Redazione 5 Ottobre 2026, 11:30 Milano, 1 ott. (askanews) – La rarità di un vino...
Milano, 1 ott. (askanews) – La rarità di un vino non dipende soltanto dal numero di bottiglie prodotte. È il criterio che emerge dai “Vini Rari 2027”, la selezione anticipata da Gambero Rosso in vista della nuova edizione della guida “Vini d’Italia”, attesa il 25 ottobre. Vecchie vigne sopravvissute alla fillossera, vitigni recuperati, varietà resistenti, lavorazioni poco diffuse e tirature limitate convivono con etichette che superano le 3.000 bottiglie. A unirle, secondo il Gambero, è una qualità paragonabile a quella dei migliori Tre Bicchieri e un carattere distintivo legato all’origine, al metodo o alla storia del vino.
I vini scelti sono 50: otto bollicine, 14 bianchi, un bianco macerato, 22 rossi e cinque vini dolci e da meditazione. Anche i prezzi raccontano una forte eterogeneità. Si parte dai 19 euro del “Dolcetto d’Alba Boschi di Berri Pre-Fillossera 2025” di Poderi Marcarini e si arriva ai 518 euro del “Barbaresco Asili V. V. 2020” di Roagna. Il primo conta 1.800 bottiglie, il secondo 1.169. Il “Boschi di Berri Pre-Fillossera” nasce da un vigneto di Dolcetto impiantato alla fine dell’Ottocento a La Morra (Cuneo), con viti franche di piede che non hanno richiesto l’innesto su portainnesto americano. Le caratteristiche del terreno, in parte sabbioso, hanno contribuito alla sopravvivenza delle piante alla fillossera. Il prezzo più basso dell’intera selezione coincide quindi con uno dei patrimoni viticoli più difficili da riprodurre.
La quantità resta un elemento importante, ma non definisce da sola il riconoscimento. Per i “Vini Rari” dell’anno scorso, gli autori avevano indicato nelle 3.000 bottiglie un riferimento per le produzioni limitate, prevedendo già alcune eccezioni, e anche nel 2027 la soglia non è rigida: il “Mandrolisai Rosso Memorias Creccherie 2024” di Fradiles raggiunge 3.840 bottiglie, il “Romagna Albana Passito Scaccomatto 2024” di Fattoria Zerbina 3.500, il “Derthona Specchio del Sole 2022” di Vigneti Massa 3.200 e 3.197 lo “Zibbo 2023” della Cantina Marco Canneddu di Mamoiada (Nuoro).
Tra i casi legati alla conservazione di vigneti particolari compare anche il “Valtellina Superiore Inferno Vigna Guast 2023” di Dirupi, prodotto in 1.200 bottiglie. Il “Fico Sangiovese 2024” di Principe Corsini – Villa Le Corti si ferma invece a 800. In entrambi i casi il rapporto con una singola vigna pesa quanto la quantità disponibile. Una strada diversa è quella seguita da “Renitens 2025” di Resistenti Nicola Biasi, 1.500 bottiglie e un prezzo indicato di 60 euro. Il vino nasce da Johanniter, Bronner, Solaris, Souvignier Gris, Soreli e Fleurtai. I “Vini Rari” comprendono così anche la ricerca sui Piwi e sulla riduzione degli interventi fitosanitari attraverso varietà selezionate per la loro resistenza alle malattie fungine.
A Saracena (Cosenza), Luigi Viola ha invece recuperato con il “Vino del Preside Raspato 2022” una pratica della tradizione locale. Il vino è il risultato di sette anni di sperimentazione e utilizza Guarnaccia, Malvasia, Moscato e Duraca, con l’impiego dei raspi durante la fermentazione. E’ l’unico bianco macerato presente nella selezione. Il “Cinque Terre Sciacchetrà Underwater 2019″ di Possa, 750 bottiglie e 119 euro, introduce un altro elemento: l’affinamento subacqueo. Il vino aveva già ottenuto nel 2026 il riconoscimento come miglior vino dolce di 5StarWines con 96 punti. Tra le bollicine compare l’”Alta Langa Pas Dosé Zero 140 Mesi Riserva 2013” di Enrico Serafino, affinato per 140 mesi sui lieviti e indicato a 142,80 euro. La Lombardia è presente con quattro Metodo Classico: il “Franciacorta Brut Nature Mia Riserva 2007” di Bersi Serlini, il “Classese Pas Dosé I Ger 2020″ di Alessio Brandolini, l’”OP Pinot Nero Metodo Classico Pas Dosé Casto 2021” di Bosco Longhino e il “Franciacorta Brut Nature Orfano Riserva 2017” di Corte Fusia.
Tra i bianchi figurano, fra gli altri, il “Colli Tortonesi Timorasso Grand Fostò Riserva 2021” di Vigne Marina Coppi, il “VdA Chardonnay Les Chevaliers 2024″ di Cave des Onze Communes, l’”A. A. Val Venosta Riesling V. Windbichel 2024” di Castel Juval Unterortl, il “Collio Bianco San Serff 2016” di Castello di Spessa, il “Trebbiano 2024” di Monteraponi e il “Fiano di Avellino Neviera di Sopra Riserva 2021” di Rocca del Principe. Denominazioni note convivono quindi con interpretazioni legate a piccole produzioni, singoli vigneti e percorsi aziendali meno consueti. Fra i rossi trovano spazio Barbaresco, Dolcetto d’Alba, Valtellina Superiore, Lagrein, Pinot Nero, Sangiovese, Cabernet Franc, Taurasi, Etna Rosso, Cannonau e Mandrolisai. In Toscana compaiono, tra gli altri, “Serine 2022” di Stefano Amerighi, “Poggipiè Cabernet Franc 2022” della Tenuta di Artimino, “16 File 2020” di Ampeleia e “Ventigghiatu Alicante 2024” di La Mursa, prodotto sull’isola di Capraia.
I cinque vini dolci e da meditazione comprendono il “VdA Chambave Muscat Flétri 2024” di La Vrille, il “Cinque Terre Sciacchetrà Underwater 2019” di Possa, il “Romagna Albana Passito Scaccomatto 2024” di Fattoria Zerbina, il “Pourriture Noble 2018” di Petreto e il “Mikaelis Zibibbo Passito 2022” di Ceramida, prodotto in 350 bottiglie.
