Il lavoro dopato

Claudia Marchetti

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Il lavoro dopato

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giovedì 21 Gennaio 2016 - 07:30

“Alfano, ma in quale paese vive!”. E’ la colorita espressione che Maurizio Landini, sindacalista della Fiom, ha rivolto al Ministro del Nuovo Centro Destra nel corso della trasmissione “Dimartedì” di Giovanni Floris. Argomento: il lavoro, ovviamente. Secondo Angelino Alfano ed il premier Matteo Renzi, c’è mezzo milioni di posti di lavoro in più rispetto all’anno precedente; secondo Landini e il direttore del Centro Studi “Marco Biagi” dell’Università di Modena, Michele Tiraboschi, la “lettura” data dal Governo è invece gonfiata, proprio come un atleta che ai controlli risulta dopato. Ed il motivo è presto detto. Innanzitutto i fatti di cronaca dimostrano che le aziende non sono uscite dalla crisi ma al contrario continuano a chiudere i battenti, soprattutto le medio-piccole, giunte all’80%, mettendo sulla strada migliaia e migliaia di lavoratori. I dati Inps sbandierati dal Governo, secondo Tiraboschi, si riferiscono in pratica, al numero dei contratti stipulati da un lavoratore che non coincide anche con il numero di posti di lavoro. Questo perché un lavoratore che ha un contratto a termine, può stipulare con la stessa azienda anche più contratti di lavoro e poi, se l’azienda decide di assumerlo – perché è da anni che lavora in quella determinata ditta e perché ha l’esperienza adeguata – può decidere di stipulare con lui un contratto indeterminato. Uno. Quindi 115 mila posti fissi in più in 11 mesi che riguardano i movimenti degli stessi individui, ma che riguardano anche l’aumento dei vaucher, ovvero dei “buoni” dati al lavoratore per svolgere un lavoro occasionale, di utilità sociale, di Garanzia Giovani, mentre questi ultimi, i giovani s’intende, continuano ad andare via, ad emigrare all’estero. Da questo punto di vista, gli sgravi alle aziende nelle assunzioni non hanno aiutato i giovani, ma chi aveva già, come ho già detto, delle esperienze lavorative precedenti, ciò vuol dire che Garanzia Giovani serve a creare un’occupazione temporanea – alcuni lavorano troppe ore rispetto a quanto vengono pagati –, a fare acquisire loro le adeguate esperienze, ma difficilmente verranno assunti. Bisognerebbe raccontare sempre le cose come stanno realmente, non gonfiare titoloni giornalistici con numeri che sono solo fumo e niente arrosto. Ma questo il Governo non lo dice.

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