Processo Rostagno: la sentenza e le reazioni

Audrey Vitale

Processo Rostagno: la sentenza e le reazioni

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venerdì 16 Maggio 2014 - 12:10
Processo Rostagno: la sentenza e le reazioni
Il momento della sentenza

Il momento della sentenza

“In nome del popolo italiano, visti gli art. 533 – 535 del codice di procedura penale, dichiara Mazara Vito e Virga Vincenzo colpevoli del delitto loro ascritto nel decreto che dispone il giudizio emesso dal GUP presso il Tribunale di Palermo in data 18/11/2010. Per l’effetto condanna i predetti imputati alla pena dell’ergastolo…”

E’ arrivata dopo una lunghissima attesa la sentenza in 1° grado che sancisce giuridicamente quello che per tanti era chiaro da decenni, e cioè che il giornalista Mauro Rostagno è stato ucciso dalla mafia.

QUI il video della sentenza, pubblicato dall’associazione “Ciao Mauro”

LE REAZIONI

La cosa importante per me, anche se a distanza di tanti anni, è stata che si celebrasse questo processo, – ha detto Chicca Roveri, ex compagna di Rostagno – difficile a causa di molti depistaggi iniziali, molte omissioni, o “miopìe” definite da qualcuno con bontà… Quello che Mauro stava facendo, ed è stato testimoniato da molti, era di ricostruire e vedere come stava cambiando la mafia. Essendo una persona molto intelligente e coraggiosa sarebbe arrivato a capire molte cose, che qui non si volevano capire perché Trapani era una città in cui il sindaco diceva che la mafia non esiste…

Maddalena Rostagno in un post sul gruppo Facebook dedicato al processo:

…ho sempre cercato questo, solo questo: che fosse riconosciuta a Mauro la sua battaglia culturale, la sua scelta di rischiare anche la sua vita, che per me é stato difficile comprendere e accettare perché sí, perché lo volevo ancora con me ma lui era accussí, ed era meraviglioso. E che si rispettasse il dolore della sua compagna di una vita, quello che si era scelto lui, poffperbacco (esticazzi) che dal primo giorno andava dicendo cose che solo in aula del tribunale hanno trovato ascolto e appoggio da altri (perché io le carte le conosco, le conosco tutte). Adesso potrò investire energie in altre cose, magari arriverà la serenità di permettermi di sognarlo e quando qualcuno scriverà schifezze avrò una sentenza da fargli leggere, e presto anche un libricino (di quelli blu, a me tanto cari) e diciamolo, che liberazione poter dire ai giornalisti: io non ho più nulla da dire, ho fatto tutto quello che potevo fare, si può segnare il numero di Chicca, perché quella con le palle e quella a cui è stato fatto più male è lei”.

Il PM Gaetano Paci: “Penso che se la corte è pervenuta a questa decisione, – e proprio per lo scrupolo e per il rigore impiegato in tutti questi anni a non tralasciare alcuna ipotesi tra le tante emerse nel corso del tempo e nel sottoporre tutte queste ipotesi ad una verifica seria e oggettiva –  evidentemente è perché poi ha ritenuto che l’unica ipotesi realmente fondata fosse quella mafiosa“.

Credo che sia un parziale risarcimento – ha detto Antonio Ingroia –  perché lo stato è anche colpevole di tanti depistaggi che, sono convinto, potranno emergere ancora di più nell’indagine – stralcio che dovrà nascere dagli atti su cui la corte ha disposto la trasmissione alla procura“.

Fabio Lanfranca, avvocato di Carla Rostagno: “i familiari hanno aspettato 23 anni per l’inizio di questo processo, il fatto stesso che lo stato dopo 23 anni abbia deciso di indagare sul serio e di capire quello che è successo a Mauro Rostagno era già una vittoria, un momento storico. La sentenza ovviamente ha confermato la bontà della tesi che noi abbiamo sostenuto in questo processo. E’ stata importantissima l’attività istruttoria portata avanti dai Pubblici Ministeri e dalla Corte d’Assise, in particolare la perizia sul DNA. Siamo soddisfatti della sentenza“.

