Si è conclusa con un forte messaggio di fiducia, ma anche con la consapevolezza delle grandi sfide che attendono il comparto, la trentesima edizione dell’Enosimposio di Assoenologi Sicilia, uno dei pochi appuntamenti in Italia che, con questo format, mette attorno allo stesso tavolo istituzioni, imprese, ricerca scientifica, mondo accademico, distribuzione, ristorazione, comunicazione ed enologi per costruire una visione condivisa sul futuro della vitivinicoltura. Per tre giorni il tema “Vino tra identità e valore: il futuro attraverso lo storytelling” ha guidato un confronto intenso che ha attraversato tutti gli aspetti della filiera, dalla sostenibilità ai mercati, dalla ricerca alle nuove dinamiche del consumo, confermando come il vino stia vivendo una fase di profonda trasformazione nella quale qualità, cultura, innovazione e capacità di creare valore rappresentano gli strumenti fondamentali per rafforzare la competitività del sistema vitivinicolo siciliano e italiano. In questa prospettiva Assoenologi Sicilia ha ribadito il proprio ruolo di punto di riferimento della filiera, portando al centro del confronto non solo gli aspetti tecnici della produzione, ma anche le principali criticità del comparto, dal dialogo con le istituzioni alle dinamiche del mercato e del consumo, con l’obiettivo di individuare soluzioni condivise.
Ad aprire i lavori sono stati il Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida e l’europarlamentare e coordinatore della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo Dario Nardella, che hanno sottolineato il valore strategico della vitivinicoltura italiana e il ruolo della Sicilia nello scenario nazionale ed europeo. A seguire sono intervenuti il Presidente di Assoenologi Sicilia Giuseppe Figlioli e il Presidente nazionale Riccardo Cotarella, insieme ai rappresentanti delle istituzioni, dei Consorzi di tutela, dell’Università, degli organismi di controllo e delle principali organizzazioni del settore, dando vita a un confronto che ha confermato il ruolo dell’Enosimposio come luogo privilegiato di elaborazione e crescita dell’intera filiera. Il messaggio emerso con maggiore forza è che la vitivinicoltura rappresenta una risorsa strategica per l’economia, il paesaggio e l’identità della Sicilia, ma attraversa una stagione di cambiamenti che richiede nuove competenze, nuovi strumenti e una capacità sempre maggiore di fare sistema. Cambiamento climatico, evoluzione dei mercati internazionali, trasformazione dei modelli di consumo, sostenibilità ambientale, economica e sociale impongono oggi una nuova visione capace di coniugare tradizione e innovazione.
In questo scenario il Presidente nazionale di Assoenologi Riccardo Cotarella ha ribadito come la figura dell’enologo stia vivendo una profonda evoluzione professionale. Il suo ruolo non può più limitarsi agli aspetti strettamente tecnici della produzione, ma deve integrare competenze scientifiche, capacità manageriali, conoscenza dei mercati, sostenibilità, comunicazione e valorizzazione delle produzioni. L’enologo diventa così uno dei protagonisti dello sviluppo delle imprese vitivinicole, chiamato a governare processi complessi che incidono direttamente sulla competitività del vino italiano nel mondo. Per Giuseppe Figlioli, Presidente di Assoenologi Sicilia, il trentesimo Enosimposio conferma la validità di un modello di confronto che rappresenta oggi un riferimento nel panorama nazionale. L’Enosimposio, ha sottolineato, è uno spazio nel quale tutte le componenti della filiera possono confrontarsi con senso critico ma anche con spirito costruttivo, trasformando le riflessioni in proposte concrete e realmente sviluppabili. È proprio questa capacità di mettere in dialogo istituzioni, ricerca, imprese, tecnici, distribuzione e ristorazione a rendere l’appuntamento uno strumento di crescita per tutto il comparto.
Tra i momenti più seguiti dei lavori, il confronto con l’Assessore regionale all’Agricoltura Luca Sammartino, che ha affrontato con il Presidente Giuseppe Figlioli alcuni dei temi più strategici per il futuro della vitivinicoltura siciliana. Al centro del dibattito il cambiamento climatico, la gestione delle risorse idriche e dell’irrigazione, gli interventi di sostegno al settore, fino ai programmi dedicati alla promozione internazionale, all’internazionalizzazione delle imprese e allo sviluppo dell’enoturismo. Temi che richiedono una programmazione stabile e una collaborazione sempre più stretta tra istituzioni e imprese per accompagnare il comparto in una fase di profonda evoluzione.
