Kaja Kallas (Imagoeconomica)Kaja Kallas (Imagoeconomica) Carlo Alberto Tregua 14 Ottobre 2026, 08:22 Kaja Kallas è...
Kaja Kallas è stata nominata dalla Commissione Europea “Alto rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza”, come dire la ministra degli Esteri dell’Unione Europea.
Ora, la Commissaria è estone, vale a dire proviene da quella piccola nazione (oltre un milione di abitanti, molto meno della Sicilia) e confinante con la Russia. Un Paese storicamente vessato e sottoposto a sacrifici immensi dall’Unione Sovietica, la quale poi si è ritirata, con la conseguenza che l’Estonia, insieme alla Lettonia e alla Lituania, sono stati annessi all’Ue nel 2004.
L’ostilità verso la Russia e la politica estera dell’Ue
Ma l’odio profondo nei confronti della Russia è radicato in quel Popolo e quindi va da sé che un ministro estone non è certamente adatto per portare le istanze e la mediazione della stessa Ue finalizzata alla fine della disastrosa guerra, partita – nessuno lo dimentichi – con l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia di Putin.
Per conseguenza, le parole della Kallas non sono obiettive e orientano tutta la politica estera dell’Unione verso una direzione guerrafondaia, mentre la stessa Ue avrebbe il massimo interesse che quella guerra si chiudesse rapidamente.
I danni economici della guerra e l’occasione mancata per la pace
L’abbiamo scritto più volte: il danno enorme che sta subendo l’Ue per il conflitto, sotto forma d’inflazione, aumento dei prezzi, squassamento delle economie, è enorme e non commisurato al risultato delle decisioni prese dall’Unione nei confronti della Russia.
Se gli stolti europei avessero pensato fin dal 2022 che questa guerra non si sarebbe mai conclusa nei successivi quattro anni, avrebbero dimostrato saggezza nell’indurre Zelensky a firmare il trattato di pace proposto dal leader turco, Recep Tayyip Erdogan, nel marzo 2022.
Ma spinti dall’ingordigia dell’industria delle armi e dai petrolieri hanno invece emesso alti proclami del tutto teorici, e perciò infondati, i quali hanno portato il popolo ucraino a subire quattro anni di inferno, una nazione semidistrutta e tutto ciò senza avere potuto difendere il proprio territorio di un centimetro. Anzi, l’esercito ucraino è sempre indietreggiato di fronte all’avanzata di quello russo.
Dunque, a monte vi è stata stoltezza o, se volete, poca saggezza e incapacità di contenere la cupidigia delle indicate corporazioni, le quali da questa guerra stanno traendo profitti enormi, sia per quanto riguarda la fornitura di armi che l’aumento speculativo dei prezzi dell’energia; profitti con cui leccarsi i baffi e tutto il resto.
La materia che trattiamo è di così grandi dimensioni e di così grande delicatezza che averla affidata a Kallas, chiaramente di parte, è stato ugualmente atto di stoltezza o di irresponsabilità della presidente von der Leyen, che anche in questo versante sta dimostrando pochezza. Non ha appreso quasi nulla dalla sua maestra, Angela Merkel, che invece è stata una grande statista, verso cui tutta l’Europa ha avuto ammirazione.
A questo punto delle cose, sarebbe indispensabile nominare commissario una persona ben più autorevole, con l’incarico preciso di tentare la firma della pace “possibile” e non “giusta” in tempi brevissimi.
Le origini dell’Unione Europea e il vero spirito europeista
Sia ben chiaro: noi siamo europeisti della prima data, cioè sin da quando Gaetano Martino – grande ministro degli Esteri del Governo Segni – riuscì a far firmare il primo atto di unione di sei Paesi (Italia, Francia, Germania, Belgio, Lussemburgo, Paesi Bassi) a Roma nel 1957.
La mia amicizia con il di lui figlio, Antonio Martino, mi ha consentito di acquisire tanti dettagli e particolari di quella difficilissima operazione, fondata sul convincimento del Governo dell’epoca che la prospettiva dell’Unione Europea era quella verso cui bisognava andare. Una vera unione di Stati, non l’unione di una burocrazia dannosa, che mangia miliardi e miliardi di euro senza concludere nulla di concreto. Una burocrazia gestita da una Commissione di persone poco lungimiranti, che non vedono o non capiscono le prospettive da qui a quindici-vent’anni.
Non è questa l’Europa che pensavamo e ci auspichiamo che cambi rotta per dirigersi verso, ripetiamo, la creazione di una vera Unione di Popoli e di Stati sul modello statunitense.