Mauro Rostagno vittima di mafia. I cittadini trapanesi lo hanno sempre saputo, e adesso, finalmente, questa verità vera è scritta in una sentenza emessa oggi dal Tribunale di Trapani – questa la nota dell’Associazione Ciao Mauro – sono stati necessari 26 anni per mettere la parola fine ad un’inchiesta giudiziaria caratterizzata da errori, omissioni, e veri e propri depistaggi disvelati nel corso del processo, e che saranno oggetto di un nuovo procedimento a carico degli inquirenti responsabili di queste infamità. Adesso dobbiamo raccogliere la verità storica e politica che ci consegna questa sentenza e farla vivere all’interno della nostra comunità, per costruire la nostra memoria collettiva, che ci aiuterà a completare il nostro percorso di liberazione dalle mafie e dalle criminalità economiche. Compito dell’associazionismo e della società civile e responsabile trapanese sarà quello di fare vivere questa memoria tra i cittadini, rendendola fruibile. (…) Dovremo, infine, costringere la politica a fare ciò che si deve fare per il bene comune, come Mauro aveva fatto in tutta la sua vita”.

 Questo il commento del sindaco di Erice, Giacomo Tranchida: “L’Amministrazione comunale ericina, costituitasi al tempo parte civile, non ha materialmente avuto riconosciuta alcuna provvisionale al momento, però credo che la sentenza in se, peraltro pronunciata nel cuore della nostra città abbia, in un certo qual modo, quanto meno simbolicamente, onorato parte di un debito civile e morale di cui gli ericini, i trapanesi e i siciliani onesti, rimangono ancora creditori nei confronti del sistema mafioso e criminale che ha rubato speranze e distrutto affetti seminando morte. Il rimanente debito – per il futuro – deve continuare ad essere oggetto di riscatto del nostro quotidiano agire, avendo sempre vivo il ricordo del passato e di chi, per tutti noi ha pagato a prezzo della propria vita”.

 E’ giunto anche un comunicato del Coordinamento per la Pace di Trapani, che scrivono così a proposito della condanna per l’omicidio di Mauro Rostagno. “La condanna all’ergastolo inflitta ai mafiosi Virga e Mazzara per l’assassinio di Mauro Rostagno sancisce una verità giudiziaria che mancava da troppo tempo. In primo luogo, esprimiamo la nostra solidarietà ai familiari di Rostagno, finalmente risarciti dei tanti torti subìti in tutti questi anni, sia per la vergogna di un delitto che sembrava destinato a rimanere impunito, sia per le calunnie con le quali in molti avevano cercato di infangare la memoria di Rostagno e di chi gli era vicino. Era quindi necessario dare nomi, cognomi e volti agli assassini di Mauro Rostagno con una sentenza che facesse chiarezza sulla matrice mafiosa del delitto. Dopo ventisei anni, sono stati condannati due mafiosi conclamati, già all’ergastolo per altri reati, e non ci sarebbe molto da aggiungere. Ma la sensazione, ancor più forte dopo lo svolgimento di questo processo, è che altri nomi e cognomi – magari legati alle istituzioni o ad altri gangli del potere – siano rimasti nell’ombra, protetti da ventisei lunghi anni di silenzio e di complicità. Ciò che va sottolineato, infatti, è che questi tre anni di processo hanno offerto uno spaccato importante, seppur parziale, del nauseante contesto sociale e politico in cui maturò l’omicidio Rostagno. Lo dimostrano i tanti «non ricordo» e le incongruenze che hanno scandito le dichiarazioni di molti soggetti chiamati a testimoniare nel corso del dibattimento. Inoltre, questo processo ha evidenziato quanto forti siano stati i depistaggi e le rimozioni da parte degli investigatori (soprattutto i Carabinieri), particolarmente zelanti nel negare la pista mafiosa del delitto o nel minimizzare l’importanza dell’attività giornalistica di Rostagno, fatta di inchieste, denunce ed esercizio costante dello spirito critico in una città soggiogata dalla sua stessa ignavia. La sentenza della Corte d’Assise di Trapani ci ricorda dunque che i tempi della giustizia dello Stato sono infinitamente più lenti di quelli del buon senso e della volontà delle donne e degli uomini liberi. Proprio per questo, la mafia va combattuta qui e ora, con i comportamenti quotidiani, con la solidarietà, con la giustizia sociale, con la ricerca della verità, con il contrasto ai soprusi di ogni genere, con l’impegno di tutte e tutti.  D’altronde, era proprio quello che ci diceva Mauro Rostagno, ogni giorno, al telegiornale”.

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