Favignana, il grido di Maria Guccione: “Così stiamo perdendo l’anima dell’isola”

redazione

Favignana, il grido di Maria Guccione: “Così stiamo perdendo l’anima dell’isola”

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lunedì 06 Luglio 2026 - 07:00

Ci sono parole che non nascono dalla rabbia, ma dall’amore. Un amore antico, profondo, costruito in una vita trascorsa a osservare un’isola cambiare stagione dopo stagione. È da questo sentimento che prende forma il duro appello lanciato da Maria Guccione, volto storico delle Egadi, che sceglie di rompere il silenzio e rivolgersi direttamente alle istituzioni chiamate a tutelare Favignana. Non è una semplice denuncia. È il racconto di una ferita che, giorno dopo giorno, si allarga sotto gli occhi di tutti. “Quando le preghiere ai santi protettori non bastano più – scrive Guccione – è il momento che intervengano coloro che hanno il potere e il dovere di programmare, attuare e controllare le scelte che riguardano questa sfortunata isola”.

L’appello alle istituzioni

Il suo appello è rivolto anzitutto al Comune, ma anche all’Asp, alla Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali di Trapani, al Genio Civile, al Demanio e all’Assessorato regionale al Territorio. Enti che, secondo la storica residente, non possono più limitarsi a osservare senza intervenire. Nel suo racconto emerge l’immagine di una Favignana che cambia volto a una velocità inquietante. Chioschi che spuntano lungo la costa, scavi ritenuti abusivi, alberi abbattuti, strutture presentate come temporanee ma destinate a restare anche nei mesi invernali. E poi file di ombrelloni e lettini che occupano spazi un tempo dominati dalla vegetazione spontanea, tra papaveri, agavi e scorci incontaminati. “L’isola – denuncia – subisce ogni giorno trasformazioni che ne stanno cancellando la natura originaria, alterando il paesaggio e lo skyline che l’hanno resa celebre nel mondo”.

Turismo deluso alle Egadi

Nel mirino di Guccione finisce anche quello che definisce uno dei meccanismi più pericolosi della burocrazia italiana: il cosiddetto “silenzio-assenso”. Richiamando l’articolo 14-bis, comma 4, della legge n. 241 del 1990, sottolinea come la mancata risposta degli enti competenti finisca spesso per trasformarsi in un’autorizzazione implicita. “Un mostro giuridico – lo definisce – che sta consentendo il più totale scempio e la distruzione del territorio”. Secondo Guccione, le conseguenze sono già visibili. Sempre più visitatori lascerebbero Favignana delusi, dopo essere arrivati attratti dall’immagine di un paradiso naturale che, a suo dire, rischia di esistere ormai soltanto nelle fotografie e nei depliant promozionali. Il paragone scelto per descrivere la situazione è tanto semplice quanto efficace. “Si continua a seguire il proverbio ‘meglio l’uovo oggi che la gallina domani’. Ma di questo passo domani non ci sarà nemmeno l’uovo, perché la gallina che lo produce è ormai spennata e agonizzante”. Per Maria Guccione non si tratta di essere contrari allo sviluppo o al turismo. Il punto è un altro: distinguere l’economia dalla speculazione. “Questa non è più economia – afferma con forza -. È una rapina della bellezza e del paesaggio. Si sta sottraendo qualcosa che appartiene a tutti e che dovrebbe rimanere patrimonio collettivo”.

Le norme ci sono, bisogna farle rispettare

Ricorda inoltre che gli strumenti normativi esistono già: dai vincoli di Natura 2000 ai piani paesaggistici, fino alle norme sulle distanze dalla costa. Ciò che manca, sostiene, è la volontà di farli rispettare. Infine, la segnalazione concreta che chiude il suo intervento riguarda la ex pineta dell’Approdo, descritta come un’area in stato di evidente abbandono. “Rami secchi e sfalci sono ovunque. Con le temperature di questi giorni rappresentano un rischio reale”. Il suo appello si conclude con una riflessione che va oltre i confini delle Egadi. “Favignana è soltanto un granello di quel pianeta che l’umanità sta consumando senza pietà. Ma proprio perché è piccola, forse siamo ancora in tempo a salvarla”. Parole che suonano come un ultimo invito alla responsabilità collettiva. Perché il paesaggio, prima ancora di essere una risorsa economica, è memoria, identità e futuro. E perderlo significherebbe perdere una parte dell’anima stessa di Favignana.

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