Un Parlamento serio approva leggi serie

Carlo Alberto Tregua

Un Parlamento serio approva leggi serie

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Carlo Alberto Tregua |
mercoledì 02 settembre 2026 - 6:27
Un Parlamento serio approva leggi serie

Carlo Alberto Tregua 2 Settembre 2026, 08:27 Le preleggi indicano al legislatore il modo corretto...

2 Settembre 2026, 08:27

Le preleggi indicano al legislatore il modo corretto di formulare le norme, affinché siano comprensibili per tutti i cittadini, compresi quelli dotati di minore cultura. Dunque, un linguaggio semplice, spedito, senza arzigogoli, incisi, richiami e altre diavolerie che hanno l’obiettivo non espresso di ingarbugliare il contenuto, in modo che poi nessuno ci si raccapezzi.
Magistrati e avvocati, quando le leggi non sono chiare e lapidarie, hanno una grossa responsabilità nel tentare di capirne il senso e la portata intesa dal legislatore, per poi ovviamente applicarle ai casi concreti, che sono le controversie di tutti i generi che incombono sui tribunali italiani.
Quando le leggi sono ingarbugliate, criptiche e incomprensibili, è più facile cadere in errore sia per i magistrati, anche capaci, sia per gli avvocati, che dovrebbero difendere al meglio i clienti, ma che non riescono a farlo perché le interpretazioni delle norme sono difficili e prestano il fianco a tante diverse valutazioni. Per cui, anche in buona fede, si possono commettere sbagli.

L’articolo 12 delle preleggi e l’interpretazione della legge

L’articolo 12 delle preleggi, “Interpretazione della legge”, recita: “Nell’applicare la legge non si può ad essa attribuire altro senso che quello fatto palese dal significato proprio delle parole secondo la connessione di esse, e dalla intenzione del legislatore…”.
Se qualcuno di voi, a mero titolo di esempio, avesse la ventura (o la sventura) di leggere una Legge di Bilancio – formata normalmente da un articolo e oltre novecento commi – si accorgerebbe che il Parlamento disattende sistematicamente la prescrizione delle citate preleggi.
La citazione non riguarda solo la Legge di Bilancio, ma tutte le leggi che sistematicamente vengono approvate dal Parlamento.
Richiami ai commi, ai punti, alle lettere di altre leggi sono un sistema (voluto o non voluto) per far sì che cittadine e cittadini non ci capiscano niente e quindi possano essere imbrogliati a piacimento da coloro che, invece, da tali imbrogli traggono profitti di varia natura.
La questione che oggi abbiamo in rassegna non è di poco conto, perché rientra nella campagna che abbiamo lanciato da tempo: “Cultura è Libertà”.

Leggi e uguaglianza dei cittadini

Com’è noto, le leggi equiparano i cittadini, perché nessuno di essi ne è al di sopra. Tuttavia, ricordiamo “Il Divo” Giulio (Andreotti), il quale sosteneva che: “Le leggi si applicano per tutti, ma si interpretano per gli amici”.
Questo non dovrebbe accadere mai, in primo luogo perché la stragrande maggioranza dei giudici è preparata e in buona fede; in secondo luogo perché quando si verificano errori per colpa grave o dolo, i cittadini sarebbero in condizione di capirne la natura leggendo semplicemente i testi legislativi.
Ovviamente quanto portiamo oggi all’attenzione dell’Opinione pubblica è frutto di un dovere che sentiamo da sempre, ma, d’altro canto, siamo consapevoli che “vox clamantis in deserto”. Affermiamo questo con dispiacere, perché l’andamento generale del corso degli eventi porta sempre di più il Popolo a uno stato di sudditanza, connesso con la sua ignoranza; una sudditanza che sovverte il principio democratico secondo cui il potere è nelle mani dello stesso Popolo.

Mattarella: “Scrivete le leggi in italiano”

Per completezza dobbiamo ricordare i moniti che il nostro Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha più volte rivolto al Parlamento e che si possono sintetizzare in una frase lapidaria: “Scrivete le leggi in italiano”.
Per realizzare questo invito i parlamentari dovrebbero studiare come si formano le leggi e costringere tutti i tecnici che stilano le bozze a invertire questo sciagurato metodo per imboccare quello giusto.
Quale sarebbe? Quello di recuperare tutte le norme, gli articoli, i commi, i numeri e via enumerando della materia che si trovano sparsi in decine o centinaia di leggi e formare di volta in volta una norma omnicomprensiva. Cosicché, chi legge quella norma non ha bisogno di andare a consultarne altre perché lì c’è tutto.
Come vedete il modo c’è per fare le cose ordinatamente e per servire il Popolo veramente, non per continuare a tenerlo in uno stato di ignoranza e imbrogliarlo, volutamente o non!

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  • Editoriale

Fonte: QdS.it