Scrive Alessia Pellegrino sul nonno morto per Covid

redazione

Scrive Alessia Pellegrino sul nonno morto per Covid

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mercoledì 05 Maggio 2021 - 10:43

Non ricordo esattamente l’ultimo giorno che ho visto mio nonno, che l’ho abbracciato, che l’ho baciato e la cosa peggiore è che non potrò più farlo.

Non mi piace parlare di dolore, di sofferenza, di morte, sono solita condividere solo la parte più bella della mia vita, ma oggi, mi sento in dovere di parlare, affinché possa riuscire nell’intento di trasmettere messaggi con una valenza importante. Poco dopo le feste Pasquali a mio nonno compare febbre, febbre alta che, a volte, superava i 39°, non aveva tosse, né problematiche respiratorie. Dissi subito a mia nonna di procedere con l’esecuzione di un tampone molecolare per escludere il Covid. Mia Nonna si rivolge a chi di dovere e il tampone viene definito “non necessario”. Mio Nonno permane 4 giorni a casa con febbre alta, sincope ricorrente, astenia e viene trattato con antibiotici come se la febbre fosse dovuta ad un’infezione batterica. Dopo 5 giorni, finalmente, viene eseguito il tampone molecolare e mio Nonno risulta essere positivo al Covid19. Era un giorno come tutti gli altri, eppure a me stava cambiando la vita. Ho pensato e ripensato a quanto tempo fosse trascorso dall’ultima volta che avevo visto mio nonno, e mi resi conto che era davvero troppo tempo. Nonostante fossi vaccinata evitavo di recarmi a casa loro, sperando di tutelarli il più possibile, e invece, purtroppo ciò non è bastato. Inoltre, mi ero battuta come non mai per la vaccinazione. Da “quasi” professionista sanitario sapevo quanto fosse importante sottoporsi al vaccino, soprattutto per soggetti fragili come loro. Ma loro avevano paura! A condizionarli indubbiamente erano tutte le notizie che quotidianamente ascoltiamo al telegiornale; pensavano di morire per il vaccino e paradossalmente mio nonno è morto perché il vaccino non l’ha fatto. Scoperta la positività al Covid, proponiamo un ricovero immediato. Ma purtroppo, viene consigliata “la cura a casa” perché la saturazione era nella norma. Beh, evidentemente non si era a conoscenza che il virus si evolve e modifica le armi con cui colpisce. Meno tosse, più stanchezza, meno febbre e più nausea e vomito: ecco i nuovi sintomi del Covid19. Mio nonno resta a casa per altri 5 giorni, sottoposto a cure a domicilio. Sappiamo bene che le nostre case, per quanto luoghi confortevoli e piene di amore, non siano il posto più adatto per curare un anziano cardiopatico che ha appena contratto uno dei virus più temibili. Mio nonno viene ricoverato nel momento in cui i problemi respiratori iniziano a manifestarsi, dopo oltre 10 giorni di positività. Viene chiamato il 118. Mio nonno viene accolto immediatamente da un personale qualificato che da più di un anno combatte ad armi impari per salvare la gente da questo virus. Purtroppo la situazione, ormai, è quasi irrecuperabile. Alla TAC viene diagnostica una polmonite bilaterale intestirziale con enfisema polmonare, e la saturazione ecco qui, che comincia a ridursi notevolmente. Esatto proprio così. Nonostante in questi 10 giorni la saturazione fosse nella norma e mio nonno respirasse autonomamente, i suoi polmoni stavano cedendo. Ricoverato immediatamente in terapia intensiva mio nonno, dopo qualche ora, viene intubato. Medici, Infermieri e OSS dell’ospedale Paolo Borsellino di Marsala hanno fatto il possibile per salvarlo, ma, già con alle spalle l’esperienza lavorativa degli scorsi mesi ci avevano allertato sulla gravità della sua condizione. Sapevamo che c’era una sola possibilità su cinque che mio nonno potesse uscire da lì vivo. La fede mi ha fatto aggrappare a quella minima percentuale, e ho davvero per un attimo pensato che, forse, lui si sarebbe potuto salvare. Oggi però la notizia peggiore.

Mio Nonno, nonostante tutti gli operatori sanitari abbiano fatto il possibile aggiornandoci ogni giorno e anche più volte al giorno della brutta situazione, non ce l’ha fatta. Il Covid l’ha ucciso. Smettiamola di prendere la situazione “coronavirus” sottogamba, di sminuire la sua gravità e contagiosità. È passato un anno, eppure, alcune persone non l’hanno ancora capito.

Voglio, adesso, dopo questo sfogo, sensibilizzare l’importanza della vaccinazione, soprattutto per i nostri nonni. E se si rifiutano perché hanno paura, infondetegli coraggio, quello che gli serve. Io ad oggi rimpiango di non aver insistito abbastanza. Al minimo sintomo, anche non prettamente respiratorio e soprattutto dopo aver accertato la positività al Covid, chiamate il medico, FATEVI VISITARE, e soprattutto affidatevi nelle mani di persone competenti.

Non aspettate perché, a volte, come nel nostro caso, può essere solo deleterio. Adesso, mio Nonno Paolo, è salito al cielo. Il primo giorno di ricovero in ospedale, mi ritrovai una sua chiamata alle 4:22 del mattino. Non risposi perché il mio telefono era irraggiungibile. Il giorno dopo mio nonno fu intubato. Voglio quindi pensare che io sia stata uno dei suoi ultimi pensieri in quel momento, ma ogni giorno sento una morsa al cuore, per non aver risposto a quella chiamata, la sua ultima chiamata. Avevo tantissime cose da condividere ancora con lui, prima tra tutte la mia Laurea, che sarà fra qualche mese. Spero solo possa essere fiero di me, di quello che sto facendo e di quello che andrò a fare, per aiutare chi come lui, sta soffrendo, nei limite delle mie possibilità. Mio Nonno, subito dopo il decesso, è stato cosparso di candeggina e imbustato in un sacco. Mia nonna non potrà essere presente al funerale del marito, perché anche lei positiva e dunque, impossibilitata nel recarsi in chiesa.

Noi nipoti e figli dovremo accontentarci del ricordo dell’ultima volta che l’abbiamo visto, perché la salma non può essere scoperta. Adesso mi chiedo: esiste morte peggiore di questa? Vale la pena “essere tristi” se non si può uscire dopo le 22, quando negli ospedali purtroppo oggi muoiono così tante persone? Adesso avrei tremila domande, a cui, ahimè, non so dare risposta. Non voglio, ora, pensare che ho perso un altro NONNO, una parte fondamentale di vita, mi piace pensare, invece, che ho un Angelo in più che mi protegge dal cielo, e che spero possa, insieme a Nonna Pina e Nonno Ignazio, guidarmi verso la strada migliore, perché io a volte mi perdo e so che mi perderò, ma so anche che grazie a loro troverò sempre il sentiero giusto. Ciao Nonno”.                                       

Alessia Pellegrino

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