C’è qualcosa di profondamente malinconico nel vedere un trofeo abbandonato sulla sabbia. Un oggetto nato per celebrare una vittoria, un traguardo, forse un giorno di festa, finito invece tra sacchi di rifiuti e materiali lasciati sulla spiaggia di Marausa, nel misilese. È l’immagine che arriva dal litorale trapanese, dove nei giorni scorsi è stato rinvenuto un riconoscimento insieme ad altri rifiuti. Sulla targhetta compare il nome della persona a cui era stato assegnato, ma l’Amministrazione comunale ha scelto di oscurarlo nelle fotografie diffuse, nel rispetto della normativa sulla privacy e perché non esistono elementi che consentano di attribuire con certezza a quella persona la responsabilità dell’abbandono.
Più del trofeo, però, a raccontare una storia è il luogo in cui è stato trovato. Un simbolo di orgoglio personale trasformato in un rifiuto qualunque, lasciato accanto ad altri scarti in uno dei tratti di costa più suggestivi del territorio. Una scena che restituisce tutta l’amarezza di un gesto che continua a ripetersi troppo spesso. L’abbandono dei rifiuti, infatti, non è soltanto un comportamento incivile, ma rappresenta una violazione della normativa vigente. Ogni oggetto lasciato sulla spiaggia contribuisce a deturpare l’ambiente, impoverisce il paesaggio e sottrae bellezza a un patrimonio naturale che appartiene a tutti.
Quel trofeo vinto a Vita, probabilmente, un tempo era stato alzato al cielo con orgoglio. Forse aveva immortalato una vittoria sportiva, una gara, un momento speciale. Oggi, invece, racconta una storia diversa: quella di un territorio che continua a fare i conti con l’inciviltà di chi trasforma la natura in una discarica. Per questo il Comune rinnova l’appello a cittadini e visitatori affinché i rifiuti vengano conferiti correttamente e invita chiunque assista a episodi di abbandono a segnalarli agli organi competenti. Perché il mare e le spiagge non possono diventare il luogo dove finiscono ciò che non vogliamo più, neppure i ricordi di una vittoria.