La revoca del finanziamento PNRR destinato alla realizzazione della strada di collegamento con la Zona Economica Speciale di Trapani accende lo scontro politico e riapre il dibattito sul futuro di un’infrastruttura considerata strategica per il porto e per il sistema produttivo della Sicilia occidentale. La revoca è stata confermata in Consiglio comunale dallo stesso sindaco di Trapani Giacomo Tranchida. A puntare il dito contro il Governo nazionale è il deputato regionale del Partito Democratico Dario Safina, secondo cui la decisione “certifica il fallimento del Governo nazionale nella gestione delle risorse europee”. Per Safina, non si tratta di un’opera secondaria, ma di un’infrastruttura decisiva per lo sviluppo del porto di Trapani e della ZES. “Definanziarla significa rallentare lo sviluppo del territorio, compromettere la competitività dello scalo e privare imprese e cittadini di un investimento atteso da anni”, sostiene il parlamentare Dem.
La richiesta di intervento alla Regione
Safina chiede quindi un intervento immediato del Governo Schifani, invitando la Regione a utilizzare ogni strumento disponibile, dalla riprogrammazione dei fondi comunitari alle risorse del bilancio regionale, per evitare che l’opera si trasformi nell’ennesima incompiuta. “Trapani merita infrastrutture moderne, non promesse disattese”, conclude. Sulla vicenda interviene anche la deputata regionale del Movimento 5 Stelle Cristina Ciminnisi, che sollecita un impegno concreto della Regione, ma amplia le responsabilità anche all’amministrazione comunale. “Lo Stato ha deciso di scaricare sulla Regione Siciliana i costi di un’opera che, se il Governo regionale non farà la sua parte, rischia seriamente di trasformarsi nell’ennesima incompiuta siciliana“, afferma.
La variante urbanistica
Ciminnisi, però, critica anche il percorso seguito dal Comune di Trapani, richiamando la variante urbanistica approvata nel 2024. Secondo la deputata, maggioranza e opposizione avrebbero affrontato la questione con eccessiva fretta, senza approfondire adeguatamente le ricadute su un’area delicata dal punto di vista urbanistico e idrogeologico, tra canali, ex saline e zona retroportuale. La parlamentare ricorda inoltre le 14 prescrizioni contenute nel parere ambientale favorevole e le successive valutazioni sul drenaggio delle acque, fino all’aggiornamento del PAI. Elementi che, a suo giudizio, confermerebbero la necessità di una valutazione complessiva dell’area. Per Ciminnisi, infine, il caso della strada ZES rappresenta un campanello d’allarme per tutta la Sicilia, alla luce dei numerosi interventi che rischiano di perdere la copertura finanziaria dopo la revisione del PNRR. “Il Governo regionale non può continuare a rincorrere l’emergenza opera per opera”, afferma, chiedendo una programmazione capace di mettere in sicurezza cantieri e opere già previste, a partire proprio dalla strada di collegamento con la ZES di Trapani.
Interrogazione di Safina al presidente Schifani
Il deputato del Partito Democratico Dario Safina ha inoltre depositato un’interrogazione urgente rivolta al presidente della Regione e all’assessore alle Infrastrutture e alla Mobilità, chiedendo quali iniziative il Governo Schifani intenda mettere in campo per evitare che un’opera considerata strategica per lo sviluppo della Sicilia occidentale rimanga definitivamente incompiuta. Al centro dell’iniziativa parlamentare c’è il definanziamento dell’intervento, originariamente sostenuto con risorse della Missione 5 del Piano nazionale di ripresa e resilienza, poi escluso dalla programmazione a seguito della rimodulazione disposta con il decreto interministeriale del 22 maggio 2026. Secondo quanto evidenzia Safina, l’opera è stata classificata “in forte ritardo” dall’Unità di Missione PNRR del Ministero delle Infrastrutture, perdendo così l’intera copertura finanziaria senza che venissero individuate risorse sostitutive. Una situazione che, sottolinea il deputato dem, appare ancora più grave se confrontata con quanto avvenuto per altri interventi infrastrutturali siciliani, come quelli di Palermo, Termini Imerese e Sant’Agata di Militello, per i quali sono state individuate soluzioni alternative di finanziamento. Per Trapani, invece, il rischio concreto è quello di un definanziamento totale.
Le conseguenze sul territorio
Le conseguenze sono già evidenti sul territorio. Il blocco dei finanziamenti ha infatti determinato la sospensione dei lavori e l’interruzione dei pagamenti nei confronti dell’impresa esecutrice, che vanterebbe crediti già maturati per oltre 1,65 milioni di euro. Nel frattempo il cantiere resta fermo, con pesanti ripercussioni sulla viabilità cittadina: arterie congestionate, quartieri isolati e una rotatoria provvisoria mai completata che continua a rappresentare uno dei principali nodi della circolazione urbana. Attraverso l’interrogazione, Safina chiede innanzitutto se la Regione sia pronta ad attivare con urgenza fonti di finanziamento alternative, sia attraverso risorse extraregionali sia ricorrendo al bilancio regionale, per garantire i 17,8 milioni necessari al completamento dell’infrastruttura.
Intervento straordinario per liquidare le somme
Il parlamentare sollecita inoltre un intervento straordinario per liquidare le somme dovute all’impresa e consentire almeno la ripresa dei lavori indispensabili a ristabilire condizioni di sicurezza e normalità nella viabilità cittadina, restituendo vivibilità ai quartieri maggiormente penalizzati dalla presenza del cantiere.
Infine, Safina chiede al presidente della Regione di promuovere un confronto istituzionale con il Governo nazionale e con il Dipartimento per il Sud, affinché venga istituito un tavolo di crisi permanente dedicato alla gestione delle opere ex PNRR definanziate in Sicilia. Per il deputato del Partito Democratico, la perdita di un investimento da 17,8 milioni di euro destinato a un’infrastruttura strategica per il porto di Trapani, la ZES Unica e l’intero sistema logistico della Sicilia occidentale rappresenta un fatto che non può essere archiviato come una semplice vicenda amministrativa. Da qui la richiesta di un intervento immediato della Regione per scongiurare il rischio che la città resti con un’opera incompiuta e con un cantiere destinato a gravare ancora a lungo sulla mobilità e sullo sviluppo del territorio.