Morti sul lavoro. Foto Repertorio Edoardo Ullo 5 Novembre 2026, 12:01 Il dato è eloquente....
Il dato è eloquente. Cinquantacinque morti sul lavoro in Sicilia in nove mesi. Il 2026 pone l’Isola in zona rossa per quanto riguarda questa triste classifica che emerge dal rapporto di Vega Engineering. Gianni Pistorio, segretario regionale della Fillea Cgil Sicilia commenta al QdS.it una situazione già di per sé preoccupante, con i decessi saliti da 35 a 55 in poche settimane.
“Il problema principale – sottolinea – è l’organizzazione del lavoro. Oltre, naturalmente a una formazione professionale deficitaria. Purtroppo, e i numeri lo suggeriscono e confermano, ci sono aziende che tendono a risparmiare sulla sicurezza e provano a fare economia. Questo in danno ai principi fondamentali dei lavoratori ma in generale. Purtroppo vedo un crescente disinteresse per le doti umane quando conta sempre più il profitto economico. Questi sono i risultati”.
Formazione e controlli, Pistorio: “La sicurezza non è un optional”
Pistorio ricorda l’importanza della formazione. “È essenziale – dice – ma purtroppo questa viene vista come un costo con il conseguente svilimento del valore umano. Non si può risparmiare sulla sicurezza e questa non deve essere percepita come un costo ma come una necessità. Non è un optional. Invito, piuttosto, le aziende a cercare di agire in modo da limitare il costo dei prezzi delle materie prime. Costi che sono schizzati”.
Poi un’ulteriore riflessione amara: “Ho il sospetto che molte volte la formazione che viene fatta, sia utile solo per conseguire l’attestato senza un reale beneficio. Temo il proliferare di certificati senza effettiva formazione. E questo sarebbe pericolosissimo”.
Il problema, però, oltre che ai costi del lavoro è dato dalle tempistiche. “Si fa una corsa al tempo per la consegna – osserva – vi sono, delle procedure in un cantiere che hanno bisogno di tempi specifici nelle varie fasi. Molte volte queste non vengono rispettate e questa è la cosa che mette più a rischio i lavoratori”. Per Pistorio “Servono controlli. Lo diciamo da sempre e con Fillea siamo sempre in prima fila per chiederli”.
Orari di lavoro e straordinari
E c’è anche il discorso degli orari di lavoro e degli straordinari. “La gestione deve essere chiara e deve essere controllata. Tante tragedie sul lavoro sono legate proprio alle ore di lavoro. Troppe con conseguenze devastanti. Tante morti sono in itinere, (il decesso di un lavoratore causato da un incidente – spesso stradale – avvenuto durante il tragitto per motivi legati all’attività professionale, ma fuori dall’orario e dal luogo fisico di lavoro, ndr), anche questo deve fare riflettere”.
Il riferimento amaro non può non andare alla recente tragedia nell’Agrigentino, a Naro, dove tre braccianti agricoli hanno perso la vita in un incidente. E sullo straordinario: “In molti casi, soprattutto nelle piccole imprese, non è censito”.
Pistorio dice: “Bisogna aumentare i controlli, continuiamo a ribadirlo, per fare una verifica attenta sul sistema della formazione, sul rispetto delle normative della salute e sicurezza dei posti di lavoro. La verifica attenta visto il proliferare di enti di formazione professionale di emanazione non contrattuale, e quindi non enti bilaterali come il sistema Formedil. Il lavoro regolare viene monitorato con attenzione nel settore edilizio ma gran parte sfugge a ogni forma di controllo perché è presente nelle piccolissime aziende che spesso utilizzano contratti di lavoro diversi prendendo anche professionisti a partita iva per lo svolgimento di piccole opere”.
E infine: “C’è un assoluto disinteresse al valore della vita. Si tengono in considerazione il dato economico. Il denaro assume il ruolo di valore assoluto del nostro agire politico. È un discorso che si deve sradicare. Speriamo che le nuove generazioni abbiano più attenzione ai valori reali”.
Città in cantiere a Catania
La settimana prossima, Fillea Cgil Siclia organizzerà un evento a Catania dal titolo Città in cantiere. L’appuntamento è per il 13 novembre in via Crociferi 40 nel quale verranno illustrati i risultati di una ricerca comparata tra la Sicilia e il Piemonte sullo sviluppo urbano e la criminalità organizzata.
Il rapporto di Vega Engineering, Sicilia ai primi posti in Italia
La Sicilia figura al quarto posto a livello nazionale per numero di vittime con 55 morti, secondo il report dell’Osservatorio di Vega Engineering, ed è prima per incidenza di infortuni mortali sugli occupati (con indice 36,9). La Lombardia detiene il triste primato dei casi complessivi con 84, seguono Campania (60) e Veneto con 58. Il Piemonte è dietro all’Isola con 53, Emilia Romagna 47 e così via, sino alla Valle D’Aosta con un solo caso.
Tuttavia è prima per incidenza con un indice di 36,9 (55 casi su 1.489.473 occupati). Seguono Calabria e Basilicata con indici di 35,6 e 35.
Nel Mezzogiorno si registrano i livelli di rischio più elevati della penisola. Quattro le regioni in zona rossa: Sicilia, Calabria, Basilicata e Campania. Preoccupante anche l’aumento della mortalità tra le lavoratrici: +11,8% rispetto al 2025.
A finire in zona rossa a settembre 2026, con un’incidenza superiore a +25% rispetto alla media nazionale (Im=Indice incidenza medio, pari a 24,7 morti sul lavoro ogni milione di lavoratori), sono: Sicilia, Calabria, Basilicata e Campania. In zona arancione: Puglia, Piemonte, Liguria, Veneto e Trentino-Alto Adige. In zona gialla: Marche, Sardegna, Toscana, Emilia-Romagna, Umbria, Molise e Lazio. In zona bianca: Lombardia, Valle d’Aosta, Abruzzo e Friuli-Venezia Giulia.
Tra le province, Trapani al secondo posto nazionale per incidenza L’indice di incidenza fa preoccupare. Trapani è al secondo posto con 9 casi mortali su 130.509 occupati con una incidenza di 69. Solo Vercelli ha un’incidenza maggiore, 86 con i suoi 6 casi mortali su 69.759 occupati.
Palermo al sesto posto: 19 casi totali su 343.117 pari a un indice di 55,4, Enna al 14mo posto con un indice di 42,1 con due casi su 47.493 occupati.
Al 17esimo posto Siracusa (40,3 di incidenza), 5 casi su 124.008 lavoratori.
Messina è 41esima con 5 casi su 187.765 occupati e un indice di 26,6, segue Catania al 42mo posto con un indice di 26,5 e 9 casi su 339.226 occupati. Ragusa è cinquantesima (24,8 di incidenza), 3 casi su 120.889 occupati. Subito dopo, al 52esimo posto Agrigento (24,2 di incidenza), 3 casi su 124.023 occupati.
Nessun caso a Caltanissetta, una delle nove città dove nei primi nove mesi non si sono registrate vittime.
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