Antonino Contiliano: “Il Governo della Città, Mister Albert”

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Antonino Contiliano: “Il Governo della Città, Mister Albert”

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giovedì 21 Maggio 2020 - 17:13
Antonino Contiliano: “Il Governo della Città, Mister Albert”

Nec tecum possum vivere, nec sine te (Marziale), Albert. Io sono della Città dei venti (Lilibeo ventosa), Marsala. Albert, mi perdoni, l’intenzione non è quella di un confronto con l’altro Albert, quello che parlava con Dio circa il governo del cosmo (e si sa, diceva l’Einstein, Dio è sottile, non malizioso. Non pone il mondo a caso! Ci sono pur Leggi, regole e mezzi utili per far girare, le sfere o le palle orbitali!). L’Albert che mi avvampa non è proprio (allora) quello degli ordinativi della relatività ristretta e generale (certamente divini), ma quello delle ordinanze dell’Albert Sindaco di Marsala; le ordinanze che in linea gerarchica (Governo Eu, italiano, regionale, locale) Ella, sapientia-mente, di giorno in giorno, di ora e in oro, in-de-fessamente, fissa, tara e, a tutela del bene dei marsa-lesi, ara. Infatti, nel ripensamento del 20 maggio 2020 dixit: “La tutela dei cittadini non è mai eccessiva se è minacciato il bene dell’intera comunità [com’era mio dovere]”: revoco (ubique e sempre) l’uso obbligatorio delle mascherine (https://itacanotizie.it/2020/05/19/il-sindaco-di-marsala-ha-revocato-lordinanza-sulle-mascherine/).

Da buon padre, e titolare unico di compiti istituzionali cittadini, e medico ippocratico, sua gratia e piacere, infine, con padronanza/potere su di sé (enkrateia), fermo restando che la durata dell’emergenza Covid19 – come da Decreto del Governo nazionale (Decreto Rilancio) –, si assicurava e assicurava di dire e vergare che fino “al prossimo 31 luglio […] potranno ancora emanarsi provvedimenti d’urgenza a beneficio della salute pubblica”. Da perfetto figlio greco (Michel Foucault, L’uso dei piaceri), come non pochi, come si potrebbe infatti pretendere di governare gli altri (la Città come se fosse una seconda famiglia, la famiglia allargata) se non si governasse se stessi (enkrateia)? (Abbiamo in comune questo maestro di pensiero…, ecco perché ne salta sempre fuori il riferimento …). Nell’“Uso dei piaceri”, il maestro, infatti, ama ricordare (da buon ritorno alla politica dei greci), che l’aristocrazia oligarchica di regime si avvale anche dell’efficienza tecnica dell’expertise e che il capo per assumere il governo della propria casa e partecipare/assicurare quello della Città, prima di tutto bisogna che assicuri “la direzione di se stesso”. Ed Ella, Albert, non ha smentito questo sapere-potere (che i cittadini del vento, gliene diano merito e, a futura memoria, eterno merito (non si scherza con il sale della salute pubb(l)ica). Ma ci/li perdoni, vostra eccellenza, sono/siamo garzoncelli scherzosi e a tutt’altre faccende affaccendati.

Eppure, perdoni l’osé, credo che del “Decreto rilancio” si sia lasciata sfuggire, e a detrimento (questa volta) del bene/salute dei marsa-lesi, una meravigliosa e più elegante soluzione protettiva rispetto alle mascherine ballerine (sempre in tasca e da mostrare all’alt della polizei, i controllori dell’igiene e sanità pubb(l)ica (il maestro M. F. ha scritto che questo fu il primo compito biopolitico della polizei). Un’opportunità da non perdere. Anche perché il supremo governo nazionale de-sovranizzato, tra Istat e Ordine dei medici, in armonia con la logica di “Sorvegliare e Punire”, ha dichiarato aperta, e di covata generazione, la seduta medico-assoggettante (ultimo grido del “rilancio” italiota).

Quale l’opportunità? Subito! Un collare/braccialetto elettronico (tra gli arti; più nobilmente fra le zampe. Non dimenticare che gli uomini e le donne sono elementi bio del regno “animale”. Occorre non omettere o fare falsa testimonianza!). Un microchip sparato sotto pelle sarebbe più sottile, elegante e invisibile all’occhio indiscreto. Comunque un’accoppiata (collare/braccialetto elettronico e/o un microchip) vincente, più rassicurante e protettiva rispetto alle museruole (le mascherine arlecchine!).

L’uno e l’altro sono strumenti elettronici minutiarizzati; incorporano il codice genetico di ognuno e lo schedario socio-sanitario identificato e personalizzato. Un cervello elettronico centralizzato, grazie ai dati captati da appositi droni diretti dal “GPS” (Sistema Posizionamento Globale), o da altri dispositivi di controllo veloci e a portata delle varie porte d’ingresso (gabinetti, uffici, o luoghi altri) elabora poi le informazioni raccolte e, prontamente, emette il giudizio: individuo a rischio, malato, colpevole, isolabile…(in ogni dove e tempo, così, ogni organo di governo sarebbe come esentato anche da responsabilità di ogni tipo: la decisione è del cervellone!). Fra l’altro, di due istituzioni – ospedale generale e carcere generale – se ne farebbe una sola: l’istituzione del “fuori” (l’aperto). Lo spazio-tempo anonimo come unico recinto senza sbarre e stanze ospedaliere ad hoc, anti-Covid-19.

Non le pare, mister Albert (Sindaco-medico), che l’occasione (kairós) è ghiotta e unica per dare prova dell’incondizionato amore per la salute, il bene altrui? In fondo, come ricordavano certi pensatori critici del capitalismo schizofrenico e dell’uomo indebitato, chi, fra gli ingrati, potrebbe non dire che non è il caso di aver paura né di disperare! Occorre trovare invece solo nuove armi. Ed Ella, Albert, l’arma, ce l’ha già in mano (immediata e già a prova di bomba a mano). È l’ordinanza ori-na-ria, quella di ora in ora. Necessario e urgente è però non deviare dall’“Uso dei piaceri”! La Città non perdonerebbe! In fondo… la barca va, e Caronte non chiede neanche gli straordinari per trasbordare le anime morte di Gogol.

Salute/i. Asta-re la vista! Ma il punto cieco dell’occhio rimane. Per una stretta parola dialogante (in chiusura), traducendo un po’ J. Starobinski (Personne, masque, visage), ci concediamo ricordando che perché un’identità si affermi, il faut che superi la prova della durata e il rapporto con gli altri. E tuttavia la politica ridotta a personalismo e fideismo è tutt’altro che governo garante certi diritti fondamentali politici, civili e sociali.

Antonino Contiliano

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