Ampio spazio è stato dedicato anche alle dinamiche dei mercati e ai nuovi modelli di distribuzione, con un confronto che ha coinvolto i principali protagonisti della Grande Distribuzione Organizzata, della ristorazione e della comunicazione del vino. Dal dibattito è emersa una criticità che attraversa l’intera filiera: da una parte la crescente rincorsa al ribasso dei prezzi nella GDO, che rischia di svilire il valore del vino trasformandolo in un semplice prodotto promozionale; dall’altra ricarichi spesso troppo elevati nella ristorazione, che finiscono per comprimere i consumi e allontanare nuovi clienti. La risposta indicata dai relatori è quella di costruire un nuovo patto di filiera fondato sul dialogo, sulla formazione e sulla crescita della cultura del vino, restituendo centralità al consumatore. Tra le proposte emerse con maggiore convinzione, quella di incrementare la presenza dei vini al calice anche nella ristorazione più qualificata, includendo etichette di fascia medio-alta e prestigiosa. Una scelta che renderebbe più accessibili grandi vini, favorendo nuove occasioni di degustazione, una maggiore conoscenza delle produzioni di qualità e un rapporto più diretto tra consumatore e territorio.
Particolarmente apprezzato è stato anche l’intervento del professor Vincenzo Russo, ordinario di Psicologia dei Consumi e Neuromarketing all’Università IULM di Milano, che ha aperto nuove prospettive sul rapporto tra neuroscienze, percezione sensoriale e consumo del vino. La dimostrazione dedicata alla relazione tra musica, ambiente e degustazione ha evidenziato come gli stimoli sensoriali influenzino concretamente la percezione qualitativa del vino, offrendo spunti di grande interesse per la comunicazione, l’accoglienza, il marketing e l’enoturismo. Un approccio scientifico che conferma come il valore del vino non risieda esclusivamente nelle sue caratteristiche organolettiche, ma anche nella qualità dell’esperienza che accompagna il consumatore.
Dai lavori è emersa con chiarezza anche la necessità di rafforzare il racconto del vino siciliano attraverso un linguaggio contemporaneo, autentico e credibile. Identità, filiera e valore rappresentano oggi le parole chiave sulle quali costruire la competitività futura della vitivinicoltura. Raccontare il vino significa raccontare territori, persone, cultura, paesaggi e sostenibilità, trasformando ogni bottiglia in un’esperienza capace di parlare ai mercati internazionali e soprattutto alle nuove generazioni, protagoniste dei nuovi modelli di consumo. Proprio su questo fronte è emerso come anche nella Grande Distribuzione Organizzata il consumatore stia orientando con crescente frequenza le proprie scelte verso vini di fascia medio-alta, privilegiando qualità, territorialità e capacità distintiva rispetto alle referenze di primo prezzo, a conferma di una domanda sempre più consapevole. In questo contesto, la promozione internazionale e l’enoturismo diventano strumenti strategici per consolidare il posizionamento dei vini siciliani e ampliarne la riconoscibilità nel mondo.
Il 30° Enosimposio consegna così alla filiera una visione chiara: il futuro del vino passa attraverso una maggiore integrazione tra ricerca scientifica, formazione, innovazione, sostenibilità, cultura del vino e capacità di fare sistema. Servono politiche lungimiranti, imprese sempre più preparate, professionisti capaci di interpretare il cambiamento e un dialogo continuo tra produzione, distribuzione, ristorazione e consumatori. È questa la strada indicata da Assoenologi Sicilia, che con il trentesimo Enosimposio conferma il proprio ruolo di motore culturale e tecnico del settore, trasformando un appuntamento di aggiornamento professionale in un laboratorio permanente di idee e progettualità. Perché il futuro della vitivinicoltura siciliana non si costruisce soltanto producendo grandi vini, ma valorizzandone il significato, la storia e il valore economico, culturale e identitario, affinché possano continuare a rappresentare uno degli asset più importanti dello sviluppo della Sicilia e del Made in Italy.