Dossieraggio e voti di scambio, l’ex senatore Papania rinviato a giudizio

redazione

Dossieraggio e voti di scambio, l’ex senatore Papania rinviato a giudizio

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mercoledì 28 Ottobre 2020 - 17:26

Nino Papania, ex parlamentare del PD, è stato rinviato a giudizio nell’inchiesta sul “dossieraggio” relativo ad una indagine sull’ex senatore dem da parte della Procura che stava verificando il coinvolgimento di un Carabiniere che informava Papania in tempo reale. I fatti risalgono a quando Papania venne condannato per voto di scambio nel 2012 durante le elezioni ad Alcamo; qui Papania veniva accusato dalla Procura di Caltanissetta.

Tutti i documenti riservati, tra cui esposti e annotazioni di polizia giudiziaria, vennero trovati nel corso di una perquisizione in casa dell’ex senatore nel maggio 2015. A procurarglieli sarebbe stato il maresciallo Roberto Sabato, all’epoca in servizio nella locale stazione dei carabinieri.

Nonostante il consiglio dei garanti eliminarono Papania dalle liste delle Politiche, è tornato con un nuovo movimento chiamato Via che alle ultime elezioni comunali di Marsala ha presentato ben due liste a sostegno del candidato sindaco Massimo Grillo, spendendosi per le elezioni nei comuni trapanesi chiamati alle urne il 4 e 5 ottobre.

Papania ha inoltre subito due processi dinnanzi al Tribunale di Trapani, in cui è stato condannato, nel 2016 a otto mesi per voto di scambio in concorso, nel 2019 a un anno per corruzione elettorale. La prima sentenza è stata annullata dalla Corte d’Appello di Palermo, per la seconda è ancora in corso il processo d’Appello. Nel frattempo escono fuori i documenti sul “dossieraggio” della Procura di Caltanissetta.

Dentro ai vari documenti ritrovati, anche un “pizzino” sequestrato dai pm di Palermo, che indagavano sulle assunzioni all’Aimeri, società che gestisce la raccolta dei rifuti, nell’ufficio di un dirigente dell’azienda: conteneva un elenco di nomi e nel retro la scritta a stampatello “copiare e distruggere”. Negli stessi mesi però la Giunta per il Senato autorizzò l’utilizzo delle intercettazioni precedenti al 2010, rigettando la richiesta per quelle compiute durante le elezioni. L’indagine nel 2015 finì in archiviazione.

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