Tancredi (FdI): “Nella Meloni ritrovo la linea politica sovranista del primo M5S”

Vincenzo Figlioli

Tancredi (FdI): “Nella Meloni ritrovo la linea politica sovranista del primo M5S”

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Friday 09 September 2022 - 06:45

Eletto nel 2012 e confermato nel 2017, il mazarese Sergio Tancredi si ricandida all’Ars, non più con il Movimento 5 Stelle ma con Fratelli d’Italia.

Cos’è cambiato rispetto alle sue esperienze politiche del suo passato?

Assolutamente nulla. Le modalità operative adottate sono le medesime, in contatto con il mondo produttivo e con tante persone che ci stanno dando sostegno per il lavoro svolto e apprezzamento per la scelta fatta, alla luce di quello che è successo altrove, con la perdita di riferimenti politici verificatasi nel M5S. Il paradosso attuale è che il voto di chi vorrebbe che si rimettesse in sesto il Paese lo intercetta Giorgia Meloni, che sta portando avanti una linea politica coerente e per certi versi vicina a quella del primo periodo del M5S: un atteggiamento tendenzialmente sovranista, con una particolare attenzione ai temi della famiglia, delle risorse nazionali e con riferimento alla ripresa di questo Paese che doveva avvenire con chi è stato cinque anni al governo e invece non è assolutamente avvenuta. Adesso la situazione è molto peggiore rispetto al 2012, dopo 10 anni di attività politica in cui tutti i partiti sono stati al governo, tranne Fratelli d’Italia. Non è un caso, dunque, se adesso io mi ritrovo proprio in questo contenitore.

Inizialmente all’opposizione, nel corso degli ultimi anni si è avvicinato alle posizioni del governo Musumeci. Come giudica il suo operato?

In dieci anni ho avuto il privilegio di poter valutare prima un governo di centrosinistra, poi uno di centrodestra. Il mio avvicinamento progressivo è avvenuto alla luce delle proposte giunte all’Ars e spesso bocciate e frustrate sia dalla maggioranza che dall’opposizione, come nel caso del piano rifiuti. Essendo io un esponente politico essenzialmente al servizio del territorio più che del partito, era normale che provassi a dare il mio contributo, senza pretendere alcun tipo di contropartita. Da qui è partito un dialogo con Musumeci che ringrazio per l’attenzione ai temi che abbiamo sottoposto. In questa fine legislatura, in particolare, è stato portato a termine l’accordo Stato-Regione che permetterà di avere risorse aggiuntive pari a oltre tre miliardi di euro in spesa corrente che non erano mai state assegnate alla Sicilia.

Come si riverseranno queste risorse sul territorio?

Serviranno per le strade provinciali, per effettuare un turn over reale negli uffici comunali e regionali, per le infrastrutture portuali di secondo e terzo livello. Si tratta di risorse importanti che la Sicilia non ha mai potuto utilizzare.

Fosse stato per lei, dunque, il candidato alla presidenza sarebbe stato ancora Musumeci e non Schifani…

Assolutamente sì. Con Nello Musumeci candidato alla presidenza il centrodestra avrebbe abbondantemente superato il 70% dei consensi. Sono convinto che il centrodestra vincerà queste elezioni, forse con una percentuale più bassa, ma spero che non si ripetano le difficoltà di questa legislatura con una balcanizzazione dell’Ars in cui un manipolo di franchi tiratori è riuscito a fermare riforme che sarebbero state necessarie. Confido in una continuità amministrativa garantita da una figura di garanzia come Renato Schifani, che da presidente del Senato ha mostrato grande equilibrio.

Dovesse essere rieletto su cosa concentrerebbe il suo impegno?

Vigilerei sul rispetto del patto Stato-Regione per evitare che Roma, per l’ennesima volta, si disimpegni dall’assegnazione delle risorse. Inoltre, lavorerei per dare nuova linfa a tutto il sistema delle attività produttive, dall’agricoltura alla pesca. Un altro tema di grande importanza riguarda la necessità di mettere in pari la pianta organica del sistema sanitario regionale, che ha un deficit di circa 5 mila unità che ha creato difficoltà a tante strutture ospedaliere. Invito chi si appresta a votare a valutare bene le persone a cui stanno per dare il proprio voto: l’ultima cosa che auspico è che all’Ars ci siano soggetti che danno priorità all’interesse personale piuttosto che a quello collettivo. Votare significa dare a un estraneo le chiavi della propria casa: pensiamoci bene.

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