile. Una festa è davvero una festa quando il rispetto coinvolge tutti, anche chi non ha voce per scegliere se partecipare. Continuare a proporre sfilate con cavalli bardati significa trasmettere alle nuove generazioni il messaggio che gli animali esistano per essere esibiti e utilizzati, anziché rispettati.
Per questo chiedo agli organizzatori, da semplice cittadina che ama gli animali, di eliminare definitivamente l’impiego dei cavalli nelle manifestazioni folkloristiche e di ripensare la valorizzazione delle tradizioni locali senza il coinvolgimento degli animali. Le tradizioni sopravvivono quando sanno evolversi e quelle che si fondano sullo sfruttamento degli esseri viventi non meritano di essere difese, ma superate. Il progresso di una società non si misura dalla capacità di conservare ogni usanza del passato, ma dal coraggio di rinunciare a quelle che non sono più compatibili con il rispetto della vita e della dignità di tutti gli esseri senzienti. Gli animali non sono il nostro folklore nè la nostra attrazione o divertimento. Sono individui, non strumenti, e come tali devono essere rispettati.