Via il bollo, prima mossa elettorale Meloni. “Avanti fino a fine legislatura”

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Via il bollo, prima mossa elettorale Meloni. “Avanti fino a fine legislatura”

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mercoledì 16 settembre 2026 - 18:32
Via il bollo, prima mossa elettorale Meloni. “Avanti fino a fine legislatura”

Redazione 16 Settembre 2026, 20:32 Roma, 16 set. (askanews) – Spiega di voler arrivare “fino...

16 Settembre 2026, 20:32

Roma, 16 set. (askanews) – Spiega di voler arrivare “fino alla scadenza della legislatura”. Ma, intanto, con un certo anticipo, Giorgia Meloni fa la sua prima mossa da campagna elettorale (guai però a definirla così). A sorpresa il Consiglio dei ministri vara infatti l’abolizione del bollo per le auto medie e piccole e per le moto, “una delle tasse più odiate dagli italiani”. Ed è la stessa premier, accompagnata dai suoi due vice e dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, a illustrarla in una conferenza stampa. La misura è contenuta nello stesso decreto che prolunga il taglio sul prezzo del gasolio che andrà ancora avanti fino al 5 ottobre con un meccanismo di decalage e poi sarà ancora finanziato con il sistema delle accise mobili. Ma – spiega Meloni – si è capito che questa era una strada su cui non si poteva più proseguire. Dunque, dice, insieme agli alleati si è deciso di scegliere “una misura strutturale” invece che “una emergenziale”. Il provvedimento, in realtà, prevede l’abolizione del bollo per il 2027, ma l’intenzione del governo è quella di renderla permanente già dalla prossima manovra.

La presidente del Consiglio, però, nega che si tratti di una mossa fatta in ottica Politiche, come invece sostiene l’opposizione. “Questo – afferma – lo hanno fatto altri in altri tempi e ne stiamo ancora pagando il conto. Quello che noi cerchiamo di fare è dare le risposte”. Lo slogan anti sinistra tuttavia è già pronto e la premier, prima ancora di presentarsi davanti ai giornalisti, lo affida ad un post sui social: “Mentre altri parlano di patrimoniali, noi togliamo una tassa sulla proprietà”.

La corsa verso le prossime elezioni, dunque, è ampiamente cominciata anche se la premier ci tiene a smentire i retroscena che la vogliono tentata, un giorno sì e l’altro pure, dall’andare al voto anticipato. “Finché io ho una maggioranza solida per governare, intendo governare questa nazione e mi pare che i miei colleghi siano d’accordo con me”, aggiunge. Una partita, quella della durata del governo, che inevitabilmente si collega al delicato passaggio della legge elettorale alla Camera che comincerà il 29 settembre per concludersi la settimana successiva. Anche in questo caso, Meloni smentisce le ricostruzioni di stampa che la volevano addirittura intenzionata a una sorta di auto sabotaggio della riforma e anzi la difende (“Mi pare sia un passo in avanti del quale beneficeranno tutti”). E mette in chiaro di non avere nemmeno alcun dubbio sull’utilità di chiedere la fiducia: farlo, sottolinea, “è un fatto di chiarezza” visto che si tratta di una “legge che ha le preferenze al suo interno”. Un passaggio su cui la citata compattezza della coalizione sarà appunto chiamata a dare una prova fondamentale. Un inciampo, con il governo così impegnato in prima fila nella terza lettura a Montecitorio, non potrebbe che avere conseguenze sul seguito della legislatura.

Insomma, la presidente del Consiglio lascia intendere di non aver cambiato idea sull’utilità di un sistema come quello previsto dalla riforma nemmeno adesso che i sondaggi concedono al partito di Vannacci percentuali tali da far dubitare seriamente il centrodestra di poter raggiungere la agognata soglia del 42% che consente di acciuffare il premio di maggioranza. Anzi, ancora una volta sembra escludere l’ipotesi di un alleanza con Futuro nazionale. “Per me è molto più importante vincere per governare che vincere per non governare”, spiega.

L’appello sembra ancora una volta essere quello al voto utile, alla scelta di campo. “L’ho sentito dire – sottolinea – che le alleanze si fanno sul rispetto degli impegni presi con i cittadini. Segnalo però che Futuro nazionale oggi è composto da parlamentari eletti nel centrodestra per votare provvedimenti del centrodestra e rappresentare cittadini che hanno votato centrodestra. E invece votano con l’opposizione. Se accade una volta può accadere una seconda”.

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Fonte: QdS.it